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BRUXELLES. Litigi tra partner europei sui vaccini, possibile accordo con il Regno Unito per mettere fine alla guerra delle fiale e l’appuntamento “simbolico”, e per molte ragioni storico, con Joe Biden, che alle 20.30 si collegherà con i capi di Stato e di governo dell’Unione per rilanciare le relazioni transatlantiche dopo le fratture lasciate da Donald Trump. A partire dalla collaborazione nella lotta alla pandemia. E’ tutto questo il Consiglio europeo in video conferenza che si apre oggi alle 13 e proseguirà fino a tarda serata, con una coda, domani, dedicata ai temi economici legati al Covid.

Durante i colloqui tra i leader dei Ventisette arriverà anche una mano tesa a Recep Tayyip Erdogan: in seguito alla de-escalation nel Mediterraneo, gli europei proveranno a rilanciare un’agenda “positiva” con la Turchia. Della quale potrebbe far parte un nuovo aiuto finanziario sui migranti dopo i 6 miliardi sborsati dalla Ue nel 2016 per accogliere i rifugiati siriani e chiudere la rotta balcanica. 

IL SOCCORSO DI BIDEN ALL’EUROPA

 

Il momento clou del summit questa sera, quando il presidente degli Stati Uniti si collegherà con i leader europei. Mezz’ora di colloqui, discorsi di principio, si volerà alto per ricostruire quella partnership storica tra Stati Uniti ed Europa minata da Trump. Introdurrà la discussione il chairman del Consiglio europeo, l’ex premier belga Charles Michel, poi toccherà prendere la parola a Joe Biden. La replica sarà affidata al presidente di turno dell’Unione, il primo ministro portoghese Antonio Costa. Ma ovviamente non si esclude un intervento dei principali leader europei: Angela Merkel, Emmanuel Macron e Mario Draghi. Si parlerà delle sfide geopolitiche planetarie e di come affrontarle insieme, a partire dai rapporti con Cina e Russia. Sulle quali Biden chiederà agli europei un maggiore allineamento. Ma si discuterà anche (e soprattutto) di come uscire dalla pandemia lavorando in stretta collaborazione. E’ l’aiuto americano atteso dai leader europei.   

Il soccorso a stelle strisce si manifesterà nelle prossime settimane, come conseguenza del rilancio delle relazioni tra Washington e Bruxelles. Il primo concreto obiettivo, a portata di mano, sarà l’incremento dei flussi di materie prime in arrivo dagli Stati Uniti necessarie ad aumentare la produzione di vaccini in Europa. E poi la disponibilità delle aziende a stelle e strisce – Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson – a condividere i brevetti con le fabbriche europee che puntano a convertire i propri impianti per aumentare le forniture continentali. Ci si aspetta poi un impegno di Washington a garantire che Johnson&Johnson, l’ultimo composto approvato dall’Ema, rispetterà le consegne previste dal contratto con la Ue: 55 milioni di dosi entro giugno ad oggi incerte ma fondamentali per l’Unione. E ancora, l’impegno ad aprire il più rapidamente possibile il suo stabilimento europeo a Leida, in Olanda. Con la speranza – al momento remota – che a tarda primavera, quando la campagna di immunizzazione Usa sarà avanzata, la Casa Bianca deroghi al Defence Production Act e rifornisca la Ue con i suoi vaccini. 

Il BLOCCO ALL’EXPORT DELL’UNIONE

 

D’altra parte leader europei sono morsi dall’angoscia per il ritardo delle vaccinazioni e per l’ennesimo aggravarsi della pandemia. Per questa ragione nel pomeriggio, prima dell’incontro con Biden, i Ventisette saranno a colloquio per capire come accelerare produzione e consegne dei vaccini con sforzi – dichiareranno – “ulteriormente intensificati”. Parleranno del nuovo Meccanismo rafforzato contro l’export messo ieri sul tavolo da Ursula von der Leyen che, potenzialmente, bloccherà l’uscita di qualsiasi vaccino dalla Ue. Per Italia, Francia e Germania un passo nella giusta direzione. 

ACCORDO CON BORIS?

