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NEW YORK – Ha sciolto le camere a metà agosto con due anni d’anticipo sulla fine della legislatura per indire nuove elezioni anticipate per il prossimo 20 settembre: convinto di poter rafforzare la posizione del suo Partito Liberale. Ora il primo ministro canadese Justin Trudeau, 49 anni e a caccia di terzo mandato, sembra però essere proprio nei guai.

Secondo il Financial Times, che già un mese fa aveva definito “scommessa” la sua mossa, i sondaggi sono tutt’altro che dalla sua parte. Gli elettori sembrano insomma poco intenzionati a premiarlo per l’efficienza con cui pure ha gestito la campagna di vaccinazioni, tutt’altro che contenti di recarsi alle urne durante la quarta ondata di pandemia. Tanto più che “appena” il 64 per cento della popolazione è totalmente immunizzata.

E pensare che la stella del premier liberal, in realtà, si era già offuscata da un pezzo. Dopo l’incredibile vittoria del 2015, quando grazie al voto dei Millennials soffiò la poltrona di primo ministro al conservatore Stephen Harper, travolto da una serie di scandali.

A eroderne l’immagine di progressista tutto selfie e calzini colorati – social-leader con tre milioni di followers su Instagram, attento all’ambiente e alla causa dei rifugiati – erano state infatti una serie di gaffe ed errori politici. Dalle accuse di aver palpato una reporter nel 2000, alla vacanza alle Bahamas sull’isola dell’Aga Khan nel 2017.

E poi le pressioni sulla ministra della Giustizia Jody Wilson-Raybould affinché la prima indigena ad avere incarichi di governo chiudesse un occhio sulle accuse di corruzione rivolte alla multinazionale Snc-Lavalin con sede proprio nel suo collegio elettorale a Montréal: che dopo le dimissioni della ministra gli ha procurato perfino due richiami da parte del comitato etico del Parlamento.

Senza dimenticare le foto vecchie di decenni pubblicate dal settimanale Time dove si vedeva il figlio dell’ex premier a una festa in costume con la faccia dipinta di nero. Scatti giudicati così razzisti da permettere a Scheer di accusarlo di essere “artefatto” e aver “sempre indossato una maschera”. Nel 2019 l’aveva comunque sfangata, sia pure con “appena” 155 seggi conquistati, 22 meno di quattro anni prima. Dando vita a un Trudeau2, ma governo di minoranza. Costretto ad allearsi con la sinistra dei Nuovi Democratici del sikh Jagmeet Singh che di scranni se ne era aggiudicati 25.  

Due anni dopo la campagna sembra essere ancor più disastrosa: i sondaggi dicono che i conservatori di Erin O’Toole sono decisamente in rimonta, schizzati dal 10 per cento delle preferenze addirittura al 40. Grazie ad un aggressivo blocco che vede schierati contro di lui numerosi gruppi no vax e contrari ad ogni restrizione.

E anche all’ombra del disastro afghano del vicino e alleato Joe Biden, i cui riflessi pesano anche a Nord. Tanto più che pure i dati economici non vanno bene come lui sperava. Per carità, i Liberal di Trudeau sono ancora favoriti. Ma il premier potrebbe perdere ancora seggi, essere costretto a un ennesimo governo di minoranza, dove gli alleati pretenderebbero più peso. E lui comunque perderebbe la faccia.

Fonte: Repubblica

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