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“Hanno vinto, per noi è finita”. Le voci che arrivano dal profondo Afghanistan sono di paura e disfatta. Sono settimane che mi chiamano dall’Helmand chiedendo aiuto. Si sentono in trappola e hanno ragione. Dopo mesi di assedio i talebani hanno sferrato la loro offensiva e adesso occupano il 65 per cento del territorio. Un dato che scatena il panico anche a Kabul considerata finora più sicura, saldamente nelle mani del governo e dell’esercito nazionale.

Non è così. Le autorità si sforzano di contenere una rabbia che sale e si diffonde. Il presidente Ashraf Ghani parla di controffensiva, di resistenza. Ma i bollettini dei comandi militari raccontano una realtà diversa. In tre settimane undici capoluoghi di regione hanno ceduto alla valanga talebana. Cadono Farah, Zaranj, parte di Kandahar e di Laskar Gah nel sudovest; cedono Badakhshan, Baghlan, Shebereghan, Sar-i-Pul, Aybak, Pul-i-Khumri, Kunduz, Taloqan e Faizabad nel nordest. Ed è questa la sorpresa che spaventa.

L’intelligence Usa rivede le previsioni: Kabul potrebbe essere conquistata nel giro di uno-tre mesi, non sei come si pensava a fine maggio. Ma la gente non ha scelta. Fugge in massa dalle regioni conquistate e si riversa nella capitale. Ci sono un milione e mezzo di sfollati. Almeno 30 mila persone sono arrivate nelle ultime ore con camion e auto, carretti e asini. Si portano dietro quello che possono. Sono stravolti, assetati, affamati, pieni di polvere, sporchi e feriti. Si accampano dove possono. All’aperto. Nei giardini e parchi pubblici.

Crollano a terra, dormono, tendono una mano, chiedono cibo e acqua. Non hanno nulla. Neanche la luce. Chi può li aiuta. Una coperta, vestiti, pane e qualche scatoletta. Hanno perso tutto, hanno lasciato case e attività, affetti e ricordi. Non tutti ce la fanno. I vecchi in quello che rimane delle case. Incendiate, bombardate, crivellate di colpi, sventrate dagli obici dei mortai e dalle autobombe.

Provo a chiamare ancora una volta uno dei miei contatti a Lashkar Gah. Risponde con voce cupa, avvilita, rassegnata. Sento le grida di donne e bambini, interrotte dagli spari dei fucili automatici. “Non abbiamo più speranze”, dice. “I talebani hanno conquistato quasi tutta la città. È appena esplosa una moto bomba. Credo sia l’attacco finale”.

Chiamo Kabul. Una delle mie fonti mi risponde. È allegro, come sempre. Ma la voce stavolta è incrinata. Anche lui è un bersaglio dei talebani. Li conosce bene. “Ora – dice – sono peggiorati. Si vogliono vendicare. Entrano nelle case, uccidono gli uomini tra 14 e 40 anni e prendono le donne. Le rapiscono, le fanno schiave. Sono il bottino della jihad”. Kabul, racconta, in due giorni è cambiata radicalmente. “Si respira aria di smobilitazione. Tutti vendono ciò che hanno: case, auto, mobili, terreni, proprietà. Hanno bisogno di soldi, vogliono lasciare il Paese”.

Per la mia fonte c’è un problema in più: è costretto a nascondersi ma anche a lavorare. “Ho dovuto cambiare casa due volte nell’ultimo mese. Sto pensando di spostarmi ancora. Vivo come un fantasma. Ma alla fine le voci girano, si scopre il mio nome, si sa con chi lavoro, che sono tagiko”. Il Nord è crollato in pochi giorni. “È una precisa strategia militare. E anche psicologica”, spiega. Conquistando il Nord “stringono il cerchio su Kabul”.

Il maresciallo Abdul Rashid Dostum è volato nella sua Mazar-i-Sharif mentre il presidente Ghani è nella provincia strategica di Balkh, circondata dai talebani. “E tu credi che faranno qualcosa?”, replica ironico. “La gente non si fida più. I soldati sono pagati 100 dollari al mese. Quando sono pagati. I talebani arrivano, sequestrano armi e blindati e offrono ai soldati il doppio. Duecento dollari e l’onore del martirio. Facile convincerli”.

In tre settimane sono stati cancellati 20 anni di libertà e progresso. “Ci sono cortei tutti giorni sotto la presidenza. La gente chiede di fare qualcosa. Il governo non risponde. Tutti hanno svuotato i conti correnti, non si fidano neanche delle banche. Il ministro delle Finanze è fuggito negli Usa. Ha detto che non torna”. “Adesso tocca agli afgani combattere per l’Afghanistan”, ha detto Biden alla stampa. Kabul piomba di nuovo nel passato. Come un incubo. Si prepara all’assedio e alla resa dei conti.

Fonte: Repubblica

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