 

Le nuove regole Ue sull’export possono lasciare a bocca asciutta il Regno Unito dalla produzione del continente, dal quale Londra ha già importato 10 milioni di dosi senza spedirne in cambio nemmeno una delle sue. Un primo risultato dell’escalation Ue si è visto ieri, quando dopo i colloqui tra gli sherpa di von der Leyen e Boris Johnson è uscito questo comunicato congiunto: Ue e Uk hanno raggiunto un accordo per arrivare “ad una soluzione vantaggiosa per tutti (win-win)” sulle forniture. Nei prossimi giorni “proseguiranno le discussioni” sui dettagli. Bruxelles punta a una piena “reciprocità”, a ottenere (come previsto dal contratto) i vaccini di AstraZeneca prodotti nel Regno Unito se Londra vorrà continuare a importare le fiale delle altre aziende nella Ue. Si parla anche di crescita degli scambi di materie prime. Ma soprattutto l’Unione punta ad aprire oltremanica fabbriche delle Big Pharma che hanno contratti con Bruxelles, sfruttando il tessuto industriale britannico per aumentare la produzione totale di vaccini a beneficio di entrambi i blocchi (che smetterebbero così di litigare).

Intanto proseguono gli scontri con AstraZeneca: la scorsa settimana la Commissione ha messo in mora l’azienda per il mancato rispetto delle forniture (ha consegnato meno del 40% delle dosi previste): se entro due settimane non avrà dato garanzie, spiegano a Bruxelles, l’Eurogoverno è pronto a citare in giudizio (di fronte al giudice belga) la casa anglo-svedese per la violazione del contratto. L’obiettivo di fondo non sarà quello di vincere una causa legale, ma di spingere AstraZeneca ad aumentare le forniture. 

IL LITIGIO SU PFIZER

I capi di Stato e di governo rischiano però di impantanarsi in un litigio innescato dal cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, e da altri cinque leader dell’Europa centro-orientale (Lettonia, Bulgaria, Slovenia, Repubblica Ceca e Croazia). Si tratta dei capi di governo che la scorsa estate, quando Bruxelles stava preparando la campagna vaccinale dell’Unione, hanno scelto di puntare forte su AstraZeneca e ora sono in difficoltà. La Commissione europea di Ursula von der Leyen proponeva una ripartizione in base alla popolazione di tutti i vaccini nel portafoglio europeo (AstraZeneca, Pfizer-BionTech, Moderna, Johnson&Johnson e, non ancora sul mercato, Curevac e Sanofi). Questi sei leader hanno però preferito rinunciare a parte delle dosi di cinque vaccini scommettendo su AstraZeneca,  quello più a buon mercato e di facile gestione. Oggi però AstraZeneca è indietro con le consegne (nel primo trimestre arriverà al massimo al 40%) e Vienna & Co sono rimaste a bocca asciutta. Chiedono di compensare questo buco incassando tutte le 10 milioni aggiuntive di Pfizer ottenute da Bruxelles per il secondo trimestre (in totale saranno 200 milioni). Ovviamente questo impoverirebbe gli altri paesi europei dalle attesissime fiale dell’azienda che fin qui sta rispettando alla lettera le consegne. In queste ore gli sherpa stanno negoziando una soluzione (si parla di usare 4 milioni di dosi su 10 per bilanciare gli ammanchi dei sei paesi) ma non c’è ancora accordo. Il dossier dunque potrebbe finire sul tavolo dei leader, con tanto di litigi. 

LA PACE CON ERDOGAN

 

La Turchia sarà un altro dossier strategico che occuperà i capi di Stato e di governo dell’Unione. Dopo l’esclation con Erdogan per le tensioni nel Mediterraneo orientale (il dossier energetico con Cipro e Grecia che ha portato a sanzioni contro Ankara), le forti tensioni su Siria e Libia, ora i toni si stanno abbassando. Su spinta della Germania gli europei proveranno a rilanciare un’agenda positiva, che superi il dialogo degli ultimi mesi basato su minacce e sanzioni, per recuperare i rapporti con Erdogan. D’altra parte Berlino è preoccupata da una possibile apertura delle frontiere da parte del “Sultano” per far muovere i migranti verso l’Europa centrale (e verso le isole greche) e deve inoltre tener conto della folta comunità turca nel proprio Paese. Potrebbe così arrivare un “accordo politico” tra i Ventisette per sborsare una nuova tranche di aiuti finanziari ad Ankara legati ai migranti dopo i 6 miliardi sborsati dal 2016 per aiutare la gestione dei 5 milioni di rifugiati siriani fuggiti dalla guerra. L’assegno non sarà staccato subito, ma l’eventuale accordo di oggi aprirà la strada a un percorso che si concluderà in estate.

Fonte: Repubblica

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