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coronavirus tel aviv scende in piazza per chiedere aiuti - Coronavirus, Tel Aviv scende in piazza per chiedere aiuti

TEL AVIV – Fino all’ultimo il premier Benjamin Netanyahu ha cercato di fermare la protesta di massa, presentando giovedì un nuovo programma di salvataggio economico e incontrando i rappresentanti delle categorie. Ma non ha funzionato e sabato sera si sono radunate in piazza Rabin a Tel Aviv intorno alle 30,000 persone (stime della polizia, 80,000 secondo gli organizzatori), nella più grande manifestazione dallo scoppio della pandemia. Era la protesta dei lavoratori indipendenti, i liberi professionisti delle categorie più colpite – turismo, ristorazione, sale eventi, intrattenimento, cultura – che hanno letteralmente gridato la loro frustrazione per la malagestione del governo nell’affrontare quello che qui chiamano il “Corona economico”.

In un Paese che ha saputo gestire tempestivamente l’emergenza sanitaria – che finora ha provocato 358 morti – adottando misure drastiche come lo stop ai voli e il lockdown anche a fronte di numeri non altissimi , la questione del costo economico delle chiusure è stata sempre in primo piano. “Ci saranno più vittime causate dal lockdown che dal Corona” o “la cura non può essere più dannosa della malattia” sono frasi che si sono sentite ripetere spesso nel dibattito pubblico di questi quattro mesi, in cui la disoccupazione è salita da un tradizionale 4% al 21% di oggi (il dato include anche i cassaintegrati).

“Sono fermo da febbraio” ci dice Moshe Benisho, proprietario di un’agenzia turistica. “Ho ricevuto finora 10,000 Nis (2,500 euro) e la burocrazia ci ha impedito finora di capire se abbiamo diritto ad altro. Non vorremmo nemmeno elemosinare dallo Stato, ma non riceviamo nessuna risposta sul futuro: fino a che mantengono la richiesta di 14 giorni di quarantena per chiunque torni dall’estero, noi non possiamo vedere la luce alla fine del tunnel”.

Giovedì Netanyahu, insieme al ministro del Tesoro Israel Katz, ha presentato un nuovo pacchetto economico che è stato votato oggi. “Giovedì scorso abbiamo annunciato la creazione di una rete economica per il prossimo anno e stamattina abbiamo votato garantendo anticipi immediati ai lavoratori autonomi”. Il premier ha promesso “che un sussidio di 7,500 Nis (circa 1800 euro) verrà versato nei conti in banca degli aventi diritto già questa settimana, nell’arco di massimo 72 ore dal momento della richiesta”.

Il ministro Katz ha affermato che il piano si basa sulla convinzione che “quanto è successo nelle ultime settimane ci ha fatto capire che dovremo convivere con il Corona fino a che non verrà trovato un vaccino e quindi dobbiamo dare una risposta a lungo termine”. A seguito delle aperture di quasi tutti i settori, a partire dal sistema scolastico a inizio maggio, da un mese in Israele vi è un costante aumento dei contagi (1,148 nelle ultime 24 ore). Aumento che va contestualizzato con il raddoppio dei tamponi eseguiti rispetto alla fase acuta (una media di 20,000 a giornata a oggi) e che ancora non vede una crescita esponenziale dei malati gravi (a oggi 141). Tuttavia sono stati già decisi dei passi indietro, richiudendo palestre, luoghi di intrattenimento e soprattutto sale eventi (i dati rilevano che i matrimoni sono una delle cause principali dei nuovi focolai) e con lockdown limitati ad alcune città o quartieri.

Alcuni dei manifestanti pensano che il nuovo piano economico possa dare risposte a chi “non riesce più a respirare” (uno degli slogan sulla scia delle proteste americane), ma garantiscono che le proteste non si fermeranno fino a che i soldi non entreranno nei conti in banca. “Siamo stanchi di proposte vane, vogliamo fatti” è stata la frase più ripetuta dal palco. Molte critiche si sono sentite, soprattutto sui social, sull’assembramento senza precedenti dall’inizio della pandemia.

I manifestanti indossavano mascherine, ma il distanziamento di due metri non è stato di certo rispettato. “Criminali”, “Irresponsabili”, “Hanno attaccato i haredim come untori e ora guarda loro cosa fanno”, sono alcuni dei commenti che si possono leggere nella rete. “In molti ci hanno attaccato. Forse se avessimo avuto i numeri dell’Italia, le cose non sarebbero andate così” continua Benisho. “Ma qui la situazione è del tutto diversa, tutti altri numeri. Lottiamo perché ci venga data la possibilità di guadagnarci da vivere”. Le prossime due settimane ci diranno se piazza Rabin ha creato un nuovo focolaio.
 
 
 
 
 

Fonte: Repubblica

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