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REGGIO CALABRIA – Per alcuni un giallo, per lui un incubo che potrebbe trasformarsi in una condanna a morte. Non è ancora riuscito ad uscire dal Cara di Crotone, Abbas Mian Nadeem. Pakistano, da anni in Italia con regolare permesso di soggiorno e in delicatissime condizioni di salute, da giorni è bloccato in uno dei capannoni adibiti a strutture per le quarantene a Isola Capo Rizzuto insieme ad 11 sopravvissuti ad uno sbarco inizialmente ospitati ad Amantea, quindi allontanati dopo le proteste che hanno bloccato il paese. E Abbas, che in quel Comune è residente da tempo, è stato costretto ad andare con loro.

Motivo del suo trasferimento? Al momento non è dato sapere. Nessuno è ancora in grado di dare una risposta precisa. Dalla prefettura di Crotone se ne lavano le mani. “La gestione dei migranti di Amantea – fanno sapere – è di competenza dell’Ufficio di Cosenza”. E dalla città dei bruzi si trincerano dietro le disposizioni dell’Azienda sanitaria provinciale. “Con una relazione sanitaria ci è stato segnalato che l’uomo era entrato in contatto con il gruppo di migranti, per questo – spiega il capo di gabinetto Vito Turco al termine di una riunione duranta diverse ore – per lui è stata disposta la quarantena”. Nonostante innumerevoli tentativi, impossibile sapere quale sia la posizione dell’Asp al riguardo.

Una situazione kafkiana: non si trova alcun responsabile di una decisione incomprensibile e intanto un uomo si trova dentro un capannone in condizioni fatiscenti senza motivo. E comunque si tratta di una versione che scricchiola. Con i migranti sbarcati a Roccella Jonica e inizialmente trasferiti ad Amantea, Abbas Mian Nadeem non ha mai avuto nulla a che fare. Né avrebbe potuto.
A causa delle proteste che hanno messo a soqquadro il paese, di fronte alla struttura è stato schierato l’esercito. Per disposizione della Prefettura, nessuno era autorizzato ad entrare o uscire senza formale autorizzazione. Ma in ogni caso, lo stesso Abbas– cosciente delle proprie condizioni di salute – mai avrebbe cercato un contatto con loro. Sieropositivo, affetto da epatite B e C, sa di avere un sistema immunitario compromesso, sa che il contagio da Covid 19 potrebbe essergli fatale. Per questo è sempre stato attento.

Giovedì scorso si trovava semplicemente di fronte alla struttura in cui erano ospitati i migranti proprio nel momento in cui venivano trasferiti. “Mi hanno costretto a salire sul pullman senza dirmi perché” ha denunciato a Repubblica. Dalla prefettura di Cosenza si giustificano “non si tratta di un errore, è stata l’Asp a indicare che dovesse essere sottoposto alla quarantena dopo un contatto con i migranti sbarcati”

crotone resta recluso nel cara il pakistano malato di hiv 1 - Crotone, resta recluso nel Cara il pakistano malato di Hiv

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In base a quale criterio di banale buon senso un’azienda sanitaria avrebbe disposto il trasferimento di un immunodepresso insieme ad un gruppo di potenziali malati di Covid 19 non è dato sapere. Né si capisce come o quando Abbas sarebbe stato in contatto con loro. Un dato per altro seccamente smentito dai volontari che conoscono e assistono il ragazzo e da chi quel pomeriggio era lì con lui. “Quando l’hanno preso io l’ho detto sia all’esercito sia ai carabinieri che non c’entrava nulla. Ma non mi hanno ascoltato. Non ha avuto contatti con quel gruppo, non si è avvicinato ai migranti che erano appena sbarcati”, spiega  Abdoul, mediatore nel centro di accoglienza Ninfa Marina di Amantea dove Abbas Mian Nadeem risiede da anni.

Gli amici sono molto preoccupati e si chiedono come sia possibile che l’abbiano portato via. Per quale ragione non sia stato messo in isolamento domiciliare lì in paese, nello stabile in cui risulta regolarmente residente. Dove ha ormai i suoi affetti e le sue medicine. È in terapia continuativa con antiretrovirali, i farmaci salva-vita con cui nei sieropositivi si contrasta l’insorgenza dell’Aids. E per lui sono vitali. “Qui niente pillole, non so come fare” ha detto in un audio disperato mandato a Repubblica.

Per lui la situazione si complica di ora in ora. I migranti con cui negli ultimi giorni è stato obbligato a stare in contatto sono stati sottoposti a tampone appena sbarcati e risultavano negativi. Il primo test, disposto tre giorni dopo il suo ingresso a Crotone, è andato bene anche per lui. Ma – ormai è noto – il periodo di incubazione del coronavirus può arrivare fino a una settimana- dieci giorni, quindi è presto per tirare un sospiro di sollievo. E dopo giorni di coabitazione coatta con quel gruppo, adesso la quarantena dovrà farla anche Abbas. Dove? Non è dato sapere.

“La sistemazione nel capannone è sempre provvisoria. Già era previsto che fra oggi e domani – spiega la capo di Gabinetto della Prefettura di Crotone, Manuela Currà – venissero tutti trasferiti nei moduli abitativi del campo che abbiamo riservato alle quarantene”. Alla luce delle sue delicate condizioni di salute, Abbas, per il quale la promiscuità è un rischio, potrebbe trovare posto in una stanza dell’infermeria. Quando? Dipenderà dalla situazione interna al campo. Un’altra ipotesi sarebbe riportarlo ad Amantea. Ma al momento nessuno sa dare indicazioni.

L’ associazione La Guarimba di Amantea, un gruppo di giovani che usa la cultura come veicolo per primavere valori di democrazia partecipativa ed integrazione, si è attivata per garantirgli una difesa legale: “E’ terribile quello che è successo, una persona conosciuta da tutti nel nostro paese, per giunta malata, è stata deportata in un centro con la forza, senza alcun motivo. E’ un precedente pericoloso per tutti noi, italiani e non” spiega il presidente Giulio Vita. Non possono nemmeno fare una richiesta di accesso agli atti fino a quando Mian Nadeem non riuscirà a nominare un avvocato. Ma lui è ancora chiuso nel Cara e da ieri sera il suo telefono risulta ancora staccato.

Fonte: Repubblica

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