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coronavirus lappello dei parlamentari europei la sicurezza e la difesa dellunione sia la priorita - Coronavirus, l'appello dei parlamentari europei: "La sicurezza e la Difesa dell'Unione sia la priorità"

“Domani è un altro giorno”: Sentiamo di nuovo questa esclamazione da un Paese all’altro senza avere alcuna certezza di ciò che vogliamo farne. Mentre la pandemia di coronavirus ha svelato alcune delle nostre debolezze, ci mette di fatto principalmente di fronte alle nostre responsabilità nelle priorità che definiremo per i nostri paesi e il nostro continente.

Ci troviamo, intuitivamente, in una situazione economica e sociale altrettanto grave quanto quella dopo la Seconda guerra mondiale. Alcuni, nel 1950, hanno saputo – pensiamo ad Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Joseph Bech, Sicco Mansholt o Robert Schuman – superare gli egoismi nazionali. Hanno poi gettato le basi per un’Unione europea di cui percepiamo oggi che, in assenza di riaffermare la sua solidarietà e la sua originalità, quest’ultima si stia giocando il suo futuro.

I nostri responsabili politici nazionali saranno naturalmente tentati di gestire il breve termine al fine di rispondere ai bisogni e alle aspettative delle popolazioni. Il tempo politico, tuttavia, non è sempre un breve periodo di tempo. Ma esiste la possibilità di guardare al prossimo decennio, mentre è in discussione il calendario dei negoziati sul ciclo di bilancio europeo per gli anni 2021-2027. Si teme, tuttavia, che la difesa dell’Europa, che potrebbe simboleggiare questa comune identità da noi rincorsa, implichi al contrario una riduzione politica duratura dell’Unione.

I precedenti negoziati hanno infatti portato a una riduzione sostanziale, per esempio, del Fondo europeo di Difesa (da 13 miliardi di euro in 7 anni secondo il progetto della Commissione a circa 6 miliardi dopo i primi negoziati nell’autunno 2019), e del progetto di mobilità militare (da 6,5 miliardi in 7 anni a quasi nulla). Tuttavia, domani, si farà ancora più pressione sulle spese europee per la difesa in un contesto in cui i temi di resilienza, di sicurezza sanitaria o sicurezza umana attireranno più facilmente la spesa pubblica. Che ne sarà dunque del nostro futuro?

Riteniamo che tornare agli impegni assunti negli ultimi anni e approvati dal Parlamento europeo sul rilancio della difesa europea sarebbe un errore strategico. Noi, parlamentari e responsabili politici chiediamo ai capi di Stato e di governo di conferire alla difesa europea tutta l’attenzione necessaria in un contesto altamente degradato. Poiché, se lo sviluppo di uno strumento di difesa non ha alcuna legittimità in sé, va constatato che i bisogni ai quali ha risposto ieri, persisteranno domani.

In primo luogo, mentre il contesto strategico è oggi fondamentalmente colpito dalla crisi sanitaria, le minacce già esistenti non sono peraltro scomparse e molte di esse rischiano, al contrario, di essere aggravate dall’attuale crisi. L’instabilità alla periferia dell’Europa – dal Nord Africa al Vicino e Medio Oriente – sarà tanto più grande in quanto il Covid colpirà le società meno resilienti e i cui sistemi politici sono già indeboliti da movimenti di protesta strutturali.

In secondo luogo, la crisi sanitaria ha solo inasprito il confronto tra Stati Uniti e Cina, ciascuno di questi due paesi incarnando per l’altro il nemico responsabile della pandemia, mentre le istituzioni di governance globale sono denigrate e messe da parte.

Da parte sua, la Russia ha confermato, in occasione di questa pandemia, la sua posizione aggressiva, in particolare attraverso le sue azioni di disinformazione e di attacchi informatici che colpiscono in particolare gli Europei. Non è detto che in questa fase la Cina o la Russia possano riemergere più forti dalla crisi, ma in entrambi i casi, l’indebolimento dell’Europa non farà che perfezionare i loro obiettivi strategici.

In terzo luogo, gli Stati Uniti, fortemente colpiti dalla crisi, hanno rinunciato a ogni leadership mondiale e hanno sostanzialmente abbandonato i loro alleati europei, confermando una crescente tendenza alla separazione tra l’Europa e il continente nordamericano. Indipendentemente dal colore della prossima amministrazione eletta, la rifocalizzazione degli Stati Uniti sulle problematiche nazionali, per ragioni economiche ma anche strategiche, sembra essere lo scenario più probabile. La lucidità richiede di ammetterlo.

In questo contesto, la capacità degli Europei di difendersi da soli è più che mai di attualità.

