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174827824 427aa763 cd07 4601 9cda dcdc052aa357 - Beaune: "L'Europa è in ritardo, ma ha protetto i cittadini. Giusta la strategia di Draghi sui vaccini"

PARIGI – “L’Europa è in ritardo sulla campagna di vaccinazione ma ora stiamo accelerando. Da aprile si aprirà una nuova fase molto più positiva”. Clément Beaune, 39 anni, è una delle persone più vicine a Emmanuel Macron. E’ stato a lungo il suo sherpa all’Eliseo, contribuendo a scrivere il discorso della Sorbona pronunciato dal leader francese nel 2017 per affermare il concetto di “sovranità europea” ormai entrato nel lessico dell’Ue. Il sottosegretario agli Affari europei è in Italia, primo viaggio con il nuovo governo Draghi anche se conosce già il suo omologo Vincenzo Amendola, confermato nell’esecutivo. Qualche giorno fa Beaune era in Polonia dove le autorità gli hanno vietato di andare nelle “zone libere dall’ideologia Lgbt”, come lui voleva fare per esprimere solidarietà con le persone discriminate. “Non era un divieto fisico ma una pressione politica” ha precisato Beaune che rivendica una “diplomazia impegnata” per difendere e far avanzare l’Europa. 

Solo il 6% dei cittadini europei ha ricevuto una prima dose di vaccino, rispetto al 17% degli americani e al 32% dei britannici. Dov’è l’errore?
“Dobbiamo dire le cose con franchezza: ci sono difficoltà, ci sono ritardi in Europa. Il vero problema non è legato all’accordo europeo ma riguarda la velocità di produzione. Avremmo le stesse difficoltà se fossimo da soli. La soluzione quindi è migliorare e accelerare il sistema produttivo europeo, fare pressione sui laboratori, controllare le esportazioni, ma attraverso un esame caso per caso”.

E se necessario bloccare le esportazioni, come ha fatto Mario Draghi?
“L’Europa deve difendere i suoi interessi. Abbiamo firmato dei contratti che vanno rispettati e dobbiamo verificare cosa fanno i produttori, soprattutto per quanto riguarda le esportazioni, con il meccanismo di controllo europeo che è stato approvato. Appoggio pienamente l’Italia nella sua decisione: è esattamente l’applicazione di questo meccanismo. Credo che non bisogna varare un divieto sistematico perché entreremmo in una guerra internazionale dei vaccini”. 

La Francia potrebbe fare la stessa cosa? 
“Non siamo stati confrontati a una situazione simile. Ma con gli stessi parametri, prenderemmo la stessa decisione. D’altra parte, non è solo facendo pressione sui laboratori che faremo crescere fiale di vaccino un po’ ovunque Europa. Non credo che ci siano laboratori che cercano di nascondere la produzione o di rallentarla. Quindi dobbiamo lavorare con loro. A partire da aprile ci sarà una massiccia campagna di vaccinazione in Francia, Italia e altrove. La speranza ora c’è”. 

Dovevamo seguire l’esempio britannico?
“Possiamo rifare il film all’indietro. Ma se a novembre e dicembre, quando iniziavamo appena a conoscere i diversi vaccini, non avessimo seguito tutte le raccomandazioni delle autorità sanitarie, per esempio sull’età, sul tempo tra le dosi, probabilmente saremmo stati più veloci ma prendendo più rischi. Non credo che qualche mese fa c’era un consenso su questo. In Europa l’accettazione del rischio è più limitata, non solo nei nostri governi ma anche nelle nostre società”.

Una prudenza eccessiva?
“Questo è un dibattito che possiamo avere per il futuro. Guardiamo però la situazione più generale. Questa prudenza maggiore ci ha anche permesso di avere una migliore protezione sanitaria per i pazienti che nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Lo stesso vale per l’aspetto economico. È in Europa che il potere d’acquisto e l’occupazione sono meglio protetti, che le disuguaglianze sono limitate il più possibile. Non credo che dovremmo buttare a mare il modello europeo di protezione e a volte di prudenza”. 

L’Italia sarà il primo paese dell’Ue in cui verrà prodotto il vaccino Sputnik. È una violazione degli accordi europei?
“Per quanto ne sappia, è stato annunciato un accordo di produzione che inizierà solo dopo che ci sarà l’autorizzazione sanitaria europea. La Francia non ha un’opinione su un vaccino russo, o di qualsiasi altro paese. Sarà l’Ema a dire da un punto di vista sanitario se si tratta di un vaccino che può essere utilizzato o meno. Se l’Ema darà l’autorizzazione, non vedo motivo di privarsi di un vaccino supplementare. Dobbiamo depoliticizzare la questione dei vaccini”.

È una questione molto politica. Guardi come i brexiters si vantano di avere una campagna di vaccinazione più rapida che quella dell’Ue.
“Quello che mi preoccupa è la strumentalizzazione e la confusione. Riconosco che gli inglesi, oggi, sono più veloci. Buon per loro. Ma l’obiettivo del governo britannico è quello di avere la popolazione adulta vaccinata entro l’estate. E’ l’obiettivo anche dell’Unione europea. D’altra parte, guardiamo all’insieme della gestione della pandemia. Non credo che, nel complesso, le scelte britanniche siano state più protettrici che in Francia, in Italia o altrove nell’Ue”.

