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banditi in motocicletta seminano il terrore in nigeria 100 morti in un mese - Banditi in motocicletta seminano il terrore in Nigeria: 100 morti in un mese

ABUJA – “Erano circa 200, in moto, due per ogni motocicletta. Tutti avevano un Ak47”. Racconta un testimone alla Bbc. Fanno così. Arrivano a centinaia sgommando, sollevando sabbia e spargendo terrore. Sparano su chiunque opponga resistenza, razziano tutto il razziabile e rapiscono indiscriminatamente: chidedono anche solo 20 dollari di riscatto, fino a 200mila. Dipende da chi riescono a sequestrare. Il reportage dallo Stato nordoccidentale della Nigeria, Katsina, luogo di residenza del presidente Muhammad Buhari, di Africa Eye, testimonia una situazione in via di peggioramento.

I banditi della motocicletta si nascondono nelle riserve forestali della regione. Buhari ha detto che “li prenderemo e li elimineremo. Sappiamo dove stanno”. Ma finora non hanno preso nessuno e in due mesi sono state uccise più di 100 persone. Il 10 giugno a Ovest, nel villaggio di Kadisau, sono morte 20 persone, uccise dai kalashnikov dei criminali in moto. Lo stesso giorno, a Ovest, nel Borno, i jihadisti affiliati all’Isis ne hanno uccise almeno 69. La gente non ne può più. Vive accanto alla morte ogni giorno. E a metà giugno sono scesi in piazza per protestare e chiedere le dimissioni di Buhari, che, sostengono, non è in grado di garantire loro sicurezza. Il presidente è stato eletto nel 2015 con la promessa di estirpare i conflitti del Nord e quelli etnici.

Il testimone di Katsina ha detto alla Bbc che è riuscito a sopravvivere perché è saltato sopra un albero non appena ha visto le moto. Li ha visti entrare nel villaggio di Kadisau, saccheggiare negozi, rubare bestiame e grano e sparare alle persone che stavano fuggendo. Da decenni la Nigeria è vittima di scontri etnici. In modo particolare tra i pastori nomadi Fulani, etnia del presidente, e le comunità agricole stanziali. La deforestazione ha portato come conseguenza l’accaparramento senza regole né legge delle terre. “Gli scontri continui per acqua e terra hanno portato alla formazione di gruppi armati, i vigilanti. Per protezione”. Ha detto alla Bbc un analista della sicurezza Kabiru Adamu. “Il rapimento è più redditizio dell’allevamento di mucche”.

I Fulani sono sotto accusa da  tanti anni. La polizia continua a dire che sono loro a fomentare gli attacchi. “I pastori Fulani si sono improvvisamente resi conto che hanno le armi per proteggersi. Ma non si stanno solo proteggendo, si stanno anche vendicando di chi li ha colpiti”, ha detto alla Bbc Isah Gambo, portavoce della polizia nello Stato di Katsina. I Fulani smentiscono. Dicono di non essere loro i responsabili delle incursioni e delle stragi. Anzi, si definiscono i più colpiti dalle azioni dei banditi, sostenendo che la maggior parte delle persone rapite sono proprio della loro etnia. E puntando il dito contro gli agricoltori del vicino Niger.

Il governatore dello Stato di Katsina, Aminu Bello Masari, l’anno scorso ha  tentato un accordo con i banditi, raggiungendoli in una delle riserve dove si nascondono. Ha promesso loro il ritiro delle accuse in cambio dello stop agli attacchi. L’accordo, siglato con una foto di gruppo, con lui vicino ai criminali armati, ha offeso i nigeriani. Anche perché si è risolto con un nulla di fatto.

Fonte: Repubblica

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