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Due genitori disperati e senza mezzi ieri a Bari hanno affidato il loro piccolo, con un bigliettino, alla ruota posta fuori da una chiesa, sicuri che sarebbe stato accolto trovando una nuova famiglia con più possibilità di loro. Hanno scritto su un foglietto il nome che gli avevano dato, Luigi, le condizioni salute, e quattro parole con grafia resa traballante dal dolore: “Ti vorremo sempre bene”.

Oggi è una rarità, ma nell’Ottocento, nella sola Milano, ogni anno venivano abbandonati nelle ruote degli esposti sparse per la città più di 4000 neonati, il 30 per cento dei bambini nati. E le ruote degli esposti, così chiamate perché le madri li esponevano sulla ruota e li affidavano alla Madonna (da cui i cognomi soprattuto al sud Esposti ed Esposito), erano nate nel dodicesimo secolo e si erano moltiplicate in tutto il Paese arrivando a esser più di 1200. Per sette secoli funzionarono senza sosta, poi dal 1923 vennero abolite da Mussolini: si poteva ancora lasciare i piccoli ma non più anonimamente.

dalle ruote alle culle termiche sette secoli di bambini salvati - Dalle ruote alle culle termiche, sette secoli di bambini salvati

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Oggi sono una sessantina in tutta Italia (culleperlavita.it) e una decina i piccoli accolti dal 1992 nelle ruote ormai tecnologiche, le culle termiche messe tra ospedali e centri privati e reintrodotte dal Movimento per la vita. Dal giorno in cui vennero create alla fine del dodicesimo secolo, prima a Marsiglia e poi all’ospedale santo Spirito d’Assia a Roma per volontà di papa Innocenzo III sconvolto, dice la tradizione, da incubi sui neonati gettati nel Tevere, molto è cambiato. Anche perché nel duemila e stata approvata la legge che garantisce il parto anonimo in ospedale, la donna può dare alla luce il figlio in tutta sicurezza e poi non riconoscerlo dandolo in adozione. Ogni anno sono 400 i bambini che così trovano una nuova famiglia evitando le tragedie di chi sentendosi perso, non sapendo che fare, per vergogna, o disperazione arriva a gesti estremi. E la donna ha due mesi per ripensarci. All’origine la culla era un semplice cilindro di legno, messo nel vano di una finestra posta sul fronte strada che ruotava su un perno. La persona addetta all’accettazione, avvisata dal suono di un campanello, faceva girare l’apertura e accoglieva il neonato. Segreto restava il volto di chi lo aveva lasciato, mettendo tra i panni una medaglietta, un pezzo di stoffa attraverso il quale sperare di riconoscerlo quando la situazione fosse cambiata, quando sarebbe stato possibile tornare assieme. E alla ruota della Santissima annunziata di Napoli, la più famosa in Italia, per secoli hanno tenuto gli oggetti trovati addosso ai neonati, diventando col tempo la prima istituzione per l’assistenza all’infanzia abbandonata, di quelli che si chiamavano trovatelli, figli indesiderati, che la povertà non consentiva di mantenere.

Ogni anno in Italia sono circa 400 i neonati che non vengono riconosciuti alla nascita. Secondo infatti una ricerca condotta dalla Società Italiana di Neonatologia, in base ai dati diffusi dal Tribunale minorile, su 550 mila bambini nati, circa 400 vengono rifiutati dai genitori. La maggior parte, il 62,5% sono figli di donne straniere. Il disagio economico e sociale dietro la scelta. Restano però ancora decine i parti in casa, le gravidanze nascoste, gli abbandoni che si trasformano in tragedie. A questo serve, secondo gli organizzatori, il sistema delle culle per la vita.

Fonte: Repubblica

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