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182708215 288bace5 9bdb 4d78 be6d 9e5899e5a0b9 - Diario da Kabul. Un muro di pietre contro gli omosessuali

Gli afghani continuano a voler lasciare il Paese. Ho ricevuto e ricevo molti messaggi con richieste di aiuto. Uno mi è rimasto impresso. Tre settimane fa, quando l’aeroporto era un inferno, mi telefonò un reporter che conosco bene. Chiedeva consiglio per fare partire il suo traduttore afghano. Disse che era in grande pericolo. Domandai qualche spiegazione. Rispose che era omosessuale. Gli era stato promesso un posto su un aereo per gli Stati Uniti, ma voleva una via di fuga di riserva. Promisi di informarmi, lui che mi avrebbe richiamato.

Dell’omosessualità in Afghanistan non si parla. O solo per condannare e deridere. Una volta mi chiesero se in Europa due uomini potessero veramente sposarsi e perché. «Non in tutti i paesi. Se si amano, perché no?» risposi, lasciandoli sgomenti. «E la gente che dice?». «C’è chi non approva, ma la legge lo consente. Fatti loro se sono adulti».

In Afghanistan religione, legge e tradizione sono contro. Quest’ultima in maniera ambigua. In un paese con una così netta separazione tra uomini e donne, atteggiamenti affettuosi tra persone dello stesso sesso sono tollerati. Tra ragazzi succede, ammettono, subito insistendo sia una fase transitoria. Passa. E se un adulto continua a frequentare adolescenti, importante è che resti uomo, virile. Per gli effeminati non c’è perdono. L’omosessualità femminile non è neppure presa in considerazione: due donne che si danno piacere? Inconcepibile.

Ogni confusione di genere, ogni infrazione di schema mette gli afghani in allarme. Avevamo alcune impiegate che preferivano vestire abiti maschili. Mentre erano ben accolte dalle colleghe, ebbi non pochi uomini nel mio ufficio a chiedere perché mai fossero state assunte. «Sono donne o cosa?». Risposi che lavoravano benissimo, capitolo chiuso. Tremenda è la morte invocata dai talebani per gli omosessuali colti in fragrante: un muro di pietre è fatto crollare loro addosso. Negli anni Novanta ricordo il caso di un condannato che sopravvisse. Perdonato perché scampato, venne portato in ospedale. Volò dal quinto piano.

Il reporter irlandese non ha mai richiamato, presumo che il suo traduttore sia al sicuro. Sono contento per lui. Anche M. è all’estero, spero felice e non sola.

Alberto Cairo è responsabile del Programma di Riabilitazione Fisica del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan

Fonte: Repubblica

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