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104710892 c828ba15 fe57 4986 b4be fd29e063d7ac - Coronavirus, record di contagi a un anno dal primo morto di Wuhan

PECHINO – Un anno dopo l’esplosione dell’epidemia a Wuhan, e dopo mesi in cui i casi erano stati sostanzialmente azzerati, in Cina torna ad alzarsi il livello di allarme per il coronavirus. Nei giorni scorsi un focolaio di Sars-Cov-2 è emerso nello Hebei, la provincia che circonda Pechino, e le sue dimensioni non sono ancora del tutto chiare: oggi le autorità hanno annunciato 103 casi confermati nel Paese, la prima volta da mesi che il bilancio giornaliero arriva a tre cifre, più 76 asintomatici. Il grappolo di positivi nello Hebei, concentrati nel capoluogo Shijiazhuang, supera le 400 persone. Luogo e tempo fanno la differenza: siamo alle porte di Pechino, la città da proteggere ad ogni costo, e siamo alla vigilia del Capodanno cinese, la vacanza delle vacanze in occasione della quale centinaia di milioni di cinesi tornano nei villaggi d’origine per festeggiare con le famiglie. Lo scorso anno proprio quella migrazione contribuì a diffondere il virus in tutta la Cina e le autorità se lo ricordano bene, visto che oggi siamo a un anno dall’annuncio del primo morto per Covid-19, un cittadino di Wuhan (in realtà deceduto due giorni prima). Per la leadership è fondamentale che la festa non si trasformi in un moltiplicatore virale e metta a rischio la grande vittoria ottenuta contro l’epidemia.

La reazione delle autorità è stata pronta e decisa, in linea con le misure che finora hanno sempre permesso alla Cina di contenere i nuovi focolai. La provincia dello Hebei è entrata in “modalità di guerra”, definizione che concentra tutte le risorse sul contenimento del virus; il capoluogo Shijiazhuang, dove si trova l’unica zona “ad alto rischio” di tutto il Paese, è stato messo in lockdown, l’intera popolazione di oltre 11 milioni di persone è stata sottoposta al test, motivo per cui i casi rilevati potrebbero aumentare ancora, e a restare chiusa in casa. La rete di trasporti in uscita dalla città è stata bloccata. Il focolaio, dicono gli esperti, sembra concentrato e dunque contenibile, ma è anche vero che le sue origini risalgono a metà dicembre e che nel frattempo si è diffuso attraverso una serie di eventi sociali come matrimoni e funerali, dunque le sue proporzioni non sono ancora del tutto chiare. In generale, questa nuova emergenza potrebbe aver esposto uno dei punti deboli delle misure cinesi per contenere il virus, cioè lo scarso monitoraggio delle aree periferiche, come dimostrano anche alcuni casi isolati spuntati nel Nordest.

Il grande dilemma che si pone di fronte al governo cinese ora è come gestire la migrazione di massa del Capodanno. Fino ad ora le autorità sembrano aver puntato a una soluzione intermedia: non impedire alle persone di spostarsi ma provare a ridurre quanto più possibile il flusso. Non sarà facile convincere i cittadini a rinunciare alla loro festa in famiglia, per molti lavoratori migranti l’unico momento dell’anno in cui possono rivedere i propri cari, ma gli ostacoli burocratici per chi intende viaggiare stanno aumentando a vista d’occhio. Ai dipendenti delle aziende di Stato di Pechino sono stati sconsigliati gli spostamenti, suggerimento che in quel contesto equivale di fatto a un ordine. Una dozzina di province e città, tra cui la capitale, Shanghai e Shenzhen, hanno suggerito di evitare spostamenti non necessari. Altre chiederanno a chi arriva da fuori di esibire un certificato di negatività al coronavirus con un test fatto nei sette giorni precedenti. I media di Stato raccontano addirittura che alcune aziende hanno deciso di dare un bonus ai dipendenti che non andranno a casa, visto il rischio che poi restino bloccati lì, come successo lo scorso anno. La migrazione di Capodanno insomma non sarà azzerata, ma potrebbe ridursi in modo significativo.

L’ultima contromisura prevista delle autorità è la campagna di vaccinazione iniziata nei primi giorni di gennaio. L’obiettivo è somministrare il preparato dell’azienda di Stato Sinopharm, il primo vaccino cinese approvato in via preliminare, a 50 milioni di persone appartenenti a categorie a rischio, tra cui il personale sanitario e i lavoratori dei trasporti. Il dato parziale più aggiornato, sabato, diceva 9 milioni di persone vaccinate. Finora il sistema cinese di contenimento del virus si è sempre dimostrato a prova di seconda ondata. Nei prossimi giorni, a un anno dall’inizio della pandemia e dalla sua prima vittima, il Dragone verrà di nuovo messo alla prova.

Fonte: Repubblica

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