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175215341 5aa091fb 6ef8 4b3b 93bd f3812428e673 - Covid, si alza la guardia contro le varianti. La virologa Chironna: "Temiamo il virus del Sud Africa: così gli diamo la caccia"

È caccia alle varianti del virus anche in Puglia. La raccomandazione arrivata da Roma è chiara: “Dobbiamo sequenziare e segnalare con tempestività tutte le mutazioni genetiche che intercettiamo”, dice Maria Chironna, docente di igiene all’Università di Bari e responsabile del Laboratorio di epidemiologia molecolare al Policlinico. Lei e i tecnici dell’Istituto zooprofilattico di Puglia e Basilicata dovranno passare al setaccio il genoma del virus nei casi sospetti. E non solo: “Tutte le volte che ci sono link epidemiologici ed è lecito pensare a una possibile importazione di varianti che stanno emergendo nel mondo e anche variazioni genomiche che dovessero svilupparsi qui”. Perché non c’è soltanto quella inglese, della quale sono stati accertati tre casi in Puglia sui venti isolati in Italia: “Ce ne sono molte altre”, annota Chironna.

Qual è quella che vi preoccupa di più?

“Quella del Sud Africa, che per fortuna non abbiamo ancora intercettato né nella nostra regione né in Italia. Ma nel Regno Unito l’hanno già isolata: sono stati individuati due casi e il punto è che sia Bari sia Brindisi hanno voli diretti da e per Londra. Quindi l’attenzione è massima su quei collegamenti aerei”.

Perché va tenuta d’occhio quest’altra variante?

“Perché alcune mutazioni della proteina Spike, in particolare la E484K, sarebbero in posizioni tali per le quali gli anticorpi prodotti dal vaccino Pfizer-BioNTech potrebbero ridurre il suo potere neutralizzante. Almeno secondo i modelli elaborati e le prove in vitro. È un po’ come accade per l’influenza, per la quale ogni anno c’è un vaccino diverso in virtù delle mutazioni delle proteine sulla superficie del virus. Dunque la variante del Sud Africa potrebbe non essere bloccata dal vaccino”. 

Ed è per questo che la state cercando senza sosta.

“Esatto. Tra gli scienziati di tutto il mondo la variante si chiama 501.V2, in Sud Africa è dominante e noi cerchiamo aggiornamenti sulla banca dati internazionale Gisaid per capire, giorno per giorno, dove è stata intercettata. Ma cerchiamo anche altre varianti di rilevanza e non solo per l’efficacia vaccinale”.

Se la variante sudafricana dovesse diffondersi con la vaccinazione in corso, sarebbe un problema. 

“Secondo i modelli in vitro potrebbe esserlo, sì. Per questo non c’è tempo da perdere sulla somministrazione del vaccino. E non c’è tempo da perdere anche per un altro motivo, che però è legato alla variante inglese”. 

Ovvero?

“Il vaccino sembra essere efficace nei confronti della variante inglese, in base ai primi studi. Verificheremo poi sul campo se è così, ma è importante individuare e isolare immediatamente i casi che dovessero essere identificati. Altrimenti, se la variante inglese dovesse diffondersi anche dalle nostre parti, le infezioni potrebbero aumentare. È noto che quel virus è più contagioso, dunque potremmo avere più casi di malattia e più ricoveri negli ospedali. Poi una sorveglianza di questo tipo è importante anche in vista della possibile riapertura delle scuole”. 

Perché? 

“Perché ci sono evidenze scientifiche per le quali la variante inglese colpisce di più le persone sotto i vent’anni, dunque la popolazione studentesca sarebbe quella più a rischio. Non abbiamo altra scelta che aumentare la sorveglianza e fare vaccinazioni a tutto spiano”

Fonte: Repubblica

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