Condividi:

Su Instagram l’hashtag #outdoors conta 63 milioni di contenuti postati, così come #outdoorlife che segue a 5,7 milioni. Quello che indica invece foto e video che ci immortalano mentre camminiamo, #walking, si muove sui 23,6 milioni. Ma oltre i post in bacheca è l’esperienza quotidiana, in particolare nelle storie – i contenuti effimeri che scompaiono dopo 24 ore – a dare il polso di una ritrovata socialità camminante.

Mentre su TikTok è tutto un nostalgico recupero di video dedicati al racconto di vecchi viaggi (da replicare appena si potrà), la documentazione puntuale delle nostre giornate tramite le storie sul social controllato da Facebook e usato in Italia da circa 27 milioni di persone testimonia questa nuova formula di frequentazione all’aperto fra caffè e cappuccino da asporto, selfie in mezzo alla strada, appuntamenti al parco (per non parlare di chi l’ha trasformato in aula, palestra o ufficio) e relative geolocalizzazioni.

Il paese a lungo diviso in zone arancioni e rosse, con rare chiazze gialle, chiudeva locali e ristoranti (un tempo protagonisti della piattaforma) e sbatteva tutti en plein air. Così si documenta con stupore un ritorno in città per chi abita nell’hinterland o sui mezzi pubblici dopo mesi di smart working, l’incontro con un amico di nuovo in piazza o scoprendo angoli sconosciuti, la perlustrazione quasi ossessiva di parchi e aree verdi cittadine, divenute in certi periodi unica frontiera d’immaginazione e via di fuga.

Il punto è che i social sono costantemente affamati di contenuti e se una vita “normale” ci consente di produrne incessantemente con i viaggi, gli incontri, gli eventi, i locali aperti, quella ristretta della pandemia ha avuto in questi mesi diverse fasi con cui abbiamo cercato di supplire: prima la cucina, poi il fitness in casa, il riordino e il giardinaggio e ora che certo le restrizioni non sono paragonabili a quelle della primavera 2020, il tentativo di recuperare vicinanza ma esclusivamente all’aperto. D’altronde su Instagram (dati dell’analista Vincenzo Cosenza) si collegano ogni mese 19 milioni di utenti, 11 ogni giorno e quasi il 60% ha fra i 13 e i 35 anni.

«Questo tipo di racconto digitale denota quanto siamo presi dall’abitudine di narrare il nostro quotidiano pensando che in qualche modo sia sempre interessante per gli altri, uno storytelling da cui fatichiamo a liberarci anche quando, a dirla tutta, non facciamo granché – spiega Alberto Rossetti, psicologo e psicoterapeuta a Torino esperto di nuove tecnologie, che sul tema ha scritto tutti a casa-Amici, scuola, famiglia: cosa ci ha insegnato il lockdown (Feltrinelli) – emerge però il forte bisogno di una narrazione positiva in questa fase di confusione, incertezza e polarizzazione. Il fatto di condividere momenti semplici ed elementari all’aperto significa trasmettere l’idea che esistono un modo e un mondo in cui è comunque possibile vivere e socializzare. Un segnale che la vita va avanti, rivolto anche a noi stessi: pubblicare sui social serve a renderlo più potente».

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy