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Pd diviso sull’l’intesa raggiunta nella notte tra il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e gli esponenti della maggioranza su un nuovo testo che supera i Decreti sicurezza di Matteo Salvini. Orfini duro, Fiano sodisfatto. Positivo il commento di Italia viva.

Ma le Ong avvertono: “Basta allarmismi sugli sbarchi” mentre il deputato di Leu Erasmo Palazzotto, componente della commissione Esteri,

attacca Luigi Di Maio per la sua dichiarazione “è emergenza, vanno messi fuori uso i barconi”, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Distruggere i barconi – commenta Palazzotto –  l’unico mezzo di fuga per persone intrappolate nei campi di concentramento in Libia, ammesso che sia possibile, sarebbe un atto crudele e spietato. Pensate se gli americani o gli altri stati durante la seconda guerra mondiale avessero detto affondiamo le navi con cui scappano gli ebrei dall’Europa. Siamo davanti ad una disumanizzazione della politica senza precedenti, a quella che Hannah Arendt avrebbe chiamato banalità del male”.

Orfini: “Ma quale accordo, tutti rinviato”

Matteo Orfini, deputato Pd da sempre impegnato sul fonte migranti, non risparmia critiche. “Se si dice che c’è un accordo ma si rinvia a settembre – tuona Orfini – la notizia non è che c’è un presunto accordo ma che per l’ennesima volta non se ne fa nulla e si rinvia”.

“Ancora una volta – rincara la dose il parlamentare del Pd – si sceglie di non decidere e le leggi di Salvini sono ancora lì. Con in più lo schiaffo di membri del governo che ne usano parole e argomenti, è il caso ad esempio Luigi Di Maio”.

Tra i punti di novità dell’accordo si segnalano la cancellazione delle multe milionarie alle navi ong, l’allargamento della possibilità di accedere alla protezione umanitaria, la revisione del sistema di accoglienza Siproimi, la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale. Il testo sarà sottoposto all’attenzione delle autonomie locali, ma per l’approvazione  in Consiglio dei ministri se ne riparlerà a settembre.

Soddisfatto Emanuele Fiano, della segreteria nazionale: “Se non ci fossero state la Pandemia ed il Lockdown – ha affermato – noi questo accordo sulla modifica dei decreti sicurezza lo avremmo siglato 6 mesi fa, ma comunque l’accordo di questa notte è molto importante, esprime un’idea comune di sicurezza, libera dalla propaganda e dall’idea che ci siano esseri umani di cui possiamo dimenticarci solo per seguire un disegno politico, come è stato per l’ex Ministro dell’Interno peraltro smentito dalla stessa Corte Costituzionale”.

“Non vogliamo rivedere i decreti solo perchè non corrispondono a un senso di umanità – ha detto Andrea Orlando, vice segretario nazionale del Pd, ospite di ‘Agorà estate’, su Rai3  – ma anche perchè rendono difficile in questa fase la tracciabilità dei flussi alla luce del Covid-19″. Qual è la posizione del Pd, quella di Minniti o di Fini? ”La posizione è quella del Pd”, replica, precisando: ”Vogliamo riprendere il filo del ragionamento fatto a Malta, ovvero di una responsabilità comune a livello europeo”.

“Accordo molto positivo – è il commento di Davide Pragone, di Italia viva – eliminiamo l’incentivo alla clandestinità e quindi maggiore sicurezza per gli italiani, ripristiniamo i modelli di accoglienza ed integrazione che funzionano e non è più reato salvare le vite in mare”.

Le Ong: “Basta allarmismi sugli sbarchi”

“Basta allarmismi sugli sbarchi. Affondare i barchini non è la soluzione. Bisogna governare i flussi, anche per garantire sicurezza e controllo sanitario su chi arriva”. Le ong impegnate sul fronte del soccorso e dell’accoglienza dei migranti ammettono “un’accelerazione negli arrivi”, ma stando ai numeri negano che si possa parlare di “emergenza nazionale”. La vera emergenza resta “la Libia e il salvataggio delle vite in mare”.
 

Riprendono gli sbarchi

Quest’anno gli sbarchi sono tornati ad aumentare, dopo il crollo a metà del 2017. Al 30 luglio, i migranti arrivati via mare hanno toccato quota 13.381, quasi quanti quelli di tutto il 2019, ben lontani però rispetto ai picchi del 2014 (170mila) e del 2016 (181mila). Va ricordato, inoltre, che nel periodo 2010-2019 la Grecia ha registrato quasi il doppio degli arrivi rispetto all’Italia.
 

Il caso Tunisia

Nel 2020 tra chi sbarca in Italia, bel il 39% arriva dalla Tunisia (sono stati finora 5.243), Paese con cui l’Italia ha accordi di riammissione: insomma sulla carta chi arriva da Tunisi deve essere rimpatriato.
 

In Libia la vera emergenza

“Prima una considerazione di realtà: sono a oggi arrivati poco più di 13mila migranti in Italia. Cerchiamo di far rientrare un allarmismo che rischia di essere al di fuori di qualsiasi connessione con i dati – sostiene Valeria Carlini, portavoce del Consiglio Italiano per i Rifugiati – sappiamo benissimo che questi numeri devono essere letti alla luce dei problemi che il Covid 19 ci sta imponendo, stravolgendo la vita di tutti noi. Per questo crediamo sia indispensabile preparare un piano per mettere in piedi un’accoglienza adeguata ad affrontare una problematica complessa.

Sin dall’inizio della pandemia abbiamo chiesto che non venissero fermate le operazioni di soccorso e salvataggio in mare, ma che i migranti che arrivavano spontaneamente in Italia o salvati fossero accolti presso strutture adeguate, che possano garantire il rispetto delle prescritte misure per la prevenzione del contagio. È necessaria una strategia di soccorso e gestione delle accoglienze, dal salvataggio e primo soccorso all’isolamento, sino alla presa in carico nei centri esistenti. Questo è davvero urgente. Noi crediamo inoltre che una vera emergenza ci sia nel Mediterraneo, ma che riguardi la Libia e il salvataggio delle vite in mare. Che è sempre più difficoltoso e meno efficace dopo lo smantellamento di ogni tipo di sistema di soccorso”.

 
Corridoi umanitari e governo dei flussi

Anche Francesco Petrelli di Oxfam Italia parte dai numeri: “Siamo sicuramente di fronte a un’accelerazione degli arrivi negli ultimi giorni, il che accade spesso nel cuore dell’estate. Ma non si può parlare di ondata, di invasione o altro. Basta guardare agli anni scorsi. Rispetto all’emergenze che abbiamo avuto in passato, oggi siamo di fronte a numeri bassi e ben gestibili. Affondare i barconi non è la soluzione. Lo è invece rinnovare e ampliare gli accordi bilaterali con i Paesi d’origine dei migranti, per governare il fenomeno e garantirne la sicurezza anche a livello sanitario. La contrapposizione “accogliamoli tutti” o “respingiamoli tutti” non ha senso. Ci vogliono corridoi umanitari per far arrivare in Europa chi ne ha diritto senza rischiare di perdere la propria vita nel viaggio”.Fonte: Repubblica

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