Perché è contrario al passaporto vaccinale?
“Non siamo contrari, ma vogliamo fare chiarezza sulle basi. Prima di tutto, dobbiamo affrontare la questione in un quadro europeo, e la Commissione sta lavorando su questo. Sarebbe catastrofico se ogni paese andasse per la sua strada, come alcuni paesi hanno iniziato a fare. Possiamo pensare a un pass sanitario che includa anche i test negativi. Non possiamo far dipendere la circolazione in Europa solo dal vaccino. I giovani non saranno tutti vaccinati quest’estate. Non possiamo imporre una discriminazione nelle loro libertà dopo che sono già stati così colpiti da questa crisi”. 

Il Recovery Plan europeo sembra molto timido rispetto ai 1.900 miliardi di dollari decisi da Joe Biden.
“Il confronto non di deve fare solo con i 750 miliardi di euro del piano europeo. Ci sono anche tutte le misure di emergenza adottate a livello nazionale che per paesi come l’Italia, la Germania e la Francia, rappresentano tra il 4 e il 5 per cento del Pil. Credo sinceramente che in totale siamo su ordini di grandezza vicini a quelli degli Stati Uniti. Non significa che sia vietato ampliare il piano europeo se sarà necessario. L’importante ora è accelerarne l’attuazione. Vogliamo che i fondi arrivino prima dell’estate”.

Il Recovery Plan è ancora virtuale.
“L’Europa è una democrazia di democrazie, il che implica una certa lentezza. Ma abbiamo visto con la costruzione del Recovery Plan nove mesi fa che non siamo condannati a essere too little to late com’era stato giustamente detto al momento della crisi precedente. L’Europa ha dimostrato di essere capace di prendere la misura della crisi e di agire rapidamente. Andiamo fino in fondo a questa accelerazione sui vaccini e sulla risposta economica”. 

La Francia vuole cambiare il Patto di Stabilità?
“Appoggiamo la Commissione nel desiderio espresso dal Commissario Gentiloni di mantenere la sospensione delle regole attuali fino alla fine del 2022. La ragione è semplice: la maggior parte dei paesi europei non sarà ancora tornata a una crescita del Pil pari ai livelli pre-crisi”. 

E dopo il 2022 cosa succederà?
“Ci sono due domande. Vogliamo regole di bilancio? La risposta è sì, perché è anche una questione di responsabilità in uno spazio monetario comune e di coordinamento delle nostre politiche economiche. Vogliamo rimettere le stesse regole? Penso che abbiamo bisogno di prenderci il tempo per una riflessione economica e le discussioni politiche”. 

La regola del 3% deficit/Pil va abolita?
“Non inizierei con questo totem che provoca divisioni simboliche. Alcuni lo vedono come la causa di tutti i problemi, altri come una necessità assoluta per mantenere un certo rigore finanziario in Europa. Dobbiamo aprire un dibattito che sarà lungo e che vorremmo accelerare sotto la presidenza francese dell’Ue per arrivare a una conclusione, se possibile, prima dell’estate del 2022. È troppo presto per anticipare il contenuto finale. Ma nel Patto di stabilità avevamo, ad esempio, regole che erano piuttosto concentrate sul debito e sul deficit. Possiamo chiederci se non dovremmo piuttosto guardare l’evoluzione della spesa pubblica e degli investimenti”. 

Lei ha sottolineato la mancanza di coerenza di Matteo Salvini definendolo “un ex nemico dell’Europa che si definisce europeista”.
“Non so quali siano le ragioni profonde dell’evoluzione della Lega e di Salvini. Non sono io a dovermi porre questa domanda. Quello che vedo è che i partiti populisti che hanno attaccato l’Europa e l’euro ne hanno riconosciuto l’utilità e la protezione durante la crisi. L’Italia è il primo beneficiario del Recovery Plan. Quelli che sostenevano che bisognava uscire dall’euro o addirittura mettere in discussione l’appartenenza all’Unione europea ora applaudono un presidente del Consiglio secondo cui l’euro è irreversibile. Non posso che esserne lieto”. 

La svolta dell’alleato italiano di Marine Le Pen potrà aiutarla nel tentativo di normalizzazione in Francia?
“Si può cambiare idea in politica, succede. Ma si può fare un’inversione completa su questioni importanti come l’appartenenza all’Ue e la moneta che usiamo ogni giorno? La cosiddetta normalizzazione di Le Pen mi fa dubitare della serietà, della credibilità e della coerenza del suo programma. Non voglio mandare il mio paese all’avventura. Non scelgo partiti politici che hanno cambiato idea su questioni fondamentali, senza che siano chiamati a rendere conto. Se Le Pen fosse stata coerente, avrebbe dovuto congratularsi dell’arrivo di Draghi al potere. Non è quello che ho visto”. 

Su Twitter ha ripreso una frase che Draghi ha detto al Senato: “Non c’è sovranità nella solitudine”. 
“Una frase che dice tutto. È fedele a Draghi, un europeo impegnato, un uomo di parole chiare e semplici. In un altro discorso sulla Brexit aveva spiegato che dobbiamo distinguere tra indipendenza e sovranità. Credo profondamente che non saremmo più forti se fossimo soli su Clima, commercio, rapporto con la Cina, rilancio economico. Con 27 paesi può succedere di essere un po’ meno agili e reattivi, ma ripeto: non è una fatalità. Abbiamo dimostrato negli ultimi quattro anni che possiamo rendere l’Europa più veloce, più efficiente e più protettrice. Questa è la battaglia di Emmanuel Macron. Credo che Draghi si muoverà in questa direzione. Ha letteralmente salvato l’euro quando era alla Bce. Ora può aiutarci a salvare l’Europa in una fase difficile”. 

Fonte: Repubblica

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