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corea del sud lambasciatore usa cede al caldo e si taglia i baffi della discordia o loro o la mascherina - Corea del Sud, l'ambasciatore Usa cede al caldo e si taglia i baffi della discordia: "O loro o la mascherina"

Alla fine ha dovuto cedere. Troppo caldo in Corea del Sud, e poi l’obbligo di mascherina. Così l’ambasciatore degli Stati Uniti Harry B. Harris Jr., si è tagliato i baffi. Una scelta ponderata e anche difficile. Quei suoi baffi sale e pepe li aveva difesi per due anni, nonostante le proteste e le polemiche. Il diplomatico era stato infatti accusato di antipatriottismo e di poca sensibilità portando con tanta disinvoltura il simbolo del brutale periodo del colonialismo giapponese.

Durante il fine settimana Harry B. Harris Jr. è entrato in un barbiere di Seul e si è tolto tutto. Filmando la rasatura e postandola su Twitter.

Alcuni in Corea del Sud avevano visto i baffi del signor Harris, un giapponese-americano, come un ricordo doloroso associandoli a quelli portati dai governatori coloniali giapponesi che governarono la Corea dal 1910 al 1945, un periodo buio e traumatico per la penisola.

Ma Harris ci teneva. Se li era lasciati crescere dopo essere andato in pensione da ammiraglio della Marina. Per tutta la sua carriera non aveva potuto averli. Doveva esere impeccabilmente liscio, in ordine. “Alcune persone possono indossare una mascherina e avere i baffi o la barba. Ma per me è impossibile, sento solo disagio con questo caldo”, spiega Harris avvolto in un asciugamano rosa nel video pubblicato sabato dall’ambasciata degli Stati Uniti, girato con tanto di effetti sonori di suspense e didascalie.

“Sono contento di averlo fatto. Per me non c’era scelta, o i baffi o la maschera”, ha twittato Harris. “Con il coronavirus la mascherina è importante”.

Nato in Giappone da madre giapponese e padre americano, ufficiale della Marina Usa, Harris è diventato ambasciatore in Corea del Sud nel 2018. Una delle prime domande che gli furono poste riguardava proprio i suoi baffi: alcuni sudcoreani si chiedevano se fosse un insulto calcolato. Nel 2019 durante una protesta per contestare il costo delle truppe statunitensi in Corea del Sud, i manifestanti sfilarono con in mano cartelli che rappresentavano baffi di gatto sul viso dell’ambasciatore.

L’anno scorso Harris non aveva ceduto. Non si sarebbe rasato per migliorare la sua relazione con i sudcoreani. Aveva detto: “Dovrete convincermi che in qualche modo i miei baffi sono dannosi per la relazione tra i nostri Paesi”. Fino ad oggi. Contro la mascherina non ce l’ha fatta a mantenere né punto, né baffo.

Fonte: Repubblica

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