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“È stata una sfida tra Titani: variante Delta da una parte, vaccini e Green Pass dall’altra. Oggi possiamo dire che nel nostro Paese i secondi stanno avendo la meglio sulla prima. E che quanto è accaduto in estate in Italia conferma il ruolo cruciale della campagna vaccinale”. Nelle stesse ore in cui il presidente Mattarella invita a non sottrarsi al dovere civico di vaccinarsi, Roberto Battiston, docente di fisica all’Università di Trento e attento osservatore dei numeri della pandemia, legge nei grafici italiani una inversione di tendenza, il cui merito va ascritto proprio alla campagna vaccinale e all’introduzione del lasciapassare verde.

Professore, quali sono le cifre che l’hanno colpita?
“Per esempio i nuovi infetti giornalieri: in Italia per gran parte dell’estate sono stati più alti che in Germania. Ora siamo sotto i valori tedeschi. E i nuovi infetti ogni 100mila abitanti da noi sono oggi, in media, sotto i 10, mentre in Germania sono intorno ai 14 e in Inghilterra addirittura a 52, dopo un picco di 70 in luglio. Questo significa che stiamo contenendo la variante Delta”.

Come abbiamo fatto?
“Con la vaccinazione e, da un mese a questa parte, con l’uso sistematico del Green Pass, di cui iniziamo a vedere gli effetti. La settimana appena chiusa ha fatto registrare il numero di nuovi infetti più basso da fine luglio a questa parte. Ci è voluto un mese, perché la variante Delta è molto contagiosa, ma trova sempre meno strade per diffondersi”.

Però si assiste a una crescita dei decessi. Come si concilia questo dato con la sua analisi?
“È ormai chiaro che sono in corso due epidemie. La prima può colpire l’80% della popolazione vaccinata, sopra i 12 anni, con conseguenze relativamente lievi, tipicamente da quarantena. La seconda è quella che può colpire i non vaccinati e che, purtroppo, sta causando molte vittime. Il bacino è ridotto, ma si tratta comunque di circa 10,4 milioni di persone adulte, il 17% della popolazione. E la contagiosità della variante Delta spiega perché i decessi siano rapidamente aumentati, passando da 5 a 50 al giorno in 7 settimane”.

Lei sostiene che in questo momento i dati italiani sono migliori di quelli degli altri Paesi europei. Siamo stati più bravi?
“Il governo ha fatto bene a spingere per una vaccinazione a tappeto e per l’adozione del Green Pass. Ma l’Italia è stata anche fortunata”.

In che senso?
“La variante Delta ha raggiunto la prevalenza piuttosto tardi, a fine giugno, quando i numeri dell’infezione erano bassi dopo 14 settimane di decrescita continua. E una curva esponenziale, come quella tipica delle epidemie, ci mette un po’ a “decollare” se parte da valori molto bassi. Inoltre la campagna vaccinale era già a buon punto e ci ha permesso di tenere sotto controllo la situazione: ad aprile avevamo ancora 600mila infetti attivi che sono scesi a 40mila nel mese di giugno”.

Cosa sarebbe accaduto se non avessimo avuto il vaccino?
“Avremmo avuto molti più morti. Così come se fosse stata la variante Delta la prima a diffondersi a inizio pandemia. Invece è arrivata dopo e, nonostante rappresenti una mutazione importante del coronavirus originario, i vaccini sono in grado di combatterla”.

A questo punto, professore, secondo lei il vaccino andrebbe reso obbligatorio?
“Il presidente Mattarella ha detto parole molto giuste sulla necessità di vaccinarsi nell’interesse proprio e della società, e i numeri gli danno ragione”

Fonte: Repubblica

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