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Via libera anche in Italia agli anticorpi monoclonali dalla Commissione tecnico scientifica dell’Aifa. Ma cosa sono, come funzionano, a cosa servono, a chi, come, dove e quando verranno somministrati e quanto costano? Ecco le risposte ai principali dubbi sulla nuova super terapia contro il Covid-19.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali e come vengono prodotti?

“Gli anticorpi monoclonali sono anticorpi sintetici, cioè ottenuti in laboratorio, sulla base di quelli più efficaci prodotti naturalmente dai pazienti già immunizzati al Covid-19 – spiega l’ex direttore dell’Ema e microbiologo all’università di Tor Vergata a Roma, Guido Rasi – Alle cellule ingegnerizzate in laboratorio viene “insegnato” a produrre gli anticorpi migliori per combattere la malattia. La ragione per cui si chiamano monoclonali risiede nel fatto che sono prodotti da un solo tipo di cellula immunitaria”.

Come funzionano questi anticorpi nel combattere il coronavirus?

Gli anticorpi monoclonali riconoscono e si legano alla proteina spike, che costituisce la corona del virus e che il virus stesso utilizza per entrare nelle cellule e infettarle, bloccandone l’ingresso e impedendone la replicazione. “Funzionano – racconta Guido Rasi – attaccando il virus come se l’individuo a cui vengono somministrati fosse già immunizzato o vaccinato”. Con il vantaggio che, rispetto agli anticorpi naturali, i monoclonali vengono costruiti per dirigersi selettivamente contro un determinato antigene.

Quando devono essere somministrati i monoclonali?

“Possono funzionare – afferma Rasi – anche come scudo anti-contagio con copertura di qualche mese”, inferiore a quella dei vaccini e costi ben più alti. Come cura sono utili “nelle fasi precoci della malattia, entro 72 ore e comunque non oltre 10 giorni dal riscontro dell’infezione. La loro efficacia è molto limitata quando il paziente ha sviluppato sintomi gravi: il loro ruolo è di terapia di soccorso per la prevenzione dell’insorgenza di sintomi severi” spiega Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia dell’Humanitas Research Hospital e docente di Humanitas University.

A chi e in che modo vengono somministrati gli anticorpi?

“L’ideale – sottolinea ancora Selmi – sarebbe somministrarli a persone che sono a maggior rischio di sviluppare la malattia in forme gravi: anziani, obesi, diabetici, cardiopatici, immunodepressi, anche se su pazienti fragili a oggi non abbiamo dati. Per la somministrazione è utilizzata una infusione endovenosa che dura circa un’ora con un tempo di osservazione di 15-30 minuti come nel caso dei vaccini, mentre non è obbligatoria l’ospedalizzazione. Ma in assenza di un ok dell’Ema partirà solo la sperimentazione ospedaliera”.

Quali sono i farmaci in commercio, quali quelli in arrivo e quanto costano?

Gli anticorpi monoclonali approvati in Italia per il Covid sono due: gli americani Regeneron e Eli Lilly. Il primo è un mix di due monoclonali che abbatte la carica virale, il secondo è un anticorpo che ridurrebbe la mortalità del 70%. Allo studio ci sono anche altri anticorpi, tra cui quelli di Toscana Life Sciences che dovrebbero essere disponibili ad aprile-maggio. I costi si aggirano tra mille e 2 mila euro a dose. La Germania ne ha acquistate 200 mila dosi per 400 milioni di euro. E anche l’Italia ha previsto un fondo per garantirne la gratuità ai pazienti. “Ogni dose, seppur costosa – precisa Rasi – corrisponde alla terapia completa per un paziente. La spesa equivale a quella di un solo giorno o poco più di ricovero ospedaliero”.

Gli anticorpi monoclonali sono efficaci contro le nuove varianti?

“Gli anticorpi aggrediscono il virus, se questo muta gli anticorpi potrebbero non essere più in grado di combatterlo e bisognerebbe dunque svilupparne di nuovi” avverte Guido Rasi. Per questo si stanno cercando di produrre diversi tipi di anticorpi. Giuseppe Novelli, genetista dell’Università Tor Vergata di Roma, insieme con Sachdev Sidhu dell’Università di Toronto, sta lavorando alla messa a punto di monoclonali di nuova generazione: “A renderli straordinari è la possibilità di aggiornarli in modo da stare al passo con le varianti”.

Fonte: Repubblica

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