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Quattro voli charter partiti da Dacca e atterrati a Fiumicino il mese scorso (il 12, il 17 il 23 e il 26 giugno) spaventano Roma. A bordo c’erano circa 900 passeggeri alcuni dei quali sono risultati positivi al Covid-19. Un numero consistente di loro, dopo lo sbarco, è rimasto nella Capitale.

La lista dei viaggiatori, quasi tutti bangladesi, è stata diramata ai team di contact tracer delle Asl romane, che sono al lavoro per rintracciarli ed eventualmente sottoporli alla quarantena, perché un viaggio di molte ore sull’aereo, con l’aria condizionata, può aver diffuso il virus.

Ma l’operazione, cominciata all’inizio di luglio quando si sono scoperti i primi due casi di contagio tra i passeggeri e il governo ha bloccato i voli diretti dal Bangladesh, si è messa subito in salita.

Molti dei domicili indicati sui permessi di soggiorno, infatti, sono finti, nel senso che a quegli indirizzi ora ci vivono altre persone. Lo stesso 53 enne bangladese fermato il 7 luglio alla stazione di Termini, dopo aver violato la quarantena fiduciaria disposta in un comune del Ravennate, aveva il domicilio ancora fissato a Centocelle. Lui era sul volo del 23 giugno.

“Stavo cercando lavoro”

“Sì, sono positivo al Covid-19. Ho violato la quarantena perché sono andato a cercare lavoro”. Questa è la risposta che il 53 enne ha dato agli agenti della Polizia Ferroviaria che lo hanno fermato a Termini. È stato subito portato al Policlinico Umberto I. Il team di epidemiologi della Asl Roma 1 sta in queste ore ricostruendo i suoi spostamenti, durati cinque giorni, per rintracciare i contatti che ha avuto, potenzialmente a rischio contagio per quanto sembra che indossasse la mascherina durante gli spostamenti.

Da quanto risulta finora, ha viaggiato tra Romagna, Marche e Lazio, prendendo due treni regionali (quindi non c’è lista passeggeri da cui si possa desumere vicino a chi fosse) e passando per Falconara.

I 4 voli charter

Ma a preoccupare di più le autorità sanitarie di Roma sono i passeggeri dei quattro voli charter di giugno. L’allerta è iniziato quando, a inizio luglio, il team di contact tracer (i tracciatori del virus) della Asl Roma 2 (la più grossa della Capitale per numero di cittadini assistiti, circa 1,5 milioni) hanno ricevuto la notifica di due positivi tra quei passeggeri.

A quel punto si sono messi al lavoro, e in pochi giorni, pur con tutte le difficoltà dei domicili finti, hanno scoperto settanta casi Covid-positivi nella comunità del Bangladesh (30 mila persone) che ricade nel territorio della Asl Roma 2. Tra i contagiati risulta esserci anche un italiano.

I tamponi

La campagna di tamponi è tornata a livelli di guardia: ieri, solo nella Roma 2, sono stati eseguiti 1.050 test. “Sicuramente siamo preoccupati”, spiega a Repubblica il dottor Antonio Miglietta, responsabile di Epidemiologia e profilassi malattie Infettive del Dipartimento Prevenzione Asl Roma 2.

“Il contagio ‘da importazione’ sta prendendo una piega troppo grande. L’aiuto che si può avere dalla stessa comunità è quello di segnalare chi è rientrato in Italia e i contatti che ha frequentato”. Con una mail alle associazioni islamiche romane, il dottor Miglietta ha invitato gli imam a tenere chiusi, nella giornata di oggi, “tutti i luoghi di preghiera frequentati dalla comunità del Bangladesh”.

Il 78 per cento dei nuovi casi è di importazione

Ieri l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha fornito queste cifre: “Registriamo un dato di 28 nuovi casi positivi, 22 sono di importazione (pari al 78 per cento del totale) e di questi 18 hanno un link con i voli di rientro dal Bangladesh già attenzionati. Un altro caso proviene dalle Canarie, uno ha un link con il Brasile e uno di rientro da una visita familiare a Milano. Ci aspettiamo nella valutazione settimanale un valore RT ancora di poco superiore a 1 a causa dei focolai di importazione”.

Il quinto volo

C’è un quinto volo che in queste ore è al vaglio degli epidemiologi della Capitale, quello di mercoledì pomeriggio partito da Doha e arrivato a Fiumicino alle 18.36. A bordo dell’Airbus c’erano 310 passeggeri. Quelli di nazionalità bangladese sono stati rimandati indietro, come da disposizioni governative. Altri 53, invece, sono stati trasportati dalle ambulanze dell’Ares 118 e messi in isolamento in alcuni alberghi dei quartieri Prenestino e Tiburtino e al Merriot (ex centro direzionale dell’Alitalia): i tamponi finora hanno rilevato, tra questi, cinque casi di positività.

Sono perlopiù cittadini pakistani partiti da Karachi e sono stati portati d’urgenza all’Ospedale Spallanzani. Il resto dei passeggeri è stato sistemato in altre strutture dal personale della Croce Rossa, coordinato per il trasferimento dalla Protezione Civile del Lazio.

Fonte: Repubblica

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