Condividi:
130629583 8d6e667e b00c 4dda be5e 3899a3a75fed - Caso AstraZeneca: "Sintomi insoliti" nella donna morta in Danimarca

AstraZeneca, le tessere del puzzle sono ancora poche per capire cosa sia successo alle vittime di trombosi da poco vaccinate. Due autopsie in Italia non hanno aggiunto elementi. Ma una in Olanda fornisce un dettaglio da indagare. La donna di 60 anni deceduta dopo l’iniezione “aveva sintomi insoliti” scrive la Danish Medicines Agency. Nel suo sangue c’era un numero basso di piastrine: fattori che facilitano la coagulazione del sangue. Ma i suoi vasi, sia piccoli che grandi, erano pieni di coaguli. Coincidenza vuole che l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) giovedì scorso avesse segnalato un nuovo possibile effetto collaterale dei vaccini per il Covid (senza citare una marca in particolare): l’abbassamento del livello delle piastrine.

Come è possibile, non sembra una contraddizione? “Potrebbe non esserlo” dice Maurizio Margaglione, esperto di genetica medica dell’università di Foggia e membro della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi. “Le cause di un calo possono essere le più varie, ma a volte vediamo una carenza di piastrine nel sangue proprio perché molte di esse vengono reclutate nella formazione dei trombi. E’ un’eventualità che troviamo descritta nei libri di medicina. Non abbiamo assolutamente elementi per poter dire che sia successo così con il vaccino”. Sabato in Norvegia tre persone, operatori sanitari al di sotto dei 50 anni, appena vaccinate con AstraZeneca, sono state curate in ospedale con gli stessi sintomi: emorragie, trombi e piastrine basse. Potrebbe anche trattarsi del cosiddetto “bias di attenzione”, un fenomeno previsto dagli esperti di farmacovigilanza: in caso di allarme, tutti i casi simili vengono segnalati con enfasi. Ma forse è un indizio da approfondire.

Ragionare di ipotesi è l’unica cosa che possiamo fare al momento. Una di queste suggeriva che i vaccinati fossero inconsapevolmente contagiati. Sappiamo infatti che il Covid favorisce la formazione di trombi, tanto da essere trattato in ospedale con anticoagulanti. “Accade soprattutto a livello dei polmoni, dopo che il virus ha iniziato a dispiegare i suoi danni lì” spiega Margaglione. “Ma è difficile pensare che avvenga anche nei pazienti asintomatici”. Un semplice tampone, ormai di routine anche per i morti, è in grado di confermare o escludere l’infezione: se le vittime avessero avuto il Covid, probabilmente lo avremmo già saputo.

Ai medici esperti di fattori genetici che predispongono alla trombosi, in questi giorni arrivano le preoccupazioni di molti pazienti. “Siamo sommersi dalle richieste di consigli” spiega Giuseppe Novelli, genetista dell’università di Roma Tor Vergata. “L’indicazione che diamo è sicuramente quella di vaccinarsi. Non c’è nessun motivo che ci suggerisca di avere paura. Anzi, questo è un momento decisivo nella lotta contro il virus”. E’ vero che alcune persone, per ragioni genetiche, sono più predisposte di altre a formare dei trombi. “Ma i fattori che conosciamo sono del tutto insufficienti a guidarci. I geni coinvolti sono molti e i portatori in alcuni casi arrivano al 50% della popolazione” prosegue Novelli. “Le trombosi purtroppo sono molto diffuse, rappresentano la terza causa di morte o di patologia cardiovascolare”. Margaglione conferma: “In ogni caso, non avremmo a disposizione un test capace di prevedere rischi di effetti collaterali dei vaccini. Neanche lontanamente”.

I dati epidemiologici delle vaccinazioni non segnalano un eccesso di tromboembolie rispetto alla popolazione generale. Come sostiene anche Ema, i casi avvenuti dopo le iniezioni non sono affatto superiori a quelli che avvengono nella popolazione generale. AstraZeneca, andando a rivedere i dati delle sperimentazioni, non ha trovato particolari segnali di allarme. Margaglione allarga le braccia: “Non ho conoscenza di vaccini che abbiano causato problemi del genere”. Ma non si capisce perché nessuno cerchi se anche Pfizer-BioNTech e Moderna abbiano avuto casi di trombosi concomitanti con la vaccinazione. “Questi due vaccini usano un metodo diverso da quello di AstraZeneca: una molecola di Rna racchiusa in una molecola di lipidi non troppo dissimile da quelle che formano le pareti dei nostri vasi sanguigni” spiega Margaglione. AstraZeneca invece, come Johnson&Johnson e Sputnik, usa un virus come vettore. “Sempre in linea del tutto teorica – ipotizza il professore di Foggia – potrebbe darsi che il vettore virali inneschi un meccanismo nei vasi sanguigni che invece i vaccini a Rna non attivano. Ma da quel che stiamo vedendo, se davvero esistesse si tratterebbe di un fenomeno estremamente raro”.     

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy