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PARIGI – «I predatori, nella moda come altrove, sviluppano un istinto per individuare le loro vittime, le più giovani e le più fragili». Carla Bruni si schiera con l’amica Carré Otis nella battaglia giudiziaria contro l’ex re delle passerelle, Gérald Marie.

Tra gli anni Ottanta e Novanta molte delle più famose top model sono passate dall’agenzia Élite di cui Marie era responsabile a Parigi. Da Cindy Crawford a Naomi Campbell, le grandi mannequin sono state tutte lanciate dall’allora onnipotente Marie. Anche Carré Otis, che nel 1986 era sbarcata nella capitale francese per entrare nella scuderia di Élite. L’americana, che aveva 17 anni, racconta di essere stata aggredita sessualmente più volte dal direttore dell’agenzia ma non solo. «Gérald mi ha sfruttato con ricchi uomini europei, tra cui un miliardario italiano», ha raccontato l’ex top model a Le Monde.

I sospetti su Marie, che ha lasciato Élite nel 2011, erano in qualche modo già noti. Otis aveva già parlato del trauma subito nei suoi anni a Parigi in una biografia. E una giornalista della Bbc, Lisa Brinkworth, aveva documentato molestie in un servizio che l’emittente britannica non ha mai trasmesso. Come in altri ambienti lavorativi, il MeToo ha fatto riemergere le accuse, dando più forza alle testimonianze delle vittime. Il francese settantenne ora è indagato a New York e a Parigi dove ci sono 15 mannequin tra le accusatrici.

«Sono orgogliosa della mia amica Carré per aver osato affrontare il suo abusatore», ha detto Carla Bruni posando in copertina dell’ultimo Paris Match. Anche se l’attuale moglie di Nicolas Sarkozy precisa di non essere stata direttamente vittima dell’allora responsabile di Élite, non ha dubbi sui racconti delle aggressioni subite da altre mannequin con cui lavorava in quel periodo. Lo scandalo, ha commenta Bruni, «racconta la vulnerabilità delle modelle di fronte alla brutalità di un’attività in cui l’equilibrio del potere va a vantaggio degli uomini». L’ex moglie di Marie, la popolare modella Linda Evangelista, si è schierata con le accusatrici: «Sulla base delle mie esperienze personali – ha commentato – credo che stiano dicendo la verità».

Marie finora non ha voluto rispondere pubblicamente. Nella procedura francese è difeso dall’avvocata Céline Bekerman secondo la quale lo scandalo è provocato da «opportuniste, che cavalcano l’onda MeToo e agiscono per motivi inconfessabili» e da altre donne «che vogliono riscrivere la storia trent’anni dopo, mettendo in discussione un consenso che all’epoca non era in dubbio». L’indagine rischia di essere archiviata per la prescrizione dei fatti. «Speriamo di attirare altre vittime recenti, anche solo una, in modo da poter arrivare a un processo», spiega l’avvocata di alcune delle accusatrici, Anne Claire Le Jeune. Diversi ex dirigenti di Élite, aggiunge, sono già stati ascoltati dagli investigatori, confermando la versione delle vittime.

Fonte: Repubblica

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