Occorre prima di tutto mantenere i livelli di investimento già concordati a livello europeo per le iniziative in materia di difesa, che si tratti del “FEDef” o della mobilità militare. Il FEDef deve fornire un sostanziale sostegno finanziario allo sviluppo di capacità autonome europee, nonché alla ricerca nel campo della difesa attraverso investimenti per i quali gli americani hanno da tempo dimostrato il carattere duale (militare e civile). A livello nazionale, si teme che i bilanci della difesa subiscano tagli imposti dalla crisi economica. Già indeboliti strategicamente dalla crisi, gli europei rischiano di aumentare ulteriormente la loro vulnerabilità riducendo le spese destinate a garantire la loro sicurezza. Tuttavia, il mantenimento dei finanziamenti europei consentirebbe allo stesso tempo di compensare il calo simultaneo dei bilanci (per un importo inferiore ai risparmi realizzati) pur aumentando la sicurezza europea!

Infine, gli investimenti decisi a livello europeo dovranno tener conto degli insegnamenti dell’attuale crisi e quindi riservare una parte importante dei bilanci a progetti relativi allo sviluppo della resilienza, che si tratti della lotta contro le minacce informatiche e la disinformazione, o dello sviluppo e del coordinamento dei mezzi di protezione civile e di infrastrutture critiche. I nostri connazionali saranno tanto più favorevoli alle spese europee per la difesa e avranno nuovamente fiducia nell’Unione europea, in quanto risponderanno all’evoluzione delle minacce e quindi alle loro vulnerabilità.

La crisi del Covid 19 ha mostrato quanto la dipendenza dall’Europa in settori strategici possa creare  la vulnerabilità dei suoi cittadini, e quanto gli investimenti di oggi facciano la capacità di azione e la resilienza di domani, da una parte, e la capacità di padroneggiare la progettazione tecnologica e la produzione industriale di grandi programmi, dall’altra. Rinunciarvi nel campo dell’aeronautica o dell’informatica, delle comunicazioni o dell’intelligence, per esempio, significa dover irrimediabilmente dopo domani affidarsi a qualcun altro che poi ci vedrà come un vassallo e non solo più come un cliente.

Mentre la crisi rende il mondo più incerto e pericoloso, un mondo in cui gli Europei potranno contare solo su loro stessi, non è giunto il momento di ripiegarsi sul quadro nazionale troppo ristretto delle nostre preoccupazioni interne, né di rinunciare a ciò che deve garantire la sicurezza e la libertà delle donne e degli uomini d’Europa. Questo è il prezzo da pagare per la libertà di scegliere il nostro destino.

Noi, parlamentari nazionali ed europei, chiediamo ai nostri capi di Stato, riunitisi il 17 e 18 luglio a Bruxelles, di rendere la sicurezza dei cittadini e la difesa dell’Unione una delle priorità della discussione di bilancio europea.

Hélène Conway-Mouret (vicepresidente Senato francese, Ex Ministro degli Affari esteri)
Eric Andrieu (MEP, Francia)
Cathal Berry (TD, Parlamento irlandese – Independent)
Anastasios Chatzivasileiou (MP, parlamento greco, segretario del comitato di Difesa – Partito della Nuova Democrazia)
Gerard Craughwell (Senatore irlandese – Independent)
Vincent Eblé (Senatore francese, Presidente del comitato finanziarioI
Constantinos Efstathiou (MP, Camera dei rappresentanti della Repubblica di Cipro – Movimento dei socialdemocratici)
Fritz Felgentreu (MdB, Bundestag tedesco – Portavoce SPD sulla politica di difesa)
André Flahaut (Parlamentare federale, parlamento belga, ex ministro della Difesa nazionale e ministro di Stato)
Laura Garavini (Senatore italiano, Presidente del comitato di Difesa, Partito Democratico)
Sylvie Guillaume (MEP – Presidente della delegazione francese per S&D)
Gediminas Kirkilas (Vicepresidente del Seimas della Repubblica di Lituania, presidente della commissione per gli Affari europei, presidente del Partito socialdemocratico)
Peter Kmec (MP, Parlamento slovacco)
Christophe Lacroix (Federal MP, parlamento del Belgio)
Roberta Pinotti (Senatrice, Senato italiano, Ministro della Difesa, Pd)
Neale Richmond (TD, parlamento Irlandese – Fine Gael)
Dr. Norbert Röttgen (MdB, presidente della commissione per gli Affari esteri del Bundestag tedesco. Ex ministro federale dell’Ambiente, della conservazione della natura e della sicurezza nucleare – CDU)
Nils Schmid (MdB, Bundestag tedesco – portavoce SPD per Affari esteri)
Christian Schmidt (MdB, Bundestag tedesco, ex Sottosegretario di Stato parlamentare presso il Ministero federale della Difesa – Partito dei sindacati sociali cristiani)
Radoslaw Sikorski (MEP per la Polonia, ex ministro della Difesa e ministro degli Affari esteri, Piattaforma Civica)
Marc Tarabella (MEP per il Belgio)
Jean-Marc Todeschini (Vicepresidente del Comitato affari esteri, Difesa e Forze armate, Senato francese, ex segretario di Stato alla difesa)
 

Fonte: Repubblica

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