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181007405 27063f09 0b84 4ab0 aaf0 64eb746f45b1 - Calabria, maglia nera per i vaccini. E i medici denunciano "Manca tutto, costretti al fai da te"

Solo poco più di 4mila dosi di vaccino somministrate. Poco più del 15,7% di tutte quelle consegnate. E il caos, con medici sul piede di guerra, che lamentano la mancanza di tutto linee guida, personale, persino siringhe, una catena di comando che alla fine scarica sulle unità territoriali l’onere dell’organizzazione e la solita confusione su chi debba fare cosa. Anche per la somministrazione dei vaccini, la Calabria torna sul podio dei peggiori. Con 4030 dosi somministrate su 25630 consegnate è in fondo alla classifica, superata anche dalla Sardegna che fino a ieri era maglia nera. Al momento, solo 3771 operatori sanitari e sociosanitari su circa 25mila sono stati vaccinati, appena 259 le dosi somministrate fra i non sanitari. Ospiti delle Rsa? Pazienti degli ospedali? Allo stato non è dato sapere. Nelle aziende ospedaliere e sanitarie provinciali ognuno si organizza come sa e può. 

“Trovo incredibile – e mi auguro di essere smentito – che la Regione Calabria non abbia approvato formalmente un Piano Regionale Vaccinale per contrastare la SARS COV 2” tuona Rubens Curia, portavoce della rete di professionisti della sanità e associazioni del terzo settore che da tempo lavora perché in Calabria venga davvero garantito il diritto alla salute. “La maggior parte delle Regioni – denuncia – si sono dottate di un “PIANO” che definisce un modello organizzativo standard per la vaccinazione alfine di vaccinare la popolazione target nel più breve tempo possibile”. E la Calabria? A quanto pare ancora no.  

Fra le prime ad essere dichiarata zona rossa per la fragilità del suo scheletro sanitario e fra le ultime a poter allentare le restrizioni, anche nell’avvio della campagna di prevenzione dalla pandemia arranca. Motivo? Nessuno lo dice o la sa dire. Con un’infelice uscita ai microfoni di Radio Capital, il commissario alla Sanità, Guido Longo è sembrato attribuire la responsabilità alla bassa adesione dei sanitari alla campagna di vaccinazione. E tanto è bastato a far insorgere gli Ordini dei medici di tutta la Calabria.  

“Una tale affermazione, oltre che assolutamente infondata, si appalesa soprattutto offensiva per una categoria che fin dall’inizio della pandemia è stata ed è in prima la nella lotta al virus” hanno risposto in coro i cinque presidenti Vincenzo Ciconte (Catanzaro), Enrico Ciliberto (Crotone), Eugenio Corcioni (Cosenza), Antonino Maglia (Vibo Valentia), Pasquale Veneziano (Reggio Calabria). Anzi, sottolineano, la categoria si è spesa “nonostante le inefficienze, ad essere buoni, del Sistema sanitario regionale e l’incapacità dei suoi vertici di assicurare ai calabresi i dovuti servizi essenziali, mettendo a disposizione degli operatori strutture ed organigrammi adeguati e sufficienti. A questo proposito è di oggi la notizia che la Calabria continua ad essere ultima tra le Regioni per i LEA (i livelli essenziali di assistenza) assicurati ai propri cittadini. Lea che, addirittura, risultano in decremento rispetto all’ultima rilevazione”. Per questo a Longo hanno chiesto una netta smentita, raccomandandogli piuttosto di “prioritariamente preoccuparsi, unitamente a vigilare e usare i suoi poteri per efficientare le strutture e i servizi necessarie ad affrontare la crisi epidemica in corso, come ci si aspetta da una Regione di una grande democrazia Europea e come i medici e cittadini calabresi meritano ed hanno diritto”. 

Longo ci prova a mettere una pezza, assicura di essere stato frainteso, promette riunioni immediate con i responsabili del dipartimento Salute della Regione per capire cosa sia successo e perché tutto proceda così a rilento. Risposte chiare sui ritardi però non ce ne sono. Nel frattempo, sul territorio è il caos. A Catanzaro, l’Asp territoriale ha chiesto persino l’ausilio dell’esercito per le somministrazioni quando toccherà iniziare a vaccinare la popolazione. A Reggio Calabria, il direttore sanitario dell’Asp, Antonio Bray ha inviato a dipartimenti e dirigenti territoriali un piano dettagliato che prevede apertura di centri vaccinali e unità operative mobili, l’ordine di vaccinare il personale dei centri sanitari pubblici e privati come gli ospiti delle varie strutture, le procedure e il personale da dedicare alla raccolta e trasmissione dei dati, ma senza indicare se e in che misura arriveranno risorse per farlo.  

“Abbiamo bisogno di un governo attento. La squadra commissariale deve attivarsi nel minor tempo possibile altrimenti tutto rimane bloccato” ha denunciato in mattinata a “Buongiorno Regione” il presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza, Eugenio Corcioni. Mentre Rubens Curia ha lanciato l’allarme “questa dovrebbe essere la fase più semplice perché bisognerebbe vaccinare solo le 25mila unità del personale sanitario. Cosa succederà quando bisognerà uscire dagli ospedali? Abbiamo 445mila ultrasessantacinquenni e un’altra fetta importante di popolazione riguarda i lavoratori essenziali. Bisognava predisporre un piano regionale vaccinale anziché procedere col fai da te”. Eppure, denuncia, si continua a improvvisare. Sia sulle vaccinazioni, sia sulla gestione della pandemia che in Calabria continua a mordere. Non a caso, secondo una bozza di monitoraggio dell’Iss circolata qualche giorno fa, la regione è fra quelle considerate più a rischio. Traduzione, a breve potrebbero arrivare nuove restrizioni.  

Il presidente facente funzioni, Nino Spirlì, ha già deciso che in Calabria gli studenti delle superiori non potranno tornare a scuola fino al prossimo 31 gennaio, non prima del 15 – sempre che i dati non peggiorino – tutti gli altri. Nonostante i contagi solo negli ultimi due giorni abbiano superato i 350 nuovi casi giornalieri, la struttura sanitaria è ancora incapace di reggere il colpo. In diverse province i reparti sono già saturi e da 24 ore ormai, tutti i pazienti del vibonese vengono dirottati sugli ospedali di Catanzaro perché non ci sono più letti per i ricoveri.  

Ma che tocchi ai ragazzi pagare per le inefficienze del sistema sanitario, molti genitori non ne vogliono sapere. Più di 160 famiglie hanno fatto ricorso al Tar contro l’ordinanza che prolunga la chiusura degli istituti. E Spirlì, nella quotidiana diretta facebook, non ha mancato di metterle alla berlina. “Sono scandalizzato. Trovo oltraggioso e vergognoso questo braccio di ferro con il solito gruppo di genitori” ha detto agitando in diretta il ricorso che gli era appena stato notificato. “Se il Comitato tecnico-scientifico nazionale ha dato un parere al governo dicendo che non si può andare a votare – ha aggiunto – ditemi com’è possibile che ci possa essere una giustizia che consenta assembramenti nelle classi”. L’ennesima giravolta, dopo aver (invano)tentato di scaricare sui dirigenti scolastici l’onere di chiedere un rinvio del ritorno in classe.

Fonte: Repubblica

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