Condividi:

PARIGI – Sparsi nelle missioni di mezzo mondo, di sacerdoti monfortani ne restano oggi poco più di seicento. Olivier Maire, 6o anni, nato a Besançon, era uno di loro. Aveva viaggiato parecchio, dall’Africa a Roma – dove aveva vissuto dal 2005 al 2011 . Ma ieri mattina lo hanno trovato in una pozza di sangue nella sua comunità di Saint-Laurent-sur-Sèvre, in Vandea (regione tra le più cattoliche di Francia), nel monastero nel quale aveva deciso di rientrare e di cui era stano nominato Superiore. Nelle stesse ore un quarantenne ruandese, Emmanuel Abayisenga, confessava davanti ai gendarmi l’omicidio del prete che gli aveva offerto accoglienza per metterlo al riparo dopo anni vissuti a dir poco pericolosamente. Abayisenga è infatti lo stesso uomo accusato di aver incendiato la cattedrale di Nantes nel luglio del 2020. Da allora è passato per il carcere, poi in un ospedale psichiatrico da cui l’avevano dimesso, in libertà vigilata, meno di due settimane fa.

Ma per ricostruire la sua storia bisogna ripartire dal 2012, quando Abayisenga approda in Francia chiedendo asilo. La domanda è respinta per due volte, però appigliandosi ai ricorsi lui riesce a rimanere. Soffre di sordità e ha difficoltà ad esprimersi. La comunità parrocchiale di Nantes decide di farsene carico. Emmanuel è un cattolico praticante; ha anche incontrato Papa Francesco a Roma. Serve messa e diventa una specie di custode della Cattedrale. Dopo il rogo, si giustificherà dicendo di aver appiccato il fuoco in un raptus, per il terrore di essere rimpatriato in Rwanda, dove teme vendette.

La sua famiglia, di etnia Hutu, è stata coinvolta nel genocidio dei Tutsi, anno 1994, e suo padre – dice – eliminato per rappresaglia. Bruciare un’antica cattedrale per evitare l’espulsione? In attesa del processo, Abayisenga è sottoposto a perizie psichiatriche. Una volta rimesso in libertà, padre Olivier Maire accetta di accoglierlo in comunità prima che compaia davanti ai giudici. In sospeso ci sono due sentenze: quella per l’incendio e l’esito di un terzo ricorso per ottenere l’asilo. A differenza degli attacchi avvenuti in Francia negli ultimi anni contro sacerdoti o in chiese cattoliche (tre morti sgozzati lo scorso ottobre nella basilica di Notre-Dame a Nizza), stavolta non siamo in presenza di un caso di radicalizzazione islamica – benché sui social siano subito circolate fake in questo senso. Ma da destra, via Twitter, Marine Le Pen non ha mancato di commentare: “In Francia si può dunque essere clandestini, bruciare la Cattedrale di Nantes ed essere recidivi assassinando un prete. È il fallimento totale dello Stato”.

“Affermazioni indegne”, “demagogia” ha ribattuto il ministro degli interni Gérald Darmanin accorrendo in Vandea. A nove mesi dalle presidenziali, le polemiche su immigrazione, sicurezza (anche della comunità cattolica) tornano a mettere sulla graticola il capo dell’Eliseo Macron, surriscaldando un’estate che finora sembrava dominata dalle proteste anti-Green Pass. Quanto alla dinamica esatta dell’omicidio, se ne saprà di più nei prossimi giorni. “A Besançon i miei genitori, 85 e 87 anni, hanno appreso la notizia dalla televisione. Ma i notiziari riferivano solo che Olivier era stato ritrovato in una pozza di sangue”, ha detto il fratello del sacerdote.

Appena un paio di settimane fa, a un anno dai fatti, il quotidiano cattolico La Croix tornava a investigare sull’incendio della cattedrale di Nantes e sul misterioso piromane. Titolo del reportage: “Nella testa dell’incendiario”. Impresa complicata. Anche perché, a dispetto della fragilità mentale, Emmanuel Abayisenga aveva agito come un professionista, appiccando il fuoco in tre punti sensibili della chiesa, dove la propagazione delle fiamme sarebbe stata più rapida. C’era del metodo nella sua follia? Gli inquirenti stavano ancora cercando di capirlo quando, da incendiaire, l’uomo che chiedeva asilo per sfuggire ai traumi del passato si è fatto a pezzi il futuro.
 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy