Condividi:

TEL AVIV – Il vaccino anti-Covid di Moderna è stato approvato dal ministero della Salute israeliano, anticipando così la distribuzione delle prime dosi entro la fine di gennaio. E’ stata la stessa azienda farmaceutica americana a confermarlo in un comunicato. Israele diventa così il terzo Paese, dopo Stati Uniti e Canada, ad autorizzare anche questo vaccino, attualmente ancora in esame nell’Unione europea.

Moderna è la prima produttrice del vaccino anti-Covid con cui Israele aveva chiuso un contratto per l’approvvigionamento già a giugno, triplicandolo a inizio dicembre per arrivare a un totale di 6 milioni di dosi la cui distribuzione inizierà nelle prossime due settimane, secondo quanto dichiarato oggi dal professore Chezy Levy, direttore generale del ministero della Salute. Secondo le valutazioni del ministero della Salute, la prima tranche dovrebbe rifornire il Paese di un milione di vaccini, fondamentali per non interrompere il ritmo attuale di vaccinazione che conta 150 mila inoculazioni al giorno. La campagna vaccini in Israele è iniziata il 20 dicembre con il vaccino Pfizer, del quale a oggi è stata somministrata la prima dose a quasi un milione e mezzo di ultrasessantenni, persone con malattie pregresse e personale sanitario, israeliani così come stranieri che si trovano nel Paese.

La risposta sopra le aspettative della popolazione, che è accorsa a richiedere l’iniezione, ha portato a un esaurimento delle scorte a disposizione prima del previsto. Per poter garantire la somministrazione della seconda dose, prevista dopo 21 giorni, il ministero della Salute stava prospettando una riduzione delle nuove inoculazioni. L’arrivo anticipato del vaccino di Moderna – inizialmente previsto entro marzo – potrebbe non rendere necessaria la misura.

Contestualmente alla corsa per l’immunizzazione che ha portato Israele in cima alle classifiche mondiali per numero di vaccinati in rapporto alla popolazione (9,2 milioni di abitanti), il Paese continua a registrare picchi di contagi, 8.311 nella giornata di ieri su un totale di 111 mila tamponi effettuati (percentuale di postivi del 7,4% e un totale di 3.448 deceduti dall’inizio della pandemia). Israele si trova da quasi due settimane in un terzo lockdown, considerato estremamente inefficace in quanto le scuole sono rimaste aperte, dopo che la commissione parlamentare per l’istruzione aveva ribaltato la decisione del governo di chiudere almeno parte delle classi. Nel pomeriggio di oggi, il governo deciderà se inasprire le misure restrittive per almeno altre due settimane, in primis chiudendo l’intero sistema scolastico, ad eccezione degli asili.

A causa della stretta del lockdown, il ministero della Salute ha deciso di rimandare la presentazione dell’app “Passaporto Verde”, che sarebbe dovuta partire oggi in via sperimentale. L’app è volta a coordinare la mobilità all’interno del Paese per i vaccinati che hanno ricevuto entrambe le dosi, i guariti dal virus e chi ha effettuato un tampone risultato negativo. Nella prima fase verrà sperimentata per agevolare l’ingresso a Eilat e al Mar Morto, che a novembre sono state definite “isole verdi”, le località dove la ripresa delle attività turistiche e di intrattenimento era consentita previa presentazione di un test negativo per accedervi. Successivamente l’app verrà utilizzata negli eventi culturali, sportivi, nei congressi, nel tentativo di portare a una ripresa dei settori rimasti paralizzati in un anno di pandemia.

Inoltre, ogni vaccinato riceverà un certificato valido per sei mesi a partire dalla settimana successiva alla somministrazione della seconda iniezione, che esonererà chi è già stato immunizzato dalla necessità di quarantena in caso di contatti con positivi o rientrando dall’estero. Israele è in trattative con diversi Stati per consentire ai propri cittadini vaccinati l’esenzione dalla quarantena, nonché dalla necessità di presentare un tampone negativo per accedere a queste destinazioni.

Se il ritmo delle vaccinazioni rimarrà costante, Israele sostiene di poter arrivare all’immunizzazione di gregge entro la primavera. Prima di allora, il Paese va incontro alla sfida delle elezioni fissate per il 23 marzo – le quarte in meno di due anni. La commissione elettorale nazionale stima che sarà necessario un 30% di seggi in più per garantire la possibilità di voto in sicurezza ai positivi e alle persone in isolamento. Secondo quanto dichiarato dalla presidente della commissione, queste categorie di elettori voteranno in seggi distribuiti all’interno degli ambulatori delle quattro casse mutua nazionali, nonché in postazioni drive-in.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy