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civilta cattolica abusi di potere nelle congregazioni di suore - Civiltà Cattolica: "Abusi di potere nelle congregazioni di suore"

Ne aveva parlato a lungo l’inserto femminile de L’Osservatore Romano e adesso è anche Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti i cui lavori sono supervisionati dalla Segreteria di Stato, a tornare su un tema di certo malagevole per l’istituzione: gli abusi che avvengono all’interno delle Congregazioni femminili. Non si tratta soltanto di violenza sessuale e non ha a che fare con minori. Dall’esperienza pastorale e dai colloqui avuti in proposito “si tratta – secondo un saggio intitolato “Abusi di autorità nella Chiesa. Problemi e sfide della vita religiosa femminile” e anticipato dall’Ansa – per lo più di abusi di potere e di coscienza”.
 

Le manipolazioni

La rivista dei Gesuiti sviscera un’accusa importante. Tanto che arriva a parlare di casi in cui “l’abilità di alcune superiore, capaci di individuare anime generose, ma anche vulnerabili alle manipolazioni” portano ad arbitrarie gratificazioni, come “possibilità formative o di studio”, nei confronti delle “più fedeli e docili, a scapito invece di chi esprime un pensiero differente” e a “forme di ricatto per conseguire una gestione del potere senza limiti”.
 
E cita l’intervista del cardinale prefetto della Vita consacrata, Joao Braz de Aviz, che nell’inserto femminile dell’Osservatore parlò di casi “di superiore generali che una volta elette non hanno più ceduto il loro posto”, mentre “una ha voluto persino cambiare le costituzioni per poter restare superiora generale fino alla morte” e comunque della tendenza “a prolungare ad ogni costo il mandato ricevuto”. “In una Congregazione (attualmente in fase di commissariamento) – scrive l’articolista, padre Giovanni Cucci – la medesima suora è stata consigliera generale per dodici anni, successivamente superiora generale per 18 anni, ed è riuscita a farsi eleggere di nuovo vicaria generale, ‘pilotando’ il capitolo, per poter continuare a governare di fatto negli anni successivi”.

 

I privilegi

E la domanda è “se il governo sia considerato una forma di assicurazione di privilegi preclusi agli altri membri, come ad esempio, nel caso in questione, affidare alle comunità i familiari e i parenti, ospitati e curati gratuitamente”. In alcuni casi “i familiari sono anche stati sepolti nella tomba della Congregazione”, mentre “in un altro Istituto la superiora, senza consultare nessuno, si è portata la mamma nella comunità delle suore fino alla morte, permettendole anche di condividere gli spazi comunitari per circa vent’anni. Ogni estate abbandonava la comunità per portarsi la mamma in vacanza”.
 
Essere superiora, in certi casi, “sembra garantire altri privilegi esclusivi, come usufruire delle migliori cure mediche, mentre chi è una semplice suora non può neppure andare dall’oculista o dal dentista, perché ‘si deve risparmiare’”.
 

Piccoli vantaggi

Gli esempi “riguardano purtroppo ogni aspetto della vita ordinaria”: dall’abbigliamento alla possibilità di fare vacanza, avere una giornata di riposo o, più semplicemente, poter uscire per una passeggiata, “tutto deve passare dalla decisione (o dal capriccio) della medesima persona”. E “se si chiede un indumento pesante, si deve attendere la deliberazione del Consiglio, o la richiesta viene rifiutata ‘per motivi di povertà’”. Alla fine alcune suore si sono rivolte ai familiari, e magari hanno saputo che “l’armadio della superiora è pieno di indumenti acquistati senza consultare nessuno con i soldi della comunità, mentre altre hanno a malapena un ricambio”.
 
Per Civiltà Cattolica spesso nelle Congregazioni femminili governare è sinonimo di privilegio, a scapito dei più deboli, mentre la casa religiosa “più che come una comunità, viene vissuta come una prigione”. E poi non mancano “casi di abusi sessuali subiti dalle novizie da parte delle formatrici; una situazione più rara rispetto alle Congregazioni maschili, ma forse, proprio per questo, ancora più grave e dolorosa”.
 Fonte: Repubblica

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