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Bazarak– In fondo alla strada che da Kabul porta a Bazarak c’è il mausoleo di Ahmad Shah Massud: i talebani ne sfondano le finestre, entrano nella tomba del mitico Leone del Panshir e festeggiano la vittoria. L’ultimo baluardo della resistenza afghana, l’imprendibile valle, è capitolato. Ora tutto il Paese è nelle mani degli studenti coranici. Restano alcune sacche di oppositori sparse sulle montagne, forse capeggiate dal figlio dell’eroe ucciso alla vigilia dell’11 settembre di 20 anni fa.

Bazarak dista solo due ore e mezza di auto da Kabul. La via è asfaltata, ma il viaggio è reso impervio da una costellazione infinita di posti di blocco dei talebani. Le macchine vengono setacciate una a una. Lungo il percorso i soldati con la barba e il kalashnikov a tracolla reduci dall’ultima battaglia ostentano la vittoria. Sullo sfondo la valle, una volta inespugnabile fortezza, incorniciata da promontori e fiumi con una vista mozzafiato.

Sono i luoghi della battaglia, i cui resti sono ancora visibili. Lungo le strade campeggiano le bandiere strappate, a strisce orizzontali verdi, bianco e nere della resistenza afghana. Molti dei manifesti che ricordano Ahmad Shah Masud sono stati crivellati da colpi di kalashnikov, anche se dopo avere espugnato le sue valli i talebani dichiarano di ammirarlo. Sul cammino si possono incrociare decine di camionette stracariche di combattenti appena tornati dal fronte.

Al nostro arrivo, i talebani si stanno appropriando di Bazarak, col suo stadio e le sue abitazioni lasciate deserte dalla popolazione in fuga. Lungo la strada incontriamo carovane di profughi, scappano dai talebani, temono la loro furia. In lontananza vola un elicottero Chinook strappato agli americani e utilizzato dai talebani per bombardare le valli. Il Fronte della resistenza guidato da Ahmad Massud, il figlio del Leone del Panshir, denunciano che a loro si sono uniti elicotteri pachistani.

Nella notte buona porta dell’esercito nazionale del Panshir, capitolando, è passato dalla parte dei talebani. Saranno rispettati, promettono, così come i prigionieri. Il resto degli uomini è morto in battaglia insieme a centinaia di talebani, tra cui lo spietato comandante talebano Wadood. Oppure si sono ritirati insieme al figlio di Massud. Dicono che sia “in un luogo sicuro, sulle montagne dove promette di proseguire la guerriglia contro il nuovo regime talebano visto che ormai lo scontro campale è perso.

Per chi giunge da Kabul le macchine possono arrivare fino alla piazza centrale di Bazarak, dove una carovana di tank scalcinati e di pick-up fiammeggianti dei talebani ostruisce la strada verso le vette più alte, dove ancora combattono i superstiti del Panshir. La gente che intende spingersi oltre deve proseguire a piedi. Probabilmente Massud si è riparato proprio in quelle valli insieme agli ultimi fedelissimi mentre l’ex vicepresidente Amrullah Saleh – suo alleato fino a ieri a Bazarak – nella notte è fuggito in elicottero nel Tagikistan.

Bazarak è un paesone circondato dalle montagne con un cielo azzurro nitido sopra di esse, in questo luogo la comunità locale ha costruito un mausoleo in onore di Ahmad Shah Massud, l’eroe nazionale afghano che da queste valli scatenò l’offensiva antisovietica dal 1979 al 1989. Senza poi piegarsi nemmeno davanti ai telebani. Solo la violenza qaedista lo uccise, quando un attentato suicida da parte di due tunisini che si finsero giornalisti tv pose fine alla sua vita.

Raggiungendo il suo mausoleo si vedono alcuni talebani di pattuglia. Alcuni si staccano dal gruppo ed entrano all’interno della torre in pietra e osservano la tomba del Leone del Panshir: frammenti di vetro e bossoli di kalashnikov e Rpg tutto intorno. Questo è il luogo usato come ultimo fortino dalle forze della resistenza prima di fuggire. Sono ancora visibili i sacchi di calce usati per ripararsi alle finestre e nelle postazioni dei cecchini.

Ormai in Paese è rimasta ben poca gente al di là dei soldati talebani. Di tanto in tanto fanno capolino alcune famiglie di profughi che a piedi o in macchina tentano di raggiungere disperati Kabul. A Bazarak si è già insediato il nuovo governatore talebano, Mawlawi Qudratulla, che siede sulla poltrona del palazzo della regione. Una sorta di grande scuola, con un cortile interno dove campeggia una grossa bandiera bianca con le scritte nere del corano utilizzate dai talebani.

“Rispetteremo tutti gli abitanti – è la promessa di oggi – vogliamo svolgere una funzione di riconciliazione nazionale, i panshiri sono nostri fratelli”. Il governatore ha un fare stanco, è rientrato dalla battaglia della notte e ci tiene a sottolineare che nonostante le perdite siano state massicce su entrambi i fronti, il Panshir potrà ripopolarsi proprio grazie ai talebani.

La discesa a valle sul far della notte è più difficile. Le voci che la battaglia continua nelle vallate più strette del Panshir viene confermata e i controlli si fanno ancor più stringenti. I talebani perlustrano con zelo tutte le macchine dirette a Kabul, ribaltano letteralmente i portapacchi e controllano che i cellulari degli autisti e dei passeggeri non contengano nessuna immagine. Si erano mostrati vittoriosi e disponibili in mattinata, ma ora non vogliono che si sappia che la resistenza non si è ancora del tutto spenta.

Fonte: Repubblica

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