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165421459 a1e50450 f8c7 4106 a432 2a8baa072745 - Coronavirus, la Svezia cambia rotta: via libera a chiusure e multe

BERLINO – Ci sono voluti prima il severo discorso del Re, poi il crollo del governo nei sondaggi, e una nuova spaventosa impennata di contagi e decessi. Alla fine, il governo a guida socialdemocratica svedese ha cambiato rotta. Fino a ieri aveva rifutato qualsiasi lockdown e misura coercitiva di obbligo mascherine, distanziamento o altro per arginare la pandemia. Ma ieri il Riksdag, il Parlamento unicamerale della prima potenza della Comunità nordica, ha votato un pacchetto di leggi che consentono di chiudere attività commerciali e sportive, limitare il numero di persone in negozi o in gruppi insieme, limitare gli orari di apertura e imporre salate multe a chi non si adegua.

Il voto è stato bipartisan. Dei 349 legislatori era presente solo il massimo numero permesso dalle regole interne di distanziamento, cioè 55, divisi in proporzione alla forza dei gruppi parlamentari. In 45 hanno votato a favore, 10 si sono espressi contro. Le leggi entrano in vigore domani domenica, e resteranno in atto fino a settembre. Chiaro segnale di allarme: l’esecutivo prevede tempi lunghi nella lotta al coronavirus.

Le leggi dispongono che esercizi commerciali di ogni tipo, palestre, piscine e altri impianti sportivi al chiuso limitino la presenza al loro interno in modo che per ogni persona presente ci siano 10 metri quadri di spazio-separazione. Per gli incontri privati viene posto un tetto di un massimo di 8 persone presenti. Multe salate colpiranno sia esercizi commerciali sia privati cittadini che violeranno tali disposizioni. Non siamo ancora all’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici o altrove. Dunque norme ben meno severe dei lockdowns danese, norvegese, finlandese e del resto dei paesi europei, ma comunque una svolta.

Finora, criticato dal resto della Ue e soprattutto dagli altri paesi nordici, l’esecutivo di Stoccolma aveva solo emanato consigli di usare mascherine e attenersi al distanziamento. La strategia era stata elaborata dal controverso capo epidemiologo, Anders Tegnell. Ma il bilancio delle vittime è stato enormemente superiore al resto del nord e a quasi tutti i paesi della Ue, in proporzione al numero di cittadini e residenti. L’ultimo bilancio quotidiano indicava 7.187 contagi e 171 morti. In totale, su circa dieci milioni di abitanti, la Svezia ha registrato oltre mezzo milione di contagi e più di 9.400 morti.

Il ripensamento del premier Lofven e del suo team ha alle spalle non solo l’aggravamento della situazione, bensì anche pesanti sconfessioni e proteste. Primo fra tutti, con una decisione senza precedenti, era intervenuto il Re, Carl XVI Gustav. “Abbiamo sbagliato tutti sul coronavirus, e di conseguenza il popolo affronta gravi sofferenze alla vigilia di Natale”, aveva detto nel suo messaggio di fine anno di cui parti erano state rese pubbliche giorni prima della trasmissione dell’integrale. Durissimo intervento politico per un monarca che costituzionalmente ha solo un ruolo rappresentativo e di simbolo dell’unità nazionale.

Nella sua reazione al discorso del Re, Lofven aveva semplicemente raccomandato prudenza, maschere, distanziamento e la scelta di stare a casa, per poi essere sorpreso in una grande folla in uno shopping center: pessimo esempio. Poi il responsabile della lotta alla pandemia, Dan Eliasson, dopo aver chiesto ai cittadini di restare a casa, è partito per una vacanza alle Canarie. Si è visto costretto a dimettersi.

A peggiorare la situazione, i sondaggi: il governo è crollato al suo minimo storico di consensi, il 31 per cento scarso. Adesso, con uno spaventoso ritardo, il premier e i suoi ministri, a cominciare dalla titolare della Sanità, Lena Hallengren, si sono mossi. Tra poche ore, si comincerà a vedere se e in che misura l’inasprimento delle norme anti-covid basterà a migliorare la situazione. Finora, uno dei paesi più efficienti, avanzati, tecnologici e solidali del mondo libero è stato punito dal “no lockdown” con il pesantissimo bilancio di infezioni e morti. E infine ma non ultimo, ciò ha inferto un colpo gravissimo all’immagine e al mito del modello svedese.

Fonte: Repubblica

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