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Arriva dall’Argentina una nuova richiesta di estradizione per don Franco Reverberi, il parroco italoargentino accusato di crimini contro l’umanità e tortura che officia messa a Sorbolo, un piccolo comune in provincia di Parma. Il sacerdote, che vive in Italia dal 2011, era già stato al centro di una richiesta di estradizione, negata dalla Corte d’appello di Bologna il 20 ottobre del 2013. Il tribunale federale di San Rafael, che ha emesso la nuova richiesta, ha ampliato le accuse nei confronti di Reverberi a concorso in omicidio, imposizione di tortura e privazione di libertà. I crimini di cui è accusato il sacerdote risalgono agli anni ’70, tempi segnati da feroci regimi sudamericani che hanno portato, nella sola Argentina, alla scomparsa ed eliminazione di oltre 30mila oppositori politici: i desaparecidos, uomini e donne che venivano sequestrati e fatti sparire in centinaia di centri clandestini di tortura e sterminio.

I fuggitivi

144609081 4323ec43 e821 4451 97cc ea0ba85654d8 - Argentina: nuova richiesta di estradizione per Don Reverberi, il parroco accusato di tortura e crimini contro l'umanità

Don Reverberi, per oltre 40 anni, ha vissuto ed esercitato come parroco a San Rafael, città argentina a sud di Mendoza, dove, negli anni della dittatura di Jorge Rafael Videla, era stato creato un centro clandestino di tortura e sterminio, la “Casa Departamental”, l’unico dei 340 in Argentina all’interno di un tribunale. A San Rafael sono state detenute, torturate e uccise decine di persone. Per processare gli autori di quei delitti nell’agosto 2010 è stato celebrato un maxi-processo. Don Franco Reverberi, negli anni della dittatura, era cappellano militare dell’esercito di quella città ed è stato chiamato a testimoniare come persona informata dei fatti. Accadde però qualcosa di inaspettato: durante il processo, quattro testimoni dissero che mentre venivano torturati era presente il cappellano militare, che identificarono in don Reverberi. Era parroco della loro città e lo conoscevano bene sin da prima di essere detenuti. Dissero che don Franco indossava abiti militari e assisteva ai pestaggi con la Bibbia in mano invitando i torturati a collaborare. A testimoniare contro Reverberi sono stati altri quattro ex detenuti politici: Mario Bracamonte, Sergio Chaqui, Roberto Rolando Flores Tobio ed Enzo Bello Crocefisso. I militari assegnati ai centri clandestini avevano ricevuto uno speciale addestramento alle tecniche di tortura: i detenuti venivano stuprati, picchiati a morte, appesi alle pareti, seviziati con corrente elettrica. I centri clandestini erano centinaia e ufficialmente non esistevano, perché tutto ciò che avveniva fra quelle mura doveva restare segreto. Chi sopravviveva, restava rinchiuso per anni, oppure veniva caricato su un aereo per essere buttato in mare con i “voli della morte” e fatto sparire.

Reverberi nel 2010 si dichiarò innocente e completamente estraneo ai fatti ma le autorità argentine continuarono a indagare e il 14 giugno 2011 il procuratore federale José Maldonado lo convocò con un mandato di comparizione. Il 10 maggio del 2011 però il parroco era volato in Italia e, fornendo cartelle cliniche che ne attestavano problemi cardiaci, dichiarò di essere impossibilitato a viaggiare per presenziare al processo che si era aperto nei suoi confronti. Reveberi, cittadino italoargentino, aveva lasciato Sorbolo – piccolo comune di 9mila abitanti – a 11 anni con la sua famiglia per emigrare in Argentina. Ben accolto e amato dalla comunità, ha condotto una vita tranquilla e defilata, fino a quando nel 2012 la sua foto segnaletica non è comparsa sul sito dell’Interpol che lo ricercava per crimini contro l’umanità e tortura. Oggi, otto anni dopo il rifiuto della richiesta di estradizione, si riapre il caso e c’è di nuovo speranza per i testimoni che, a distanza di 40 anni, continuano a chiedere giustizia. Fra questi Mario Bracamonte che nel 1976, quando aveva solo 28 anni, è stato sequestrato nel centro clandestino di San Rafael. Mario è sopravvissuto e ha dichiarato che durante una sessione di tortura interminabile, durata ore e ore, mentre il pavimento era ricoperto del sangue dei detenuti, ha riconosciuto fra chi osservava Don Franco. “A me non interessa nemmeno che Reverberi vada in carcere – ha detto Mario – Voglio solo che risponda alle domande. Se ha partecipato alle nostre torture, era sicuramente presente anche quando facevano sparire i corpi dei morti. Io voglio solo che mi dica dove sono i miei compagni scomparsi, non chiedo altro. Voglio che risponda alle domande per ritrovare i compagni che oggi non possono più essere qui con noi”. 

Fonte: Repubblica

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