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174058413 e2946c53 e294 45e2 b3a6 f40fc3154079 - Bergamo, ucciso a coltellate davanti a moglie e figli dopo una lite di strada. Fermato 20enne

Sull’asfalto c’è un sentiero di cerchi bianchi fatti col gesso dagli investigatori, le tracce dei passi della vittima e dei segni che ha lasciato per terra. Le scale di pietra del palazzo residenziale di fronte sono macchiate di scuro, di fianco un mazzo di violette lasciato da qualcuno in suo ricordo è un contrasto forte alla brutalità di quanto qui è appena accaduto. È quel che resta dell’aggressione mortale a Marwen Tayari, 34 anni, ucciso a coltellate per la strada davanti alla moglie e ai due figli minorenni in una domenica d’agosto a Bergamo. Il suo presunto aggressore, Alessandro P. 19 anni, è in ospedale dopo aver avuto un malore in caserma davanti ai carabinieri.

È l’ora di pranzo a Bergamo. La vittima sta passeggiando con la moglie, la figlia di 12 anni e un’altra nel passeggino. Vivono a Terno d’Isola e sono venuti a farsi un giro in città. Sono in via Novelli, una strada centrale che finisce alla stazione, un posto molto frequentato da extracomunitari che stazionano in vari punti della zona. E dove – raccontano i residenti – “sono frequenti le liti, i casini, ma una cosa così non era mai capitata”.

Secondo la prima ricostruzione il 34enne urta un ragazzo per la strada, ne nasce un diverbio, vola qualche parola di troppo, forse – secondo qualche amico della vittima – anche qualche apprezzamento sulla figlia non gradito. La lite ha il finale più tragico possibile. M. P., italiano, vive in via Novelli, a due passi dal luogo del litigio. Secondo i testimoni e secondo quanto riferito dai carabinieri, sale in casa, al secondo piano dove vive con la famiglia e il fratello più grande che fa il giardiniere, prende un coltello a serramanico, scende per strada e aggredisce l’uomo. Una, due, più coltellate.

Una va dritta al cuore, senza scampo. Merwan si accascia, la moglie urla, lo sorregge, si siedono sulla scalinata del palazzo dove lo stesso ventenne vive. Arrivano i soccorsi, la caserma dei carabinieri è a due passi, ma ogni tentativo di rianimarlo è inutile. Il 34enne marocchino muore davanti alla sua famiglia. Il 20enne prova a scappare, ma viene rintracciato poco dopo dai militari. Che lo fermano e lo portano in caserma. Il pm Paolo Mandurino lo interroga in tarda serata all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per un controllo.

Sul posto anche la polizia di Stato con le proprie volanti e la polizia locale: numerosi i curiosi, visto che la strada è in centro e vicina ai luoghi di passaggio frequentati soprattutto la domenica, in primis viale Papa Giovanni, ma anche piazzale degli Alpini e le stazioni dei treni, dei tram e degli autobus.

Nessuno, oltre alla famiglia della vittima, avrebbe assistito all’aggressione. I carabinieri stanno accertando l’effettiva dinamica. Al momento non si esclude nessuna pista, quella più probabile sembra proprio il futile litigio per la strada degenerato in un omicidio. Con l’aggravante della premeditazione. Soltanto alle 17,30, terminati tutti i rilievi, la salma è stata portata all’obitorio. Sarà probabilmente sottoposta all’autopsia. Il trentaquattrenne viveva da 14 anni a Terno d’Isola, nella Bergamasca, con la famiglia, dove secondo i suoi amici si era pienamente integrato. Disoccupato al momento, aveva dei precedenti per spaccio. Il coltello a serramanico usato per l’omicidio è stato recuperato dai militari e sequestrato per gli ulteriori accertamenti di natura scientifica.

Fonte: Repubblica

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