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Icona del leader macho che cavalca a torso nudo, si cala negli abissi in tuta da sub o si avvicina a tigri e leopardi delle nevi, il presidente russo Vladimir Putin è stato spesso accusato di avere un’idea stereotipata delle donne. A “incendiare” l’ultima polemica stavolta è stata la crisi del gas in Europa.

Alla “Russian Energy Week” a Mosca, il leader del Cremlino ha trattato con condiscendenza la giornalista statunitense di Cnbc Hadley Gamble che lo intervistava definendola «bella» e «carina» e sottintendendo che non capisse nulla. «È una bella donna, carina. Però le dico una cosa e lei mi risponde una cosa assolutamente diversa. Come se non avesse sentito quello che ho detto», ha replicato Putin alla reporter che lo incalzava sulle accuse di usare il gas come arma contro l’Europa. «Stiamo aumentando, non diminuendo, le forniture. Ho davvero detto qualcosa di così difficile da capire?», ha insistito.

Se l’Urss approvò per prima il suffragio femminile nel 1917, concesse il diritto di aborto nel 1920, nominò la prima ambasciatrice nel 1923 e mandò Valentina Tereshkova nello spazio nel 1963, la Russia odierna ha fatto notevoli passi indietro. Benché vanti diverse donne in ruoli di responsabilità, come la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina o la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha depenalizzato le violenze domestiche e vieta decine di professioni alle donne perché considerate «pericolose», «dure» e «nocive» per la loro salute riproduttiva. Qui il movimento #MeToo, iniziato con le denunce di violenze contro Harvey Weinstein, ha avuto una fredda accoglienza e molte attrici hanno persino preso le difese del produttore hollywoodiano.

Putin, per primo, è celebre per le sue gaffe sessiste. Come quando, intervistato dal regista Oliver Stone nel 2017, dichiarò: «Non ho mai giornate no, perché non sono una donna. Non voglio insultare nessuno, è solo la natura delle cose, ci sono cicli naturali». O nel 2014 parlando di Hillary Clinton, allora segretaria di Stato Usa, disse: «È preferibile non discutere con le donne. D’altra parte la debolezza non è certo la loro peggiore qualità».

Mentre l’anno prima commentò una manifestazione delle Femen che lo avevano contestato a seno nudo dicendo: «Mi è piaciuto molto, non so che cosa stessero gridando, non ho visto nemmeno che colore di capelli avessero». Per non parlare di quando, nel 2006, dell’allora presidente israeliano Moshe Katsav accusato di stupro, disse: «Che uomo potente, ha stuprato dieci donne, lo invidiamo tutti noi».

L’incidente con Gamble è avvenuto peraltro nella stessa settimana in cui i media russi, oramai tutti sotto il controllo statale, avevano ridicolizzato la sottosegretaria di Stato americana per gli Affari Politici Victoria Nuland in visita a Mosca come una «dama esotica», indugiando sul suo «vestito variopinto» o i suoi «stivali insolitamente a strisce» piuttosto che sulle sue affermazioni, o lamentando «l’ascesa del femminismo» in Occidente. «Troppi isterismi, troppe emozioni… Sono tutti attributi della femminilità che sono andati fuori controllo», aveva osservato il politologo Serghej Mikheiov.

Nessun isterismo di Gamble, però, in risposta al paternalismo di Putin, Lì per lì la giornalista ha glissato, ma sul suo profilo Instagram non ha mancato di ironizzare. Mostrando la copertina del quotidiano economico russo Kommersant che in una foto in prima pagina mostrava solo le sue gambe accavallate durante il confronto con Putin, ha commentato: «Il mio lato migliore». Hashtag femminismo. Hashtag Russia.
 

Fonte: Repubblica

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