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NEW YORK – Il governatore della California Gavin Newsom l’ha sfangata. Certo, bisognerà aspettare giorni per i risultati definitivi del voto sul suo “recall” – la richiesta di defenestrazione  avanzata da 1 milione e mezzo di cittadini con una raccolta di firme grazie a una legge vecchia di 111 anni – ma le proiezioni indicano che l’ex sindaco di San Francisco (ed ex marito di Kimberly Guilfoyle, l’attuale fidanzata di Don Jr, il figlio maggiore di Trump) ha ampiamente superato la soglia del 50 per cento di voti necessaria a mantenere la poltrona. Anzi, gli exit poll lo danno in vantaggio addirittura di oltre 20 punti.

Per lui hanno votato anche quei democratici che pure avevano accarezzato l’idea di allontanare dalla guida dello stato quel rampollo di una famiglia ricchissima eletto nel 2018 con numeri bulgari (il 62 per cento) che aveva però deluso per essere stato sorpreso a festeggiare senza mascherina in pieno lockdown a casa di un amico lobbista nonostante avesse appena varato misure duramente restrittive per contenere la pandemia. Speravano di sostituirlo con un altro del loro stesso partito. Ma nessuno si è fatto avanti per non rischiare di indebolire i dem facendo perdere uno stato cruciale. E la mobilitazione, col presidente Joe Biden accorso da Washington per dare la spinta finale, è stata dunque tutta per lui.

La star degli show radiofonici, l’afroamericano misogino e trumpiano Larry Elder è rimasto fermo a circa il 20 per cento dei voti. Pur con percentuali bassissime, le regole bizzarre del recall gli avrebbero permesso di essere eletto se Newsom non avesse superato la soglia del 50 per cento. I repubblicani, in realtà, speravano davvero in una replica di quanto accaduto nel 2003, quando l’attore Arnold Schwarzenegger venne eletto con sostegno bipartisan. Elder, però, ha ben poco di unificante, famoso soprattutto per le sue affermazioni divisive. Nonostante ciò, ora guarda già alla sfida di MidTerm del 2022: “Abbiamo perso una battaglia”, ha detto ieri sera. “Non la guerra”. Non ha però (almeno fino ad ora) ceduto alle insinuazioni avanzate dall’ex presidente Donald Trump già prima della chiusura dei seggi: “Voto truccato”. Il triste leit motiv ormai adoperato dai Rep ogni qual volta si profili per loro una sconfitta, tanto da essere ormai soprannominata dai media “Big Lie”, la grande bugia. 

A premiare Newsom sono state soprattutto le azioni aggressive intraprese per rallentare la diffusione del virus – le stesse che avevano portato alla richiesta di recall – evidentemente gradite alla maggioranza dei cittadini, come sottolineato da numerosi sondaggi. Durante la campagna elettorale il governatore si è paragonato spesso ai colleghi repubblicani “lassisti” di Texas e Florida: contrari a qualunque tipo di obbligo. Nel discorso di vittoria, pronunciato già nella notte nonostante i risultati non siano, appunto, definitivi, Newsom ha detto che votando no alla sua defenestrazione i californiani hanno detto “sì alla scienza, sì ai vaccini … sì alla fine di questa pandemia”. E, notano gli osservatori, pure sì all’aborto: a mobilitarsi per lui sono state infatti soprattutto le donne che hanno votato in massa, spaventate dalla legge iper restrittiva sull’interruzione della gravidanza appena varata in Texas. 

Fonte: Repubblica

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