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È stato evacuato dal Pakistan l’interprete afghano che tredici anni fa salvò il presidente americano Joe Biden, allora senatore, costretto da una tempesta di neve a un atterraggio di emergenza in Afghanistan. A fine agosto, Aman Khalili aveva chiesto di ricambiare il favore e aiutare la sua famiglia a mettersi in salvo dal Paese conquistato dai talebani. Lui, sua moglie e i quattro figli rischiavano di essere uccisi dagli studenti coranci a causa del suo lavoro che lo etichettava come collaboratore degli americani. Nonostante questo alla fine del piano di evacuazione degli Stati Uniti, il 31 agosto, erano tra le migliaia di persone rimaste nel Paese.

Khalili aveva racconto al quotidiano inglese Wall Street Journal che la sua domanda per il visto era bloccata perché la società per cui lavorava aveva perso i documenti di cui aveva bisogno. Poi i talebani hanno preso Kabul il 15 agosto e, come molti, ha tentato la fortuna recandosi ai cancelli dell’aeroporto della capitale dove è stato respinto dalle forze statunitensi. Khalili, che per ragioni di sicurezza era stato soprannominato Mohammed, poteva entrare, gli dissero, ma non sua moglie e i loro figli. “Confido che possa fare tutto. Lui è il presidente degli Stati Uniti. È un uomo istruito”, disse l’interprete fiducioso che Biden avrebbe accolto il suo appello.

In una nota della Human First Coalition, l’associazione Human First Coalition, che si sta occupando della messa in sicurezza degli americani e dei loro alleati rimasti in Afghanistan dopo il ritiro delle forze Usa si legge: “Siamo grati per il continuo sostegno del primo ministro del Pakistan Imran Khan, del segretario di Stato Antony Blinken, del deputato del Congresso Jeff Fortenberry, del senatore Chris Coon e del direttore della Task Force Islamabad Mark Terkowski per l’evacuazione da Islamabad della famiglia di Aman Khalili, l’interprete del presidente Joe Biden e per la loro promessa di evacuare le restanti 200 persone che restano a Islamabad”. E un alto funzionario del Dipartimeno di Stato ha confermato all’emittente statunitense Cnn che la famiglia ha lasciato prima l’Afghanistan e ora il Pakistan, ma non ha specificato dove continuerà il suo viaggio per ragioni di sciurezza. Il funzionario ha aggiunto di essere a conoscenza del fatto che la sua richiesta di visto fosse stata respinta anni fa e che stanno lavorando “per accellerare le procudure”.

Ad agosto, la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki aveva elogiato l’interprete e riaffermato l’impegno degli Stati Uniti ad aiutare gli alleati afghani. “Ti tireremo fuori- aveva detto dopo che un giornalista del Wall Street Journal aveva letto il messaggio al presidente – Onoreremo il vostro servizio”.

Fonte: Repubblica

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