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“Ovviamente collaborerò a stretto contatto con Sebastian Kurz, che è il nuovo capogruppo della Oevp, il partito più grande in Parlamento che ha vinto due volte le elezioni”. Alexander Schallenberg è diventato cancelliere da poche ore e già fa discutere. Dalle dimissioni di sabato del suo mentore Kurz, molti si erano chiesti quanta autonomia avrebbe avuto il nuovo cancelliere, e i più maligni si erano spinti a insinuare che sarebbe diventato la marionetta dell’ex enfant prodige della politica austriaca. Schallenberg ha chiarito nella sua prima conferenza stampa di ritenere “sbagliate” le accuse che hanno costretto il suo predecessore al passo indietro e di ritenere qualsiasi alternativa a una stretta collaborazione con lui “sbagliata dal punto di vista democratico e politico”. Il cancelliere-ombra, insomma, resta Kurz. 

Schallenberg, 52 anni, proviene da una famiglia aristocratica e ha seguito le orme del padre: a Vienna è considerato un “diplomatico di vecchia scuola”. Nato in Svizzera, cresciuto tra India, Spagna e Francia, ha cominciato la carriera diplomatica a Bruxelles ed è entrato nelle grazie di Kurz come suo consigliere principe quando l’ex cancelliere divenne ministro degli Esteri. Nel 2019, quando Kurz ha formato il suo secondo governo, lo ha nominato ministro degli Esteri. Ora che ha conquistato la poltrona da capo del governo è un altro diplomatico a prendere il suo posto: Michael Linhart.

Il neo cancelliere è noto per le sue posizioni da “falco” sui migranti: quando si consumò la tragedia dell’incendio nel campo profughi di Lesbos, Schallenberg si augurò che “non ricominciassero le urla per una redistribuzione”. E quest’estate, quando si stava profilando il dramma della riconquista dei talebani in Afghanistan, Schallenberg continuò a insistere per respingerli lì e quando Kabul fu conquistata dai fondamentalisti islamici suggerì di evacuare i cooperanti nei Paesi vicini e non in Europa. 

In queste ore continuano intanto a emergere dettagli degli scambi sulle chat di Kurz e dettagli investigativi che potrebbero aggravarne la posizione. L’ex cancelliere ha annunciato il suo passo indietro dopo che erano emerse accuse di corruzione e favoreggiamento: cinque anni fa aveva dirottato fondi del ministero delle Finanze per finanziarsi sondaggi falsi e articoli lusinghieri su uno dei principali tabloid austriaci, Oesterreich. Una delle funzionarie chiave al ministero delle Finanze che avrebbe aiutato Kurz nelle sue attività illegali sarebbe la sua compagna, Susanne Thier. Sarebbe stata lei a comprare le inserzioni sul tabloid che sono al centro dell’indagine della Procura anticorruzione austriaca.

Lo scandalo, in ogni caso, non sta scalfendo la popolarità di Kurz. L’uomo che aveva risollevato i Popolari negli anni scorsi da un crollo senza fine e che ha riportato il partito sopra il 30% e gli ha fatto vincere per due volte le elezioni, veleggia ancora al 35%, nelle preferenze degli austriaci. E il distacco dal secondo partito più importante in Austria, i socialdemocratici della Spoe, è di ben dieci punti.

Fonte: Repubblica

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