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125340858 d543588d 8361 4ef9 bccf 63522edb423d - Coronavirus, non c'è la seconda dose? Londra pensa di mixare i vaccini

LONDRA. Il Regno Unito è stato il primo Paese in Occidente ad approvare e/o somministrare almeno due vaccini anti Covid sinora. Ma è anche quello che sta generando più polemiche. Dopo il caso dell’estensione a 12 settimane (dalle 3-4 inizialmente previste) della distanza temporale tra prima e seconda dose di vaccino per immunizzare – seppur parzialmente – quante più persone possibili contro la nuova contagiosissima variante B.1.1.7  del Coronavirus, ora c’è un altro caso che fa discutere: la possibilità di mischiare due vaccini, ossia di utilizzare quello di Oxford per la prima dose e quello di Pfizer-BioNTech per la seconda, o viceversa, in un singolo paziente. Un’eventualità che allarma diversi esperti.

Mix and match

Sinora non sono conosciuti casi in cui questo è avvenuto in Regno Unito. E, ufficialmente, sono ancora in corso test su quello che in gergo viene chiamato “mix and match” di vaccini, dopo che le autorità scientifiche di Londra, come la responsabile della task force vaccini in Uk Kate Bingham, qualche settimana fa non avevano escluso questa possibilità. Tuttavia, c’è una zona grigia in cui il mix di vaccini è già teoricamente permesso, nientemeno che nel manuale di vaccinazione fornito dalla Sanità pubblica britannica Nhs a infermieri e operatori sanitari che inoculano e somministrano il vaccino di Pfizer e, da dopodomani, quello di Oxford-AstraZeneca. Quest’ultimo sarà utilizzato in larga scala (il governo Johnson ne ha ordinato 100 milioni di dosi oltre alle 40 milioni di Pfizer) dopo un’altra approvazione controversa, perché l’agenzia del farmaco europea Ema e quella statunitense Fda non sono ancora convinte, hanno deciso di prendere altro tempo e condurre ulteriori test.

Il manuale

Nel manuale di vaccinazione della sanità pubblica Nhs per i suoi lavoratori, si legge chiaramente: “Ogni sforzo deve essere fatto affinché lo stesso paziente riceva sempre lo stesso tipo di vaccino. Tuttavia, coloro che hanno iniziato il ciclo di immunizzazione ma per i quali al richiamo lo stesso tipo di vaccino non è disponibile o la tipologia della prima dose non è conosciuta, è ragionevole offrigli una dose del prodotto disponibile sul posto affinché completi il ciclo”. Tradotto: qualsiasi tipo di vaccino, indifferentemente. Non solo. Sempre nel manuale si legge che “questa opzione”, ossia il “mix and match”, è la migliore se il paziente “è considerato ad alto rischio o se è improbabile che si presenti nuovamente per una seconda dose”, qualora debba essere rimandato a caso in mancanza dello stesso tipo di vaccino disponibile.

La reazione di Pfizer

Questa eventualità contemplata dalle autorità britanniche ha subito innescato la reazione di Pfizer, già irritata per l’estensione dell’attesa tra l’inoculazione della prima e seconda dose fino a 12 settimane decisa unilateralmente dalle autorità del farmaco inglesi. “La decisione sui regimi alternativi sulle dosi è in carico alle autorità sanitarie locali”, spiega l’azienda farmaceutica americana in un comunicato, “ma per Pfizer è vitale che si aumentino al massimo i controlli sulle modalità alternative per assicurarsi che ogni persona che riceva il vaccino abbia la massima protezione e immunizzazione possibile”.

“I vaccini non sono intercambiabili”

L’eventualità del mix di vaccini in Regno Unito ha allarmato, e molto, e autorità americane, tanto che il “New York Times” vi ha dedicato un pezzo. Le linee guida americane dei “Centers for Disease Control and Prevention”, infatti, escludono esplicitamente questa possibilità, in quanto “i vaccini non sono intercambiabili. Inoltre, l’efficacia e la sicurezza di queste tecniche alternative di somministrazione non sono state ancora testate: le due dosi dovrebbero essere dello stesso prodotto vaccinale”.

“Siamo al Far West”

Tra l’altro, nello specifico, il vaccino di Oxford e quello di Pfizer sono anche di tipologia diversa, altra particolarità che agita gli esperti: se il primo è basato su un adenovirus, ossia un virus blando tipico degli scimpanzé, ma geneticamente modificato in modo da portare con sé una parte del Coronavirus e, una volta immesso nellessere umano, di sviluppare una risposta immunitaria, quello di Pfizer/BioNTech è a tecnologia Rna. “Siamo al Far West”, commenta sempre al quotidiano americano il dott. Phyllis Tien, esperto di malattie infettive alla University of California, San Francisco, “nessuno ha condotto esperimenti o ha dati di questo genere”.

“Test in corso”

Ufficialmente, le autorità sanitarie britanniche sostengono che ci sono ancora test in corso sul mix di vaccini ed escludono questa eventualità al momento. Ma allora perché è già nero su bianco nelle linee guida della sanità pubblica ai suoi infermieri e operatori? “Non abbiamo alcuni dati su questo regime alternativo”, sostiene John Moore, esperto di vaccini Cornell University, in Regno Unito “sembrano aver abbandonato completamente la scienza, e stanno cercando in qualsiasi modo di uscire dal pasticcio in cui si ritrovano”.

Il pasticcio è lavariante inglese” B.1.1.7 del Coronavirus, quella ultra-contagiosa che sta dilagando nel Paese, soprattutto nel sud-est inglese e nella capitale Londra, dove nelle ultime settimane c’è stato un picco di ricoveri come in aprile, vari ospedali sono vicini al collasso e oltre metà delle nuove infezioni (oltre 52mila quotidiane nel Paese) sono riconducibili al nuovo ceppo: questa settimana, più volte i decessi hanno sfiorato quota mille al giorno. LImperial College ha pubblicato uno studio che conferma la natura estremamente contagiosa della nuova variante del virus: questa avrebbe un indice di riproduzione Rt” (che stima lavanzamento esponenziale del contagio da Coronavirus), superiore tra lo 0,4 e lo 0,7 rispetto allRt delle altre varianti, innalzandolo così a una media di 1,4-1,8, nonostante i lockdown in corso: 1,8 significa che 10 infetti ne contagiano altri 18, 18 oltre 32 e così via. Non solo: pare oramai certo che la mutazione del virus si diffonda soprattutto tra i più giovani e gli under 20. Di qui la chiusura oramai certa di molti istituti scolastici nelle prossime due settimane. E un terzo lockdown nazionale in Regno Unito è sempre più vicino.

Per questo, il governo britannico e lagenzia del farmaco Mhra stanno vagliando o, come nel caso delle 12 settimane, hanno già approvato decisioni radicali per combattere il Covid e fermare a tutti i costi le infezioni. Ma molti esperti si chiedono se il Regno Unito non stia andando oltre i limiti per ora consentiti dalla scienza.

Fonte: Repubblica

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