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170934531 eb89b0df 7e58 434a a2bb 1226d4e2e9a6 - Al liceo Cavour di Torino studentesse e studenti transgender possono scegliersi il nome. "Così combattiamo la disuguaglianza di genere"

Le parole sono sempre importanti, ancora di più nel mondo della scuola dove si realizza il percorso di istruzione e di apprendimento del linguaggio. Per questo in Italia in molti istituti scolastici di diverso ordine e grado si stanno sperimentando nuovi strumenti e forme di espressione per promuovere educazione alla parità tra i sessi e prevenzione delle discriminazioni e della violenza di genere. In questa direzione si stanno facendo grandi passi in avanti. Lo testimonia la piattaforma “Noi siamo pari” attivata dal Ministero dell’Istruzione che raggruppa le esperienze delle scuole sul tema dell’uguaglianza di genere e del rispetto delle diversità, o ancora la carriera alias istituita per permettere agli studenti e alle studentesse transgender di scegliere, nella propria scuola, un nome diverso da quello anagrafico.

All’inizio di quest’anno l’avevano adottata cinque istituti in Italia, tra cui lo storico liceo artistico Ripetta di Roma. Ora l’elenco si è allungato a dismisura. Vi ha aderito per fare un esempio il Liceo classico e musicale Cavour di Torino, che, caso abbastanza unico, ha anche deciso di modificare la comunicazione istituzionale, dal sito internet alle circolari, rivolta ai docenti, al corpo studentesco e alle famiglie, con l’introduzione di un asterisco ogni qual volta compaiano i termini student* o alliev* o ragazz*, ma anche nel caso dei pronomi indefiniti che li precedono, come alcun*, o di aggettivi, come bravissim*.

Un’iniziativa che risponde alla precisa volontà di diffondere anche con l’uso delle parole la cultura del rispetto e dell’inclusione, contro i pregiudizi e le discriminazioni motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Non è solo una questione puramente di forma. “Il Cavour è considerato un liceo classico molto impegnativo dove il percorso di studi richiede grande disciplina, ma questo è solo un lato della medaglia – spiega il dirigente scolastico Vincenzo Salcone, alla guida di un istituto che è stato appena premiato con il primo posto tra i migliori licei classici statali di Torino dalla Fondazione Agnelli e dalla ricerca Eduscopio – il rigore, la durezza anche, di un certo tipo di insegnamento che proponiamo, trovano dall’altra parte un’attenzione estrema alla persona, che è al centro della nostra azione educativa. L’identità e l’uguaglianza di genere sono elementi a cui attribuiamo una importanza fondamentale nella nostra comunità scolastica. E il linguaggio che utilizziamo rispecchia questo sentire. L’asterisco specifica che per noi tutti sono uguali a prescindere dalla loro identità e orientamento sessuale”.

Dalle news sul sito fino ai comunicati stampa, dalle circolari interne ai protocolli scolastici, l’asterisco è sempre presente quando ci si riferisce al corpo studentesco. “E’ entrato con molta spontaneità e con il favore generale in tutte le nostre comunicazioni formali. Ormai è una consuetudine della burocrazia d’istituto. Anche negli scambi di mail tra e con i docenti ci siamo abituati a scrivere in un modo nuovo, più inclusivo e rispettoso delle diversità” conclude il preside del Cavour. Proprio in questi giorni, sempre a Torino, la Scuola Holden fondata dallo scrittore Alessandro Baricco si sta interrogando sul ruolo e il potere delle parole nella definizione e nella valorizzazione dell’identità e dell’uguaglianza di genere. Oggi se ne è discusso all’interno della scuola in un panel della rivista de il Post “Cose spiegate bene”, pubblicata da Iperborea, “partendo da alcune riflessioni su sesso, genere e orientamento sessuale, che sono sono state e sono un’occasione per creare nuove parole necessarie”.

Fonte: Repubblica

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