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172639697 85b301e0 30b6 4e66 9a98 12ef9b440d0a - Alessandro Siani: "Troppe varianti del virus? I vaccini possono essere facilmente adattati alle mutazioni"

“Non ho ancora ricevuto la chiamata per il vaccino, ma mi tirerei su la manica anche subito”. Alessandro Siani ha pubblicato l’articolo “Dieci motivi per cui vaccinarsi” sulla rivista The Conversation. E di quel che ha scritto, il professore dell’università di Portsmouth, vicedirettore del dipartimento di scienze biologiche, è convinto davvero. “Poi, quando avrò sviluppato l’immunità, per prima cosa mi piacerebbe tornare in Italia”.

Lei inizia il suo ragionamento su Conversation in modo molto semplice: i vaccini salvano vite.

“In questa pandemia sono la luce in fondo al tunnel. Finora siamo stati sempre costretti a difenderci dagli attacchi del coronavirus. Adesso abbiamo la possibilità di passare al contropiede”.

Il virus però è pronto al dribbling, con la variante inglese.

“Preoccupante. Una delle mutazioni, N501Y, rende la spike del coronavirus più affine al recettore che si trova nelle nostre cellule. Può così invaderle meglio, facendo guadagnare all’indice di replicazione R tra 0,4 e 0,7 punti. Per questo in Gran Bretagna si fa così fatica a riportarlo sotto controllo e i record di contagi si sono accumulati”.

Con una contagiosità così alta, in Gran Bretagna si è deciso di richiudere in fretta le scuole. E’ stato giusto?

“Le aule sono state prima riaperte poi subito richiuse. Purtroppo si è giocato col fuoco. Ammettiamo che i bambini, specialmente quelli piccoli, si ammalino meno. Rischiano comunque di portare il virus a casa. Il tira e molla su scuole aperte e chiuse, poi, è più dannoso di una qualsiasi decisione presa con chiarezza e coerenza. Se si sospetta che le lezioni in presenza siano un rischio, si intraprenda un programma di didattica a distanza solido dal punto di vista pedagogico. I ragazzi sono perfettamente in grado di comprendere la situazione. Lo accetterebbero più di questa incertezza prolungata”.

Con il vaccino da un lato ma le varianti dall’altro, unite al tira e molla sulle scuole, non c’è il rischio che a fare contropiede sia in realtà proprio il virus?

“I vaccini che sono stati messi a punto sanno riconoscere più varianti. Se poi le mutazioni dovessero andare oltre le sue capacità, non sarebbe difficile ridisegnare un vaccino. I metodi usati oggi, come l’Rna o il vettore virale, permettono di creare in tempi brevi nuove edizioni riviste e aggiornate. Potremmo anche utilizzare vaccini in grado di riconoscere un mix di bersagli diversi del coronavirus”.

E’ una delle strategie ipotizzate in Gran Bretagna, il cosiddetto “mix and match”: usare per la seconda dose una marca diversa dalla prima dose.

“Non esattamente, io mi riferivo sempre a vaccini sottoposti a test. Alcune strategie suggerite in Gran Bretagna, sia il ritardo nella seconda dose che il mix and match, cadono invece in quello che definirei uncharted territory: territorio non mappato. Sappiamo che una dose ha un’efficacia del 60-70% e due di oltre il 90%. Ogni scostamento rispetto a quanto è stato sperimentato e validato nei trial clinici è un po’ un azzardo”.

Si discute della diversa efficacia dei vari vaccini e del rischio che ad alcune persone vada un prodotto di serie A, ad altre di serie B.

“Qual è l’alternativa, restare esposti al virus? I vaccini per il Covid approvati finora hanno dimostrato comunque di avere un’efficacia molto alta, superiore ad altri prodotti che sono diventati routine, come quello per l’influenza. Un vaccino valutato da esperti indipendenti, non legati alle case farmaceutiche né alla politica, io lo farei comunque a occhi chiusi”.

Non c’è il rischio che aumentando il numero dei vaccinati, il virus sviluppi delle varianti resistenti?

“La selezione avviene quando, se per esempio si usano antibiotici o antivirali, all’interno di una popolazione di microrganismi, il 99% viene eliminato e il restante 1% ha lo spazio per prosperare. Non è quello che succede con il vaccino. Anzi, si può dire che sia vero il contrario. Le mutazioni sono eventi casuali tanto più frequenti quanto più alto è il numero dei contagi. Immunizzando la popolazione, il coronavirus ha meno possibilità di contagiare, di replicarsi e quindi di mutare”.

Il vaccino a Rna suscita comunque una certa inquietudine fra le persone. Come mai?

“E’ un problema di informazione. Per argomenti come questi è fondamentale consultare fonti  attendibili e basate su dati scientifici. Invece circolano mucchi di notizie balzane, come quella del 5G responsabile dell’epidemia o del chip inserito da Bill Gates e inoculato con il vaccino. L’Rna dà invece meno problemi rispetto a un metodo più tradizionale come il virus attenuato, dove abbiamo a che fare con un vero e proprio organismo vivente, anche se reso inoffensivo. Con l’Rna o i vettori virali abbiamo semplicemente una sequenza genetica, che fa il suo lavoro e si degrada in tempi brevi. Chiunque abbia avuto modo di lavorare con l’Rna sa quanto sia labile, quanto si degradi facilmente”. Non ci sono rischi che resti in circolo nel nostro organismo”.

Fonte: Repubblica

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