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193443087 9f6a2f3e 3113 44a1 b979 bdc704980603 - Colombia: ucciso Uriel, il comandante "social" dei ribelli dell'Eln

Colpo grosso del governo colombiano nei confronti dell’ultima guerriglia ancora attiva nel Paese. I gruppi speciali dell’esercito hanno ucciso Andrés Felipe Vanegas Londoño, trentenne capo del Fronte di guerra occidentale dell’Eln (Esercito di Liberazione Nazionale), volto mediatico dell’organizzazione, l’unico guerrigliero disposto a concedere interviste.

Sebbene sempre nascosto da passamontagna nero, fazzoletto nero e rosso al collo a simbolizzare i colori del gruppo, quello che tutti conoscevano con il nome di battaglia “Uriel” era diventato famoso per le sue lunghe conversazioni che intratteneva con la stampa e le emittenti radiofoniche e televisive colombiane e straniere.

È stato colpito durante l’operazione Odín, un’incursione delle forze speciali in una piccola comunità agricola del Dipartimento di Chocó, Nordest della Colombia, territorio di scontro e di contesa con il Clan del Golfo per il controllo delle rotte del traffico di cocaina, armi ed esseri umani.

Oltre che di terrorismo, sequestro di persona, omicidi, Uriel era anche accusato di aver portato a termine uno degli attentati più crudeli attribuiti al suo gruppo: l’assassinio di 22 cadetti della Scuola generale Santander avvenuto nel 2019. Un’auto imbottita di tritolo riuscì a superare la barriera d’ingresso e una volta all’interno esplose. Alla guida c’era un’altra vecchia conoscenza della guerriglia, esperto artificiere, autore di altri attentati nei quali aveva perso anche un braccio.

Nelle sue interviste aveva rivendicato molte delle azioni commesse dall’Eln, sosteneva di essere il coordinatore dei grupppi di guerriglia urbana che avevano attaccato poco più di un mese fa i Centri di Allarme Immediato (Cai) nel cuore di Bogotà.

Oltre ad ammettere che molti dei militanti dell’organizzazione avevano partecipato alle manifestazioni di massa contro il governo dell’anno scorso, prima dell’esplosione della pandemia del Covid, il comandante del Fronte Occidentale aveva detto alla France Presse che la guerriglia non avrebbe mai rinunciato al traffico di droga e al sequestro di persona perché considerati “tributi di guerra e, come in qualsiasi altro spazio, quando non si pagano i tributi, esiste la privazione della libertà per obbligare a questa imposta”.

Un modo comodo di giustificare pratiche assai diffuse in Colombia e sulle quali le Farc, artefici di migliaia di sequestri in 40 anni di attività, proprio recentemente avevano fatto autocritica chiedendo perdono alle tante vittime rimaste incatenate, chiuse in recinti allestiti all’interno della giungla anche per anni prima di essere liberati.

Ed è stato proprio il rifiuto a rilasciare gli ostaggi che l’organizzazione ha ancora in mano, a far interrompere le trattative di pace con il governo, naufragate poi con l’attentato alla scuola della polizia e il massacro dei cadetti.

Fonte: Repubblica

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