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Brutta batosta elettorale per il centrosinistra e la sinistra in Argentina. Raccolta attorno a “Juntos por el Cambio”, la destra dell’ex presidente Mauricio Macri incassa una vittoria netta alle primarie convocate ieri in vista del voto legislativo del prossimo 14 novembre. Si rinnova il Parlamento e come prevede una legge approvata nel 2009, la cosiddetta PASO (Primarias, Abiertas, Simultaneas y Obligatrorias), tutti i partiti sono chiamati a un giudizio preventivo da parte dell’elettorato. 

Ogni formazione presenta i suoi candidati e tutti gli aventi diritto al voto esprimono il loro parere. Ci sono i promossi e i bocciati. La condizione per presentarsi alle elezioni vere e proprie è superare la soglia di sbarramento dell’1,5 per cento. La sinistra “kirchnerista” quella di Cristina, perde in 18 dei 24 distretti in cui si presentava, Buenos Aires in testa, dove si concentra il 40 per cento dei voti, da sempre bastione dei peronisti.

E’ un voto contro il presidente Alberto Fernández che puntava su un voto plebiscitario, ricorda El País. Ma anche, e soprattutto, contro la sua vice, Cristina de Kirchner, che perde la sua roccaforte, la Capitale. “Juntos por el Cambio”, mantiene invece anche Mendoza e Córdoba e conquista feudi storici della sinistra come Chaco, La Pampa, Misiones, Tierra del Fuego. 

Fernández ammette la sconfitta. “Abbiamo sbagliato. Qualcosa non abbiamo fatto per la gente che ci sostiene tutti i giorni e tutti quelli che sono qui con me”, ha detto circondato dal vertice del suo governo, “stiamo registrando questo verdetto. C’è una richiesta pressante che non abbiamo soddisfatto e a partire da domattina le presteremo più attenzione”. Ma il presidente non ha certo gettato la spugna. Anzi. Ha incalzato la sua base spiegando che “mancano due anni alle presidenziali e lotteremo per vincerle. Per questo chiediamo aiuto a tutti i nostri elettori”. 

Quella svolta ieri è una consultazione originale. Si tratta di un laboratorio che segna gli umori dell’elettorato e costringe i partiti a una selezione severa su programmi e candidati. Fernández paga la cronica crisi economica (recessione da tre anni), la paralisi produttiva dovuta al Covid, gli errori commessi da lui stesso, le divisioni sempre più evidenti nella coalizione di governo, con Cristina protagonista che finisce per accentuarle. Il peronismo, per una volta unito, perde le regioni centrali del paese da sempre serbatoio dei suoi voti. I risultati hanno il peso di una vera catastrofe. Buenos Aires, da sempre peronista, è conquistata dalla destra con il 48,3 per cento dei voti; la sinistra ne incassa solo il 24,6. Una sconfitta che brucia.

Adesso la sinistra ha due mesi di tempo per recuperare il consenso perduto. A novembre si rinnova la metà dei deputati e un terzo dei senatori.

Fonte: Repubblica

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