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LONDRA – Lo hanno già chiamato il “Super-Saturday”, il “super sabato”. E cioè domani, 4 luglio, il “giorno dell’indipendenza” anche per molti inglesi. Che, finalmente, dopo tre mesi di lockdown, potranno tornare al pub, al bar o al ristorante, che riapriranno (almeno quelli sopravvissuti alla crisi del Covid) seguendo però almeno in teoria le norme di distanziamento sociale e altre accortezze. Ma ci sono già tensioni e polemiche. Tanto che il premier Boris Johnson oggi, in una conferenza stampa ad hoc, ha esortato gli inglesi “a non rovinare tutto, rispettando gli sforzi collettivi fatti sinora nella lotta al coronavirus”.

Peccato che non sia così facile. Innanzitutto, il governo ha scelto di far riaprire pub, bar e ristoranti (non le discoteche) nel giorno peggiore, il sabato, ossia quello tendenzialmente più affollato. Un azzardo piuttosto clamoroso viste le assetate orde di persone che potrebbero presentarsi nei locali, in un momento in cui la crisi del coronavirus in Inghilterra è ancora grave, con un centinaio di morti ogni giorno, per un totale che uffiosamente (incrociando i dati dei decessi in eccesso sugli anni precedenti), tocca i 60 mila morti. Tanto che Scozia e Galles, come visto in queste ore anche sulle esenzioni alle quarantene per i viaggiatori (italiani inclusi), non hanno seguito Londra neanche su questo tema.

Le premesse non sono confortanti. Già oggi, venerdì, con alcuni pub e bar aperti solo per il servizio da asporto, si sono viste scene poco rassicuranti. Nel mercato di Borough Market, a London Bridge, decine di persone si sono assembrate a bere birra, senza alcun distanziamento sociale, senza mascherine, niente. Alcuni giovani a un certo punto hanno iniziato a spingersi canzonando le norme anti Covid e urlando contro il distanziamento di sicurezza di due metri tra una persona e l’altra. 

Cosa accadrà domani a pub riaperti? Si teme il peggio. Tanto che il governo ha dovuto puntualizzare che domani le birrerie in Inghilterra non potranno riaprire prima della sei, di mattina. Perché qualche barista aveva già pensato di iniziare ad aprire alla mezzanotte e un minuto di stanotte, sfruttando il fatto che tecnicamente fosse già sabato 4 aprile. Altre norme di sicurezza poi saranno davvero difficili da applicare e controllare: come quella di lasciare i dati personali ai gestori del locale in modo da essere rintracciati qualora si scoprisse un caso di Covid tra i clienti (si è arrivati al compromesso che si prenderanno le generalità solo di un generico “capogruppo” della comitiva); mentre sarà vietato cantare o esultare davanti alle partite di calcio che continueranno a essere trasmesse dai locali pubblici autorizzati.

Sarà davvero possibile rispettare tutto questo? Sarà dura. L’unica speranza del governo a questo punto è un sondaggio dell’Independent per cui meno del 10% degli intervistati si è detto così  audace da mettere piede in un pub domani. Allo stesso tempo però si sono già viste in Regno Unito scene che hanno letteralmente ignorato gli ammonimenti del governo contro il coronavirus, vedi i maxi assembramenti di migliaia di persone in spiaggia a Brighton e Bournemouth, i festeggiamenti dei tifosi del Liverpool, le manifestazioni di Black Lives Matter.

Johnson oggi è stato categorico con i cittadini inglesi: “Avete visto cosa è successo a Leicester? Hanno dovuto richiedere tutto. Se non vi comporterete responsabilmente sarò costretto a un nuovo lockdown”. Faranno breccia le minacce? Chissà, anche perché suo padre, il 78enne Stanley, per esempio, continua a fare di testa sua infrangendo ogni regola, non dando il buon esempio. L’altro giorno se n’è andato nella sua casa al mare in Grecia, facendo scalo in Bulgaria per evitare la quarantena, nonostante la linea guida del governo con quella destinazione fosse “solo per viaggi indispensabili”. Già, lo stesso che lo scorso marzo, quando suo figlio esortava il popolo a non andare al pub prima di imporre il lockdown, diceva in tv: “Se voglio andare al pub, certo che ci vado!”.

Fonte: Repubblica

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