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asilo in nuova zelanda per lo scrittore curdo iraniano boochani voce dei migranti di manus - Asilo in Nuova Zelanda per lo scrittore curdo-iraniano Boochani, voce dei migranti di Manus

Nel giorno del suo 37esimo compleanno, il 23 luglio, Behrouz Boochani è tornato a essere un uomo libero. La Nuova Zelanda della premier Jacinda Ardern ha riconosciuto lo status di rifugiato allo scrittore e giornalista curdo-iraniano che in questi anni è diventato il simbolo e la voce dei detenuti di Manus, l’isola della Papa Nuova Guinea dove l’Australia gestisce uno dei suoi campi di confinamento offshore per migranti.  

Boochani era arrivato in Nuova Zelanda circa 8 mesi fa con un permesso temporaneo per partecipare a un festival letterario. Si era stabilito a Christchurch, girava in bicicletta, faceva lunghe passeggiate in collina – ha raccontato al Guardian con cui collabora da diverso tempo – in attesa che l’ufficio dell’immigrazione si esprimesse. “Non tornerò mai più indietro”, aveva promesso. La risposta è arrivata con un visto di lavoro di un anno e la possibilità di richiedere la residenza fissa in Nuova Zelanda. 
 

“Mi sento finalmente al sicuro sapendo che ho un futuro”, è stato il suo primo commento al Guardian. “Ma, allo stesso tempo, non posso celebrarlo appieno perché così tante persone che sono state incarcerate con me stanno ancora lottando per ottenere la libertà, ancora in Papa Nuova Guinea, a Nauru, in detenzione in Australia. E anche se vengono rilasciati, la politica australiana esiste ancora”. 

Per sei anni Boochani è rimasto nel limbo di Manus, l’isola carcere dove vengono fermati i migranti che cercano di raggiungere l’Australia in barca. La struttura in cui era è stata successivamente dichiarata illegale: dopo un processo durato anni, lui e quasi altri 2mila migranti sono stati risarciti per la loro detenzione illegale. 

Boochani è stato testimone di violenze e torture, lui stesso è stato picchiato e torturato due volte per diversi giorni mentre era in isolamento nella famigerato braccio di Chauka, nel centro di detenzione di Manus ora demolito. Ha denunciato e raccontato la brutalità del sistema Manus in numerosi articoli scritti per il Guardian e altre testate e in un libro, No Friends But The Mountains, che ha mandato via whatsapp a un editore in Australia e con cui ha vinto uno dei più prestigiosi premi letterari australiani, il Victorian prize. 
 
I richiedenti asilo che cercano di raggiungere l’Australia via mare vengono intercettati e spediti a Manus o nell’isola di Nauru, nel Pacifico meridionale, e finiscono in un limbo giuridico e umano che può durare anni visto che l’ingresso in Australia viene loro vietato in maniera permanente.

Amnesty international e altre organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato più volte le condizioni di vita e di detenzione ingiusta dei richiedenti asilo nelle isole del Pacifico. 

La premier neozelandese Ardern si è offerta di accogliere 150 richiedenti asilo dai campi offshore dell’Australia, ma il governo australiano finora non ha voluto accogliere la richiesta temendo che questo possa indebolire l’efficacia del suo sistema di “deterrenza” e respingimento per chi cerca di arrivare illegalmente nel Paese.

Fonte: Repubblica

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