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Roma.  “Questo bambino lo abbiamo salvato, pesava 2,6 chili ed era di 35 settimane e purtroppo crescerà senza la mamma. Ma qualche giorno fa ne abbiamo perso un altro: se nasci a 24 settimane e pesi un chilo è difficile sopravvivere. Che rabbia!”. Dal suo reparto di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale del Policlinico Federico II di Napoli, centro di riferimento per gravidanze a rischio Covid, quello che il professore Francesco Raimondi osserva è una “tempesta perfetta”: “Da noi, al sud in particolare, non c’è una cultura vaccinale. Queste donne, per timore, sottovalutazione o convinzione, non si immunizzano e rischiano moltissimo, loro e i bimbi che portano in grembo che siamo costretti a far nascere prematuri quando le mamme arrivano in gravi condizioni. Dall’inizio della pandemia solo da noi sono stati 480 e il tasso di parti prematuri è raddoppiato, dal 7 al 13%. Ora possiamo anche recriminare sulle responsabilità ma la verità è che stiamo facendo una lotta contro il tempo”.

Da un capo all’altro d’Italia i reparti Covid e purtroppo anche le rianimazioni da settimane ormai si stanno riempiendo di donne incinte, non vaccinate, spesso con gravi conseguenze anche per i bambini che vengono fatti nascere con parto cesareo anzitempo. Due donne in gravidanza su tre non si vaccinano per paura di conseguenze sulla gravidanza o sul bambino. Solo ai primi di agosto, dopo una pressante richiesta dei ginecologi italiani, il ministero della Salute ha pubblicato una circolare nella quale mette nero su bianco che il vaccino non è controindicato in gravidanza ma sono ancora molti i medici che lo sconsigliano alle loro pazienti o quantomeno non lo suggeriscono.

“Io mi sento colpevole per avere urlato poco ed è vero che molti colleghi, probabilmente per paura di assumersi delle responsabilità, non hanno consigliato alle gestanti di vaccinarsi. Ma davanti a decine di ricoveri al giorno non si può essere timidi. Non basta – come ha fatto il ministero – dire che il vaccino non è controndicato, occorre una indicazione chiara per dire che immunizzarsi è urgente e necessario”. È un appello accorato quello che Antonio Chiantera, presidente della Società italiana di ostetricia e ginecologia, lancia alle giovani donne in attesa: “Fatelo per voi e per i figli che aspettate. Ci sono due vite umane che si nutrono e si ossigenano. Se la madre ha problemi respiratori gravi anche l’altra vita ne risentirà. Il Covid è un grosso rischio per la gravidanza. Passato il terzo mese, tutte le donne incinte devono vaccinarsi, anche chi allatta o chi programma una gravidanza. Oggi qualcosa finalmente si muove, stanno partendo le prime campagne ma assistiamo ancora a un grande sbandamento e gli ospedali sono pieni di migliaia di gestanti ricoverate, tantissime intubate e di bambini prematuri di difficile assistenza”

All’ospedale San Marco di Catania sono quattro le donne incinte che lottano per la vita, due sono addirittura in circolazione extracorporea. Angela, 37 anni, alla prima gravidanza, è andata in insufficienza respiratoria e hanno dovuto far nascere la sua bambina alla trentesima settimana. Non era vaccinata, come il marito, e il Covid se l’è preso banalmente andando a cena con una coppia di amici. La piccola per fortuna sta bene ma lei durante il cesareo l’hanno presa per i capelli e adesso è anche lei in circolazione extracorporea. “Chi può parlare spesso si pente: se sapevo di rischiare tanto mi sarei vaccinata, ci dicono. Ma la verità è che manca la consapevolezza – dice Rino Calabrese, responsabile di Anestesia e Rianimazione – e questo porta a sottovalutare il rischio. Qui non facciamo filosofia, purtroppo siamo davanti ai fatti. E i fatti ci dicono che mai come ora abbiamo visto tante donne che rischiano la vita loro e dei loro bambini”.

All’ospedale Cervello di Palermo il primario di Ostetricia e ginecologia Gaspare Cucinella ha ancora negli occhi i volti dei due bambini lasciati in auto nel parcheggio dalla mamma incinta e positiva ricoverata pochi giorni dopo il marito. “Anche i bimbi erano positivi e non poteva lasciarli a nessuno, così prima di ricoverarsi li ha messi in auto chiedendo alla sorella di guardarli. Quando ce l’ha detto, siamo andati a prenderli e li abbiamo portati in una stanza con lei. Ignoranti, impaurite o convinte No Vax, purtroppo sono ancora troppe. E dobbiamo anche ricordare che intasare i reparti Covid priva altre donne di prestazioni sanitarie urgenti che siamo costretti a rimandare”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Fonte: Repubblica

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