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coronavirus hong kong teme la terza ondata carrie lam la situazione e critica - Coronavirus, Hong Kong teme la terza ondata. Carrie Lam: "La situazione è critica"

PECHINO – A Hong Kong la chiamano la “terza ondata”. Ma tra quelle vissute dall’ex colonia britannica è la più grave, tanto che alcuni esperti iniziano a ipotizzare la necessità di un lockdown se i nuovi casi di Covid-19 dovessero salire ancora. Ieri, domenica, le autorità della città, provincia autonoma della Cina, ne hanno annunciati 108, il numero più alto da quando è iniziata la pandemia, che finora l’aveva colpita in maniera tutto sommato limitata. Le cifre ufficiali per lunedì non sono ancora disponibili, ma secondo quando riporta il South China Morning Post dovrebbe essere un’altra giornata a tre cifre, forse un nuovo record negativo.

La contestata governatrice Carrie Lam ha definito la situazione “davvero critica”, aggiungendo che “non ci sono segni che stia ritornando sotto controllo”. Così da oggi è scattato l’obbligo di indossare la mascherina in tutti gli spazi pubblici al chiuso, come i centri commerciali, e i dipendenti pubblici sono tornati a lavorare da casa, come durante la prima ondata virale. È stata anche prolungata di una settimana la limitazione di orario per i ristoranti, che possono accogliere clienti solo fino alle 17, e la chiusura di locali a rischio come bar, karaoke e palestre.

Un centinaio di casi al giorno non è ancora un numero da allarme rosso per una città di 7 milioni e mezzo di abitanti. Ma in questa improvvisa impennata, che porta il totale a 1885 infezioni, con 12 decessi, ci sono diversi elementi di preoccupazione. Il primo è che gran parte dei positivi restano al momento di origine ignota, quindi potrebbero essere parte di focolai più grandi. Uno di quelli scoperti ieri per esempio è un signore che aveva passato alcuni giorni in un reparto comune di un ospedale. Il secondo è la quantità limitata di strutture di cura e ricovero pubbliche di cui Hong Kong dispone: al momento i posti nei centri di isolamento sono occupati al 68%, ne restano appena 196. L’età media dei positivi intanto si alza, con il rischio ben noto che sviluppino forme più gravi della malattia. Il governo ha annunciato che realizzerà nuove strutture di quarantena con 2mila posti.

La situazione andrà monitorata con attenzione nei prossimi giorni. Alcuni esperti però cominciano a ipotizzare misure di contenimento più stringenti rispetto a quelle attuate finora dalla città, come l’obbligo di mascherina anche all’aperto o addirittura un vero e proprio lockdown. 

L’emergenza ha anche un risvolto politico, visto che dal primo luglio a Hong Kong è entrata in vigore la nuova legge sulla sicurezza nazionale, da molti letta come una stretta di Pechino sulle libertà e l’opposizione della città. Le marce di protesta organizzate dal campo democratico non sono state autorizzate proprio sulla base di considerazioni sanitarie, motivazione che secondo molti era in realtà una scusa per censurare le espressioni di dissenso. Una settimana fa il campo dell’opposizione ha tenuto le sue primarie per la scelta dei candidati al Consiglio legislativo, appuntamento a cui hanno partecipato 600mila persone.

Ma proprio la nuova ondata epidemica potrebbe influire sullo svolgimento di quel voto per il Parlamento locale previsto il 6 settembre, che secondo molti si annuncia come una storica vittoria per le forze pro-democrazia. Tam Yiu-chung, l’unico delegato di Hong Kong nel Comitato permanente del Parlamento centrale di Pechino, ha detto che l’ipotesi di rimandare le elezioni non va esclusa. Qualsiasi decisione, in un clima del genere, sarebbe inevitabilmente letta come politica.

Fonte: Repubblica

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