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ROMA –  Corse clandestine di cavalli, traffico di cuccioli, combattimenti tra animali, truffe nell’ippica, business dei canili, contrabbando di fauna e bracconaggio, macellazioni clandestine, pesca di frodo e illegalità nel comparto ittico, uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga, traffici via internet e zoocriminalità minorile: sono tutti i reati in cui vengono coinvolti gli animali, e che sono stati analizzati nel Rapporto Zoomafia 2020 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della Lav.

Nel 2019 sono stati aperti circa 26 fascicoli al giorno, uno ogni 55 minuti; con circa 16 indagati al giorno, uno ogni 90 minuti, per reati a danno di animali. Si registra a livello nazionale un tasso di 16,07 procedimenti e di 9,64 indagati ogni 100mila abitanti.

Il reato più contestato resta quello di maltrattamento di animali (36% casi), segue l’uccisione (32,10%). I reati venatori si attestano al 15,87% dei procedimenti presi in esame; abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura registra il 14,53%; infine il traffico di cuccioli, registra lo 0,48%.

Aumentano le denunce per il traffico di cuccioli importati illegalmente dai Paesi dell’Est: nel 2019 sono stati sequestrati 457 cani e 5 gatti, per un valore di mercato di circa 370.000 euro; 52 le persone denunciate. Tante le nazionalità delle persone coinvolte: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni, polacchi e italiani. Aumentano anche le denunce per maltrattamento degli animali che tuttavia sono sempre inferiori ai fatti reali.

Lo rileva il Rapporto Zoomafia 2020 della Lav, realizzato sulla base dei dati ottenuti da un campione pari al 70% di tutte le Procure della Repubblica d’Italia, secondo il quale l’importazione illegale di cuccioli vede attivi gruppi organizzati che fanno uso di modalità operative raffinate, e che hanno reti di appoggio e connivenza.

“In generale sono di più i reati denunciati a carico di ignoti – spiega Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della Lav – Se si considera poi che i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco più del 20%, e di questi meno della metà, il 43,7%, si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumati”.

Il reato ai danni di animali più contestato in Italia resta quello di maltrattamento (art. 544ter c.p.) con il 32,66% del totale dei procedimenti per crimini contro gli animali e il 37,46% del totale del numero degli indagati registrati presso le Procure che hanno risposto.

Fonte: Repubblica

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