Condividi:

VIENNA – L’Austria che (ri)chiude ha la fronte imperlata di sudore di Clemens alla fine del jogging serale nei giardini del Belvedere. “Mi viene da piangere. Ma penso che il governo stia dando prova di grande responsabilità: quella che non hanno i NoVax. Per loro la responsabilità è un Ufo, un oggetto misterioso. Sono incivili ed egoisti, per colpa loro paghiamo tutti”. È imbufalito Clemens, avvocato. Come sua moglie Larissa, assistente sociale, e i figli universitari fuorisede – uno sta a Graz, l’altra a Innsbruck – Clemens da lunedì si chiuderà in casa e per venti giorni guarderà il mondo dalla tv e dai finestroni dell’appartamento a cinque minuti dall’Hofburg. I giochi sono fatti. Il governo ha deciso ciò che era annunciato, o comunque nell’aria, dai primi di novembre: via a quasi tre settimane di lockdown generalizzato; dentro tutti, vaccinati e non. È la linea dura austriaca che in una graduale progressione modulata da governo e amministratori locali (la prima a mettere i paletti ai No Vax è stata Vienna), raggiungerà il culmine il 1 febbraio 2022, quando l’intera popolazione del Paese dovrà obbligatoriamente vaccinarsi.

Il governatore del Land Tirolo Guenther Platter va al punto: “Solo con l’obbligo vaccinale usciremo dal circolo vizioso”. Platter presiede la conferenza dei governatori austriaci. “Così possiamo evitare la quinta ondata”. In Austria è lei il mostro cattivo alle porte. Se è possibile misurare la fame del virus, la situazione è grave ma non gravissima (nella vicina Germania lo stato dell’arte l’ha certificato Angela Merkel parlando di “situazione drammatica”). Ma si sa, gli austriaci i guai preferiscono prevenirli. E dunque: perché si è arrivati al lockdown a tappeto? Spiega il cancelliere Alexander Schallenberg: “Nonostante mesi di impegno non siamo riusciti a convincere abbastanza gente a farsi vaccinare”. Resa? Forse pragmatismo. Il tema è anche politico. “Ci sono troppe forze che ci vanno contro”, ha aggiunto Schallenberg parlando di un “attentato al sistema sanitario”. Tradotto: troppi amici dei nemici del virus, che poi, non volendosi immunizzare, sono i primi alleati del Covid. Scettici, negazionisti puri, diversamente No Vax. L’Austria ha uno zoccolo duro di resistenti che, nell’ormai classica nemesi di chi rifiuta il siero protettivo, finisce per intasare gli ospedali e le terapie intensive.

Guarda Vienna. Il sindaco Michael Ludwig due settimane fa ha chiuso in casa i No Vax con la sola eccezione, di fatto, delle passeggiate e delle uscite per andare al lavoro: zero vita sociale, niente attività culturali, cinema, teatri. Off limits, nella capitale, anche centri estetici e parrucchieri. “Così forse li convinciamo”. Il primo cittadino lo aveva confidato ai suoi collaboratori. È andata in un altro modo. Lo scatto in avanti del Rathaus viennese aveva spinto l’Austria sotto la lente dell’Europa alle prese con un nuovo round contro il Covid. A Vienna la percentuale di No Vax in terapia intensiva ha raggiunto l’87,7%. Tanta roba se si considera che, per contagi, la capitale non è tra le città messe peggio. Ma tant’è. Da qui è partita l’offensiva contro gli ultrà anti vaccino. Sentite Matheus, studente di architettura, 23 anni. “Sono di sinistra, lo scriva”. Come tanti sperava di poter andare avanti a tamponi. “Me li pagano i miei, anche loro No Vax. Perché devo piegarmi a un diktat governativo quando si sa che anche i vaccinati si ammalano?”. Se non cambierà idea entro 20 giorni, per lui il lockdown continuerà: perché il modello austriaco, questo prevede, 20 giorni tutto chiuso. Poi il blocco solo per gli irriducibili.

“Governo e Laender si muovano nella stessa direzione”, auspica Guenther Platter. Il tempo dei compromessi è finito. Nelle scuole torna la mascherina, i bambini possono stare a casa anche senza certificato medico e sarà riattivata la Dad. “Chi è contro il vaccino compie un attentato alla nostra salute”. È la chiosa con la quale il cancelliere Schallenberg ha accompagnato l’annuncio delle misure. Tra 48 ore le saracinesche di teatri, musei, cinema, ristoranti s’abbasseranno. “Fa male, ma è inevitabile”. “Qualcuno si piegherà, altri non lo faranno”, promette il giovane Matheus. Il muro No Vax si creperà: di certo potrà reggere, al massimo, fino a febbraio. Poi basta, game over.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy