Condividi:
202011058 d9c9c28b 3666 4326 879e d8d891800981 - Covid, parla il costituzionalista Celotto: “È un cavillo bocciare i Dpcm per non punire chi li trasgredisce”

ROMA – “La pandemia è tra noi da oltre un anno e condiziona la nostra vita. I magistrati se ne rendano conto e applichino la legge ma senza produrre ulteriori incertezze per i cittadini”. Il costituzionalista Alfonso Celotto legge la decisione del giudice di Milano che ha assolto il suo imputato che aveva detto il falso in una autocertificazione e invita tutti i magistrati a decidere bilanciando le leggi con l’emergenza sanitaria, e tenendo conto del rapporto tanto discusso tra norme d’emergenza come i Dpcm e decreti legge. 

Professore buongiorno. Rieccoci ai dubbi e alla confusione sulle leggi anti Covid…

“Non mi dica che le dispiace l’annunciata scomparsa della zona gialla…”

No no, anzi sono contenta che la nostra Regione, il Lazio, passi dal rosso all’arancione.

“È un piccolo segno di miglioramento, ma il quadro generale resta incerto. I contagi non scendono quanto ci si aspettava e sembra che il governo si prepari a un aprile di limitazioni e chiusure più severe, tanto, nel modello amato-odiato dei colori, da cancellare la zona gialla e lasciare tutta l’Italia in semi-lockdown per un altro mese”. 

Però, nelle sue parole, vedo una contraddizione. Perché lei parla di misure severe, ma qui c’è un giudice di Milano secondo il quale non è reato dire bugie in un’autocertificazione, tant’è che ha mandato assolto l’imputato che dichiarava di essere per strada per ragioni di lavoro mentre non era così. Lo Stato impone una regola severa, che poi il giudice smonta. E il cittadino che deve fare?

“Problema antico è l’uniforme applicazione del diritto, tanto che Carlo Magno emanò un editto per vietare che i processi si tenessero di pomeriggio perché dopo pranzo i giudici potevano essere meno lucidi. E Pietro il Grande addirittura punì con la pena di morte quelle toghe che non si attenevano all’interpretazione letterale delle leggi”.

A parte la mia impressione che anche in Italia qualcuno vorrebbe che si facesse così, ma questo cosa c’entra col nostro caso e soprattutto con la pandemia?

“Il mio è un modo per dire che da sempre, in tutti i tipi di Stato, si è sempre cercato di dare una linea omogenea alla giurisprudenza anche per maggior certezza del cittadino”.

No, non mi dica questo, lei vuol che i giudici dovrebbero tornare a essere la bocca della legge?

“Da cittadini tutti vorremmo la nomofilachia…”.

Professor Celotto, oggi ci vuole confondere. Traduca per tutti: cos’è la nomofilachia?

“Torni ai suoi studi classici, e ricorderà che la parola, collegandosi alle etimologie greche, vuol dire  proprio applicazione uniforme del diritto”. 

Questo lo so, sono laureata in filologia classica. Ma parlando ogni giorno con i giudici so anche che considerano la legge sempre e comunque interpretabile e non certo un dogma scritto sulla pietra e imposto come se al vertice dello Stato ci fosse, tanto per restare alla storia greca, un Dracone.

“È sicuramente vero che c’è piena libertà di interpretazione, ma sentenze del genere rischiano anche di confondere il cittadino. Perché alla fine si tratta di una questione di cavilli giuridici”.

Qui il giudice, citando la sua sentenza, dice che non sussiste alcun obbligo giuridico, per il privato che si trovi sottoposto a controllo nelle circostanze indicate, di ‘”dire la verità” sui fatti oggetto dell’autodichiarazione sottoscritta, proprio perché non è rinvenibile nel sistema una norma sul punto.

“Questo giudice si ferma a valutare che tutte le limitazione alle nostre libertà sono state poste con Dpcm, e non con un atto legislativo. Si tratta di un cavillo da giuristi perché è sì vero che, secondo la Costituzione, le libertà individuali possono essere limitate con atto legislativo, ma sappiano anche che nei primi mesi di emergenza, per necessità, si è fatto ricorso ai Dpcm con un fragile rinvio a un precedente decreto legge”.

Scusi, ma proprio nel picco dell’emergenza, come dice la stessa Corte costituzionale, il governo ha usato i Dpcm come fossero delle leggi.

“La Consulta si è resa conto che nel momento dell’emergenza non bisogna limitarsi a una lettura formalista delle garanzie. Nel senso che non può essere un problema del cittadino il fatto che le limitazioni siano poste con un atto che si chiami Dpcm oppure Dl, cioè decreto legge”.

Qui la faccenda è ben più pesante perché, se questa decisione fosse estesa a tutta l’Italia, praticamente metterebbe nel nulla l’intera azione di contrasto al Covid da febbraio dell’anno scorso. Sarebbe un guaio enorme.

“Per usare l’immagine di Hegel sarebbe l’equivalente di una notte nera, in cui tutte le vacche sono nere. Cioè ritenere, per assurdo, che tutti i Dpcm, tutte le autocertificazioni, e tutte le sanzioni sono nulle, può essere una provocazione per ritenere che le misure sono state assunte in maniera forse impropria. Ma si tratta di un’applicazione chiaramente illogica e impossibile”.

Sta dicendo che questo giudice ha preso una cantonata?

“No. Questo giudice si è limitato a valutare il tipo di fonte giuridica con cui le limitazioni sono state imposte ai cittadini, senza considerare che in una dichiarazione al pubblico ufficiale il cittadino deve dire comunque e sempre la verità, ancor più in un epoca di pandemia in cui le limitazioni imposte al singolo sono in realtà nell’interesse di tutti. Per citare Manzoni: adelante Pedro con juicio, si puedes“.

Pensa, per esempio, a quel giudice di Belluno, che invece ha sanzionato il comportamento dei dipendenti no-vax che in una Rsa hanno rifiutato il vaccino e sono stati messi in ferie forzate dal datore di lavoro? 

“È esattamente questo il punto, perché il giudice di Belluno ci conferma che se lo Stato mette a disposizione il vaccino per categorie che lavorano accanto a soggetti fragili, questi ultimi possono anche non farsi vaccinare, ma a quel punto diventano inidonei al lavoro perché violano il loro stesso dovere deontologico”. 

Quindi i magistrati, in tempo di pandemia, dovrebbero applicare leggi senza prescindere dal contesto sanitario in cui tutto avviene. Lei pensa questo? 

“I magistrati devono sempre applicare la legge secondo i corretti principi giudiziari e costituzionali, ma a mio avviso in un’epoca delicata e complessa come la pandemia debbono bilanciare in maniera adeguata le esigenze sanitarie ed economiche con la garanzia delle forme giuridiche”. 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy