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L’arresto era nell’aria da settimane. Ma solo adesso, dopo l’emissione di un ordine di cattura da parte della magistratura, gli agenti si sono presentati a casa sua e l’hanno trasferita in cella. A distanza di cinque mesi dalle elezioni vinte dal partito di Evo Morales, cade l’ex senatrice Jeanine Añez. È accusata di “sedizione e terrorismo”. La notizia è stata annunciata da un ministro del governo. La leader dell’opposizione di destra che ha governato per un anno il Paese come presidente transitoria deve rispondere della morte di 30 persone che partecipavano a una manifestazione duramente repressa dalla polizia.

Con lei agli arresti anche i ministri dell’Energia, della Difesa, della Giustizia e della Presidenza. In manette la cupola delle Forze Armate, generali e ufficiali che sostituirono quelli dell’ex presidente Morales subito dopo la sua fuga rocambolesca prima in Messico e poi in Argentina dove Fernández gli concesse asilo politico. La Añez twitta: “La persecuzione politica è iniziata. Il Mas ha deciso di tornare ai suoi stili da dittatura. Un peccato perché la Bolivia non ha bisogno di dittatori ma di libertà e di trovare soluzioni”.

Il partito di Morales ha vinto nettamente le ultime elezioni dell’ottobre del 2020 indette per sostituire quelle cancellate per presunte frodi mai del tutto provate. L’esito incerto dei risultati dell’ottobre del 2019 provocò una protesta con cortei imponenti, scontri e battaglie campali. La Bolivia si spaccò e le storiche divisioni tra indigeni e bianchi riemersero con forza sospinte da un furore quasi messianico, con i crocefissi e i rosari sollevati tra la gente in piazza, da parte della borghesia rimasta ai margini del potere per 13 anni durante la lunga presidenza di Evo Morales.

Il fondatore del Mas resistette poi accettò la conta delle schede. Le frodi furono confermate in un clima di vera caccia alle streghe ma mai provate. La mozione di appoggio da parte dell’Organizzazione degli Stati Americani che riconosceva i brogli aprì la strada per un colpo di mano. La comunità indigena scese a sua volta in piazza e venne duramente repressa; finì per ritirarsi nel suo feudo di Cochabamba. Di qui iniziò il blocco dei collegamenti e dei trasporti delle merci che paralizzarono il Paese.

La destra accusò Morales di attentato alla sicurezza dello Stato e di terrorismo. Lo costrinse a fuggire notte tempo, protetto da un drappello di militari rimasti fedeli, e ad avviare una trattativa con i Paesi confinanti per lasciargli un corridoio aereo che gli consentisse di raggiungere il Messico.

Il fronte conservatore prese il potere e Jeanine Añez, la Bibbia in mano, giurò come presidente. Ha governato per un anno con risultati modesti ma soprattutto con uno sperpero di denaro e molti episodi di corruzione nelle forniture di mascherine e respiratori meccanici essenziali per la pandemia da Covid. Garantì nuove elezioni e all’ultimo decise di non candidarsi alla presidenza. Il Mas ha trionfato e i risultati sono stati riconosciuti senza alcuna contestazione.

Morales è potuto rientrare in patria ma è rimasto ai margini della vita politica lasciando il potere a Luis Arce, sempre del Mas, eletto con posizioni più moderate e centriste. Sono cambiati ministri e vertici delle Forze Armate. Alcuni sono riparati all’estero, altri hanno atteso gli esiti delle inchieste avviate dalla magistratura per i morti nelle proteste indigene. Ieri, gli ordini di cattura e gli arresti.

Fonte: Repubblica

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