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205023203 bde93a15 7c32 4f44 91dd b4158f855ffe - Capitol Hill, democratico fa causa a Trump e Giuliani: "Violato il Ku Klux Klan Act"

I guai giudiziari per Donald Trump non sono finiti con l’assoluzione al Congresso. Il nuovo ostacolo da superare si chiama Ku Klux Klan Act, una legge istituita nel 1871 per contrastare l’istigazione all’odio.

Il democratico Bennie Thompson, presidente della commissione della Camera sulla Sicurezza interna, ha presento una denuncia federale nei confronti dell’ex presidente e del suo legale, Rudy Giuliani, accusandoli di aver istigato gli insurrezionisti ad assaltare Capitol Hill il 6 gennaio.

La novità è nella legge su cui si fonda l’esposto, sostenuto anche da organizzazioni per i diritti civili: quella emanata all’indomani della Guerra civile, sotto la presidenza di Ulysses Grant, per contrastare le violenze e minacce del movimento razzista del Ku Klux Klan, contrario a qualsiasi concessione di diritti agli afroamericani.

Secondo Thompson, l’ex presidente e il suo avvocato hanno istigato per mesi gruppi di destra e suprematisti bianchi, tra cui i Proud Boys e gli Oath Keepers, incitandoli all’odio, alla violenza, e a intimidire i membri del Congresso, fino al tragico epilogo dell’assedio al Campidoglio, durante il quale sono morte cinque persone, tra cui un agente di polizia, più altri due poliziotti morti suicida nei giorni successivi.

L’essere uscito illeso dalla prova dell’impeachment al Senato non ha liberato Trump da ogni conseguenza, ma il contrario. Adesso, da privato cittadino, ha meso difese. C’è maggiore spazio per le cause in tribunale, ma con un risvolto politicamente importante: potranno essere accolte testimonianze e, forse, emergeranno altri dettagli riguardo la presunta catena di comando che, secondo i democratici, ci sarebbe stata tra chi ha lanciato per settimane messaggi violenti, e chi ha preso d’assalto il Congresso.

Nel mirino torna il comizio davanti alla Casa Bianca, il 6 gennaio, durante il quale non solo Trump infiammò migliaia di supporter, invitandoli a marciare verso Capitol Hill per “riprendersi l’America”, ma il fatto che, proprio grazie a quel rally, centinaia di persone controllate dall’Fbi poterono accedere a un’area riservata senza essere bloccate. Una volta dentro, fu più facile marciare dall’Ellipse, dove si svolse il comizio, a Capitol Hill, dove per quattro ore la sede del Congresso restò in balia dei manifestanti.

È ciò di cui è convinto Thompson, che nella causa ha fatto scrivere dai suoi legali: “Gli eventi messi in atto durante il comizio “Salva l’America” e l’assalto a Capitol Hill non sono stati accidentali o una coincidenza”. L’obiettivo, continua il testo, mirava a “interferire con il processo legale che avrebbe dovuto confermare i risultati dei collegi elettorali”. Cioè lo spoglio dei voti per la proclamazione dell’elezione dell’avversario di Trump, il democratico Joe Biden.

Il legame tra l’ex presidente e il movimento dei cappucci bianchi si innesta, secondo la denuncia, proprio in questa istigazione all’odio e nel tentativo di interferire sul processo democratico. Il precedente ricorderebbe le proteste messe in atto, durante e dopo la Guerra civile, dal Ku Klux Klan, quando cercò di intimidire il Congresso dal portare avanti leggi a difesa degli afroamericani.

Se il processo dovesse andare avanti, Trump verrà di nuovo messo sotto esame per i suoi commenti incendiari, e con lui quelli lanciati dall’avvocato, Giuliani. Verrà di nuovo valutata la portata di frasi come “Fight like hell”, “combattiamo come dannati”. Ma, stavolta, non ci saranno i senatori a giudicare, e quelli repubblicani a sancirne l’assoluzione.

Fonte: Repubblica

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