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SBREBRENICA (BOSNIA – ERZEGOVINA)  – Venticinque anni fa a Srebrenica venivano massacrati circa 8 mila uomini e ragazzi musulmani di Bosnia, in quello che è considerato il peggior genocidio in terra europea dalla fine della seconda Guerra Mondiale.

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La commemorazione della tragedia, che provocò anche la deportazione di altre 20 mila persone, soprattutto anziani donne e bambini, avverrà oggi nella cittadina bosniaca, con un’affluenza ridotta a causa delle misure legate alla pandemia di Covid 19. All’appuntamento annuale partecipano di solito decine di migliaia di persone; quest’anno, la cerimonia culminerà nell’inumazione delle spoglie di 9 vittime solo recentemente identificate.

“A distanza di 25 anni è fondamentale assicurare piena giustizia”. E’ quanto si legge in una nota della Farnesina.
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“Commemorare Srebrenica è un imperativo morale per chi sostiene la pace e il rispetto dei diritti umani. Coltivare la memoria è essenziale per evitare il ripetersi di simili tragedie. Il rispetto collettivo e il riconoscimento sono la base su cui costruire un futuro migliore e i cardini della cooperazione regionale. Nella loro domanda di pace e prosperità i cittadini della Bosnia ed Erzegovina possono contare sul forte sostegno e sulla salda amicizia dell’Italia”, conclude la nota.

Il premier britannico Boris Johnson ha ricordato l’anniversario in un messaggio video postato sul suo profilo Twitter: “Oggi, ricordiamo le vittime di quei terribili crimini e stiamo al fianco delle loro famiglie nella battaglia per ottenere giustizia”.

Anche il primo ministro austriaco Sebastian Kurz ricorda le vittime e ribadisce il sostegno alla Bosnia nel suo percorso verso l’Ue.

Mentre era una “zona protetta” delle Nazioni Unite, Srebrenica fu conquistata pochi mesi prima della fine della guerra dei Balcani dalle forze serbe-bosniache di Ratko Mladic, che l’11 luglio del 1995 operarono il massacro e le deportazioni senza che i Caschi blu delle Nazioni Unite, olandesi, presenti facessero nulla per evitarlo. Quanto accaduto in quella occasione, secondo Amnesty International, “ci ricorda che nessuna società è immune dal più grave dei crimini” e che “a precedere la violenza sono anni di populismo pregno d’odio che sfrutta le divisioni della società”.

Fonte: Repubblica

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