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230526495 2f65984b cc4f 4fa0 aa37 73d2c746e49e - Biden, stretta sulle armi. Ma un'altra strage fa piangere l'America

New York – Le stragi con armi da fuoco “sono un’epidemia, e l’America se ne vergogna di fronte al mondo intero”, dice Joe Biden. Il presidente decide di mantenere la promessa fatta in campagna elettorale, annuncia nuove regole più restrittive sulle armi da fuoco “assemblate in casa”, che non hanno numeri di serie e sono più difficili da tracciare. È il fenomeno delle “armi-fantasma”, i cui componenti vengono ordinati online con le istruzioni per il fai-da-te.

Un altro provvedimento aiuterà gli Stati a mettere a punto dei sistemi di allerta veloce, per individuare soggetti pericolosi e vietargli l’accesso alle armi. Firmando sette ordini esecutivi che prendono di mira la vendita di armi, Biden ha promesso che “questo è solo un inizio, andremo avanti”.

Inoltre Biden ha designato come futuro capo della più importante agenzia federale per il controllo delle armi da fuoco (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives) un noto militante della causa per la restrizione nelle vendite. È David Chipman, stretto collaboratore di una ong anti-armi fondata dalla ex deputata Gabrielle Giffords, democratica dell’Arizona, lei stessa gravemente ferita in una sparatoria di massa del 2011. Chipman dovrà affrontare un esame difficile per essere confermato al Senato, dove il diritto alle armi ha sostegni non solo tra i repubblicani.

Ma le misure annunciate ieri da Biden restano confinate nella sfera dei poteri federali, molto ridotti. Le regole sulle armi sono per lo più di competenza delle autorità locali, nei 50 Stati Usa. Non a caso l’intervento sulle “armi fai-da-te” è uno dei pochi casi di competenza federale perché si tratta di commercio digitale che supera le frontiere dei singoli Stati. Un intervento invasivo del governo federale rischierebbe un giudizio di incostituzionalità di fronte alla Corte suprema.

La pressione su Biden si era intensificata in seguito a due tragedie recenti. In meno di un mese due sparatorie hanno fatto strage, otto vittime ad Atlanta in Georgia e dieci morti a Boulder in Colorado. E proprio ieri il bilancio si è aggravato, si è aggiunto un nuovo terribile episodio: un ex campione di football, Phillip Adams, ha sterminato cinque persone e poi si è tolto la vita.

Ma l’attenzione di Biden si allarga dalla questione delle stragi multiple allo stillicidio dei morti per arma da fuoco, che non cattura l’attenzione dei media ma semina una quantità di vittime molto superiore. Ed è concentrato in particolare nelle comunità afroamericane e ispaniche, dove la diffusione delle gang, la micro-criminalità, e una cultura delle armi, fanno più danni delle sparatorie di massa, anche se queste ultime occupano uno spazio dominante nel discorso pubblico.

È il tema sollevato da un altro celebre esponente della crociata contro le armi: Dan Gross che guidò la Brady Campaign (dal nome di James Brady, portavoce di Ronald Reagan che fu ferito gravemente e reso invalido a vita in un attentato contro il presidente nel 1981). Gross ha preso le distanze dal movimento che dopo ogni sparatoria di massa vuole mettere al bando le armi, citando questi dati: su 40.000 morti per arma da fuoco nel 2019, meno dell’un per cento avvengono nell’ambito di quelle “sparatorie nella folla” che fanno notizia. Il 60% sono morti per suicidio. Il 30% sono omicidi legati alle gang, alla criminalità, o alla violenza domestica.

In un editoriale sul New York Times, l’ex dirigente della Brady Campaign spiega che invocare restrizioni generalizzate sulle armi suscita resistenze politiche insormontabili, anche tra quelle minoranze etniche che si armano perché esposte alla violenza del crimine. Gross propone una strategia diversa, che riceve ascolto nell’Amministrazione Biden: concentrarsi sull’identificazione degli individui a rischio, a cui l’acquisto di armi va impedito ad ogni costo. Un cambio di bersaglio potrebbe allargare consensi e trovare nuovi alleati. 

Fonte: Repubblica

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