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ROMA — Fathi Bishaga, ex ministro dell’Interno nel governo di Fayez al-Serraj, uno degli uomini politici più potenti di Libia, ieri è ripartito da Roma. Per tre giorni in Italia ha incontrato leader politici, ha avuto riunioni a Palazzo Chigi, alla Farnesina e con alcuni think tank. È in campagna elettorale e ha iniziato con un viaggio che lo ha portato prima a Parigi, poi a Roma e ancora a Bruxelles, Londra e Amsterdam. Chiuderà a Berlino nel Paese europeo che ha preso in mano il dossier politico Libia. «Sto girando l’Europa per far conoscere le mie idee e capire che cosa pensa la comunità internazionale. Poi tornerò in Libia: viaggerò e terrò incontri e riunioni nell’Est, nell’Ovest e nel Sud».

Ha intenzione di presentarsi alle elezioni, di creare un suo partito?
«Il mio primo obiettivo è far capire a tutti nel mondo che queste elezioni fissate per il 24 dicembre sono decisive per il futuro politico della Libia. L’Onu sta lavorando a dossier difficili, come la definizione del quadro costituzionale e della legge elettorale. Ma poi bisognerà votare: la Libia ha bisogno di un governo di grande alleanza, che per 4 anni possa governare un Paese che è in una situazione di caos generalizzato».

Si candiderà?
«Ho idea di candidarmi, di creare un partito di impostazione nazionale, per difendere Al Watan, la patria libica. Penso a un blocco, un raggruppamento che spinga le nostre idee politiche».

Quali sono i principali problemi visti da uno che è stato per mesi al vertice della sicurezza in Libia?
«Glielo dico subito, ma mi faccia anticipare una cosa: in Italia ho avuto incontri assolutamente aperti e cordiali. A tutti ho detto che tutti noi abbiamo una opportunità importante: il primo ministro Mario Draghi, con la sua competenza, la sua capacità, il rispetto di cui gode nella comunità internazionale, può essere il catalizzatore di un processo politico che porti la comunità internazionale ad appoggiare la transizione politica in maniera corretta. Draghi ha un potenziale per la Libia che qualcuno sottovaluta: spero che lo giochi perché aiuterà l’Italia a stabilizzare un partner, il nostro paese, cruciale per la vostra sicurezza».

Tutti i governi italiani, quindi anche quello di Mario Draghi, considerano le condizioni in cui è la Libia un incubo per la sicurezza del Mediterraneo.
«La situazione è ancora molto delicata. La criminalità organizzata è in aumento. Il terrorismo è una minaccia sempre presente. E poi voi in Italia sapete bene che i trafficanti di migranti sono ancora attivissimi. Tutti questi problemi per essere risolti hanno bisogno di un governo forte e stabile».

Lei in passato è stato accusato più volte di far parte dei Fratelli Musulmani, che sono ostracizzati da Egitto e altri paesi arabi.
«I Fratelli musulmani hanno partecipato al Dialogo Libico (il processo Onu che ha creato le istituzioni libiche, ndr). Il partito Giustizia e Costruzione ha accettato l’Accordo politico libico: non possono rifiutarlo solo perché sono i Fratelli musulmani. L’Onu e il mondo si interfacciano con loro. Hanno una loro influenza sul processo politico in Libia. Ma adesso sono fuori dal governo, faccio politica, e posso scegliere chi sta con me e con chi stare io».

Sarà candidato con i Fratelli Musulmani? O sono loro che collaboreranno con il suo movimento?
«Se vogliono aderire al mio movimento come singoli cittadini saranno benvenuti. Ma che tutto il partito entri nel mio movimento no, non è possibile. Io farò il mio partito, con il mio programma, ma non sarà il partito dei Fratelli musulmani o di qualcuna altro: sarà il partito di chi accetta il nostro progetto. E tutte le nostre alleanze saranno alla luce del sole».

Fonte: Repubblica

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