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chi e il giudice della corte suprema che fa arrabbiare trump - Chi è il giudice della Corte Suprema che fa arrabbiare Trump

Prima ha votato insieme ai ‘liberal’per bloccare una legge sull’aborto in Louisiana, poi per proteggere i giovani immigrati che vivono ai margini della legalità negli Stati Uniti (i cosiddetti ‘Dreamers’), infine si è unito ai giudici democratici per allargare i diritti di gay e transgender.

Tre sentenze in tre settimane e anche John Roberts, il presidente (repubblicano e conservatore) della Corte Suprema Usa, è finito nella lista dei ‘nemici’ della Casa Bianca, diventando – per il popolo dei ‘social network’ che adora The Donald – oggetto di insulti e sarcasmi.   

Lui non se ne cura, come non se ne è mai curato quando gli attacchi arrivavano dalla sinistra o perfino dalla Casa Bianca.

“Non ci sono giudici di Obama, giudici di Trump, di Bush o di Clinton“, disse pubblicamente due anni fa, rimproverando l’attuale presidente Usa che si era lasciato andare (via Twitter) ad attacchi personali contro giudici che lo avevano criticato. Perché da quando il 29 settembre 2005 è diventato (dopo soli due anni che sedeva nella Corte) il più giovane ‘Chief Justice’ degli ultimi due secoli, ha cercato di tenere fuori dalle sentenze influenze politiche ed ideologiche di qualsiasi segno. In quella che è una sua personale battaglia per combattere la diffusa (anche a ragione) percezione che la Corte Suprema sia solo un altro corpo politico, lacerato da divisioni ‘partisan’ come il resto di Washington e del paese.

Secondo il Rasmussen Report, pubblicato martedì 7 luglio, sono adesso i democratici ad apprezzare di più il lavoro (e le sentenze) di Roberts. Che è visto con favore dal 56 per cento degli elettori ‘dem’, mentre tra quelli repubblicani la sua popolarità è scesa al 47 per cento. Numeri che hanno prodotto sul Washington Examiner (il giornale conservatore della capitale) il titolo “democratici innamorati, abbracci e baci per il giudice Roberts”.

Giudice ‘minimalista’, che ha sempre cercato di limitare cambiamenti radicali nella Giustizia Usa – “ha le qualità che gli americani si aspettano da un giudice, esperienza, saggezza, senso di giustizia e civiltà”, lo presentò Bush diciassette anni fa – Roberts è finito da tempo nel mirino degli oltranzisti conservatori e di chi vorrebbe trasformare i giudici supremi in semplici esecutori del potere politico.

A Washington è considerato un ‘insider’, un uomo che conosce profondamente i delicati meccanismi della capitale e che sa muoversi a proprio agio nel crinale che separa, sempre più sottilmente, la politica dalla giustizia. Le ultime sentenze hanno irritato profondamente la Casa Bianca, che vuole fare della Corte Suprema uno dei cavalli di battaglia delle prossime elezioni presidenziali (3 novembre 2020), con il vicepresidente Mike Pence che si è già sbilanciato: “Sono per noi una sconfitta, dobbiamo rimettere in gioco la Corte Suprema, abbiamo bisogno di più giudici conservatori”.

Il voto di Roberts a fianco dei quattro giudici ‘liberal’, con cui ha voluto sancire la sua indipendenza su tre temi fondamentali (aborto, immigrazione, diritti gay), può servire agli stessi conservatori per fermare le richieste sempre più pressanti che arrivano dal campo democratico per riformare la Corte Suprema e aggiungere nuovi giudici.

Al Congresso (dove a novembre i democratici potrebbero riconquistare la maggioranza anche al Senato) è pronto il progetto di ‘grande riforma’ che Elizabeth Warren, Pete Buttigieg, Cory Booker e Kamala Harris (quattro ex candidati alla presidenza) hanno preparato per vendicare il cosiddetto “seggio rubato”, quando nel 2016 i repubblicani bloccarono per mesi la nomina di Merrick Garland (scelto da Obama al posto di Antonin Scalia), facendo così scegliere due nuovi giudici (nel frattempo si era dimesso anche il repubblicano moderato Anthony Kennedy) a Donald Trump.

Senza una riforma la Corte Suprema è destinata ad avere una maggioranza di repubblicani e conservatori per diversi anni o decenni. Anche se Joe Biden dovesse vincere la corsa per la Casa Bianca, probabilmente potrà sostituire solo i due giudici più anziani, Stephen Breyer e Ruth Bader Ginsburg, ambedue democratici. I cinque conservatori – dato che è un incarico a vita – possono restare ancora a lungo. Roberts ha solo 65 anni.

Il repubblicano più anziano, Clarence Thomas, ha dieci anni meno di Breyer, i due ultimi nominati da Trump sono i più giovani. Con le sue sentenze, con il diventare ago della bilancia tra giudici di destra e di sinistra (come lo furono nei decenni passati due altri giudici repubblicani Sandra Day O’Connor ed Anthony Kennedy), con i richiami all’indipendenza dal potere politico, ora potrebbe evitare che quella ‘grande riforma’ veda mai la luce.

Fonte: Repubblica

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